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Burger vegetali: quale scegliere in base al nostro test

Abbiamo analizzato e assaggiato 15 burger vegetali a base di proteine della soia, del pisello e del grano. Il miglior prodotto ha un ottimo apporto proteico e un profilo nutrizionale abbastanza equilibrato. Tuttavia, trattandosi di cibi industriali altamente processati, cioè ricchi di additivi, aromi, grassi e sale è preferibile consumarli solo saltuariamente e non come abitudine, al posto della carne.

11 luglio 2022
burger

Le alternative alla carne “plant based” si stanno facendo largo non solo tra i vegetariani e i vegani, ma anche tra gli onnivori sensibili alla propria salute e a quella dell’ambiente. Ridurre il consumo di carne, infatti, è innegabilmente una scelta vincente su entrambi i fronti, a patto che si faccia molta attenzione a cosa scegliere come alternativa.

Per questo motivo abbiamo messo sotto la lente d’ingrandimento 15 burger vegetariani, di cui abbiamo verificato il profilo nutrizionale e il sapore, grazie a una giuria di consumatori che li ha assaggiati e giudicati per noi.

Nel campione rientrano sia i burger che somigliano a medaglioni di legumi di forma rotonda (Valsoia, Esselunga equilibrio, ViviVerde Coop e altri), sia i burger che imitano la carne, come ad esempio i famosi Beyond meat e Unconventional burger. 

Cosa è emerso

  • Ogni burger ha la propria ricetta e il proprio profilo nutrizionale più o meno equilibrato. 
  • Una cosa accomuna tutti questi prodotti ed è il fatto che non sono alimenti “semplici” bensì cibi altamente trasformati, costituiti da una moltitudine di ingredienti anche non strettamente necessari. Inoltre sono ricchi di sale e in alcuni casi anche di grassi saturi, cosa non proprio in linea con l’immagine salutistica che vogliono trasmettere.
  • Dal punto di vista del gusto e dell’aspetto si distinguono chiaramente i prodotti più nuovi, che imitano la carne, dai più classici medaglioni di legumi. Non sempre, però, la finta carne è stata premiata dalla giuria.

Abbondano ingredienti non strettamente necessari

L’ingrediente principale di queste polpette sono derivati della soia, sostanze che si ricavano dai semi dell’omonima leguminosa e che hanno un elevato contenuto proteico (in etichetta sono indicati come proteine di soia, farine proteiche, isolati proteici, soia ristrutturata, proteine della soia concentrate). In alcuni casi abbiamo trovato come base anche le proteine del grano e del pisello, ingredienti alternativi alla soia con un profilo nutrizionale molto simile. 

Il secondo ingrediente più presente è l’olio: nella maggior parte dei casi si tratta di olio di girasole, ma non è raro trovare anche colza e cocco, che ha un contenuto di grassi saturi maggiore. 

La lista degli ingredienti però prosegue: aromi, amido, fibre vegetali, lievito ed estratti di lievito, additivi (addensanti, emulsionati, stabilizzanti...), estratti vegetali, zucchero e sale vengono impiegati per migliorare l’appetibilità, la consistenza e l’aspetto estetico del prodotto. Il sale, ad esempio, è la nota dolente di diversi burger analizzati, che risultano eccessivamente ricchi di questo ingrediente.

Tutti questi burger sono alimenti “ultra trasformati” dall’industria, cioè cibi che subiscono diversi processi e contengono ingredienti che normalmente non si trovano nelle nostre cucine (emulsionanti, stabilizzanti, grassi idrogenati…). Come avverte l’Organizzazione mondiale della Sanità, questi prodotti non sono il massimo per la nostra salute e andrebbero consumati con moderazione.

Il gusto valutato dalla giuria

I burger si differenziano soprattutto all’assaggio, dove i quattro migliori hanno ricevuto un giudizio buono e quasi tutti gli altri un voto comunque sufficiente. Soltanto un prodotto non ha convinto il palato dei nostri degustatori, ricevendo una valutazione insufficiente.

Troppi imballaggi inutili

Infine, abbiamo valutato l’impatto ambientale dell’imballaggio di questi prodotti, uno degli aspetti più concreti e direttamente verificabili dai consumatori della loro impronta ecologica. Anche qui i giudizi spaziano da ottimi – produttori che si sforzano di ridurre il peso dei materiali, usano materiali riciclati o facilmente differenziabili, indicano chiaramente in etichetta come smaltirli – a insufficienti, in tutti quei casi in cui si evince la noncuranza per la riduzione e l’ottimizzazione del packaging superfluo e per la mancanza di informazioni sullo smaltimento ai consumatori.