Consigli

Alimentazione sostenibile: 5 consigli

Siamo sempre più attenti alla salute del pianeta e compiamo ogni giorno scelte che lo salvaguardino, muovendoci a piedi o in bici e riducendo i consumi energetici. Ma a tavola? Mangiare sostenibile è possibile, riducendo il consumo di carne bovina e limitando gli sprechi.

24 agosto 2020
inchiesta propositi di sostenibilità

Un quarto delle emissioni mondiali di gas serra deriva dalla produzione di cibo. Tutto ciò che mettiamo nel nostro piatto ogni giorno ha un effetto concreto sul pianeta: dalla gestione dei terreni alle pratiche agricole, dal trasporto all’imballaggio. Non è solo l’inquinamento, quindi, a fare danni, ma anche le scelte sbagliate a tavola. Come rimediare? Ecco cosa c'è da sapere per adottare un'alimentazione sostenibile.

La sostenibilità a tavola inizia nel carrello della spesa

Decidere di mangiare più sostenibile non significa solo ridurre l’acquisto di prodotti dal packaging ingombrante o comprare esclusivamente cibo prodotto in Italia. Il concetto di sostenibilità è molto più complesso e articolato. Oltre all'aspetto ambientale, c’è anche quello sociale ed economico, che passa dal riconoscimento del lavoro di agricoltori e allevatori, alle politiche di sostegno a livello europeo fino al benessere degli animali. Insomma, fare la spesa può trasformarsi in un momento critico e risultare faticoso. Ma basta ricordarsi di alcuni semplici concetti per assicurarci scelte sostenibili a tavola.

5 consigli per un'alimentazione sostenibile

  1. Riduci il consumo di carne e di prodotti lattiero-caseari. I cibi destinati al consumo casalingo hanno un maggiore “carbon footprint” (impronta di carbonio). Ci sono però enormi differenze nelle emissioni di gas serra prodotte per coltivare un ortaggio o per allevare un animale: la produzione di 1 kg di carne bovina emette 60 chilogrammi di gas serra, mentre per 1 Kg di piselli si emette 1 solo Kg di gas serra.  Questo vuol dire che per impattare meno sull’ambiente non dovremmo mangiare carne, o quanto meno, dovremmo diminuire in modo significativo il consumo di quella bovina. Allo stesso modo, anche i prodotti lattiero-caseari sarebbero da evitare. Secondo alcuni studi scientifici, sull’intera filiera alimentare, se produrre carne prodotta per il consumo domestico produce il 25% del quantitativo di C02, i derivati del latte destinati al consumo casalingo contribuiscono per il 20%. I fattori che influenzano queste enormi emissioni sono diversi, primo su tutti è quello bovino: questo animale non è ambientalmente efficiente come altri, consumando più mangime e acqua di altri per produrre sia latticini che carne. Anche il processo di trasformazione del latte in formaggio è molto impattante.

  2. Fai attenzione ai cibi che arrivano per via aerea. Il trasporto non è la causa principale delle emissioni, con un’eccezione: quello aereo. Per mangiare sostenibile vanno evitati cibi che arrivano nei nostri negozi in volo. In ltalia il trasporto di cibo per via aerea è piuttosto raro (di solito si tratta di frutta esotica). Le etichette inoltre non sempre ci aiutano a identificarlo. Sebbene il paese di origine spesso sia segnalato, non è detto che la modalità di trasporto sia esplicitata - a volte è segnalata come un vanto ma solo per indicarne la freschezza. Quindi se si compra meno carne per essere "green", ma poi si fa incetta di mango arrivato in volo dal Brasile o ananas dal Costa Rica non si sta facendo una spesa sostenibile.

  3. Non trascurare l'impatto delle confezioni. Se frutta e verdura conviene acquistarle al mercato di zona o in un supermercato (controllandone sempre l’origine), dobbiamo stare attenti anche all’imballo che si porta dietro. Le insalate in busta, frutta e verdura preconfezionata in vaschetta e quella di quarta gamma - ovvero già lavata tagliata e pronta all’uso - rappresentano unicamente un vantaggio pratico ma non sono il meglio per l'ambiente. Evitando di acquistare frutta e verdura in vaschetta si risparmiano circa 8 Kg di plastica all’anno, senza contare poi anche che la maggior parte delle verdure già imbustate durano meno di quelle fresche e non sono più sicure. Preferisci quindi frutta e verdura sfusa al posto di quella confezionata. Inoltre è importante scegliere prodotti alimentari senza il doppio imballaggio (o packaging secondario). Ad esempio, nel caso del riso o dei cereali per la colazione, se si acquisteranno prodotti con solo la confezione a contatto con l’alimento e senza il cartone si contribuirà indirettamente a dimezzare le emissioni.

  4. Ricorda che anche l'acqua ha il suo peso. Sapevi che dietro a ogni cibo esiste un consumo di acqua indispensabile per produrlo o coltivarlo? Questo consumo ha un impatto ambientale notevole, pur non essendo visibile agli occhi dei consumatori. Per mangiare sostenibile, dunque, è essenziale tenere conto anche di questo fattore. In generale ai prodotti animali serve molta più acqua che a quelli vegetali, ma non tutta la carne è uguale: dal punto di vista del consumo di acqua, la carne di pollo è da preferire a quella rossa (suini e bovini). Da cosa dipendono queste differenze? A incidere è l’acqua impiegata per la produzione del mangime. Basti pensare che un terzo dell’impronta idrica globale della produzione animale è legato proprio ai bovini, sia da carne sia da latte. Ancora una volta, dunque, se si sceglie di mettere a tavola meno carne di questo tipo, non si sbaglia. Al contrario frutta e verdura hanno bisogno di poca acqua (solo quella a guscio fa eccezione), mentre i prodotti trasformati hanno un “water print” più alto rispetto alla materia prima: il formaggio, per esempio, è meno "green" rispetto al latte

  5. Controlla la presenza dei marchi di sostenibilità ambientale. La confezione costituisce parte del prodotto finale e, in molti casi, ha una funzione attiva sulle caratteristiche finali dell’alimento al consumo. Tutti i materiali e imballaggi che possono venire a contatto con gli alimenti sono dotati del simbolo forchetta e coltello, mentre per quelli che contengono o sono già a contatto con l’alimento non hanno bisogno di essere dotati di questo simbolo. Sono diversi, invece, i marchi legati alla sostenibilità ambientale. Il simbolo costituito dalle tre frecce (ciclo di Mobius) attesta la riciclabilità dell’imballaggio o la presenza, indicata nella percentuale dentro al marchio, di materiali riciclati tra i suoi componenti. Il simbolo dell’uomo stilizzato che butta un foglio nel cestino ci indica di non disperdere l’imballaggio nell’ambiente, e ci invita a osservare le condizioni di smaltimento per garantirne il riciclo. C'è poi il simbolo circolare con doppia freccia (the green dot), che testimonia l’adesione del produttore ai sistemi ufficiali di raccolta e avvio al riciclo dell’imballaggio. Per evidenziare l’adesione alla raccolta differenziata possiamo trovare i loghi dei principali consorzi dei materiali: conai, comieco, CiAl (per gli imballi in alluminio), ma non è un’informazione obbligatoria. Per garantire la compostabilità del materiale troviamo loghi come Compostabile (CIC) compostable e ok compost. Per il legno e derivati il logo FSC e PEFC garantiscono che i materiali citati provengano da foreste gestite secondo standard ambientali, sociali ed economici.

Una spesa per il pianeta

Contenuto realizzato nell’ambito del progetto La Spesa Che Sfida finanziato dal Ministero dello sviluppo economico (DM 7 febbraio 2018)