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Isolamento e quarantena, quanto devono durare? Facciamo chiarezza

Che differenza c'è tra isolamento e quarantena? Se mio figlio ha in classe un caso di Covid devo stare in quarantena anch'io? Nonostante sia passato più di un anno e mezzo dallo scoppio della pandemia, la confusione sulle tempistiche e sulle procedure da seguire in caso di infezione o di contatto con un contagiato è ancora tanta. L'ultima circolare ministeriale, che rivede le tempistiche per chi ha completato la vaccinazione, cerca di fare chiarezza.

  • di
  • Luca Cartapatti
17 settembre 2021
  • di
  • Luca Cartapatti
Quarantena

Con la ripartenza dell'anno scolastico si torna a parlare anche di quarantena e isolamento. Le due misure con cui abbiamo imparato a convivere ormai da oltre un anno e mezzo, hanno col tempo subito alcune modifiche, soprattutto in caso di soggetti che hanno completato il ciclo di vaccinazione. L'ultima circolare del ministero della Salute ha aggiornato le linee guida da seguire per chi entra a contatto con una persona positiva: vediamo cosa cambia.

Quando e a chi spetta la quarantena

La quarantena è la misura che impone ai contatti ad alto rischio di casi accertati (parliamo quindi di soggetti risultati positivi al tampone) di rimanere al proprio domicilio per un certo periodo di tempo. Riguarda quindi soggetti asintomatici e che potrebbero ammalarsi in virtù di un contatto ritenuto ad alto rischio di contagio.

Quali sono i contatti a rischio

Si considera a rischio ogni contatto stretto avvenuto con un caso acclarato dalle 48 ore prima dell’esordio dei sintomi (o dalla raccolta del tampone per gli asintomatici) e fino a 14 giorni dopo. Viene stabilito dalle autorità sanitarie sulla base della presenza o meno di una o più di queste caratteristiche:

  • un contatto fisico diretto con un caso di Covid (per esempio, una stretta di mano) o un contatto diretto non protetto con le sue secrezioni (per esempio, toccare dei fazzoletti usati);
  • un contatto faccia a faccia, a meno di due metri e per più di 15 minuti;
  • la compresenza in ambiente chiuso (ad esempio, un’aula, una sala riunioni, una sala d’attesa d’ospedale) per più di 15 minuti in assenza di dispositivi di protezione individuali (DPI) idonei;
  • una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso Covid-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto;
  • l’assistenza sanitaria diretta ad un caso accertato o la convivenza con un caso accertato

È quindi considerato un contatto a basso rischio un contatto che non abbia queste caratteristiche. Sono però le autorità sanitarie a stabilire se una persona sia un contatto a basso o alto rischio, sulla base di valutazioni specifiche del caso, che possono prescindere dalla durata e dal contesto in cui è avvenuto il contatto.

La quarantena spetta quindi sempre e comunque a tutti i contatti stretti di casi confermati, anche se vaccinati. E con vaccinati si intende persone che abbiano completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni. Questo vuol dire che se la vaccinazione prevede due dosi, il contatto stretto verrà considerato come un non-vaccinato qualora non abbia ancora ricevuto la seconda dose o l'abbia ricevuta da meno di 14 giorni.

Quanto deve durare la quarantena

La durata della quarantena varia a seconda di soggetti vaccinati o non vaccinati:

  • Se il contatto stretto è vaccinato
    la quarantena può durare solo 7 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo, al termine dei quali è necessario confermare il proprio stato con un tampone (molecolare o antigenico) negativo. Altrimenti, dopo 14 giorni si è liberi di uscire dal domicilio anche senza aver eseguito un tampone.
  • Se il contatto stretto non è vaccinato
    in questo caso la durata dell’isolamento è di 10 giorni dall’ultima esposizione al caso, più conferma con un tampone (molecolare o antigenico) negativo, oppure 14 giorni senza tampone. La clausola dei 14 giorni senza test non è invece valida se il caso confermato è da variante beta (ex-sudafricana). In questo caso è obbligatorio un test al termine dei 10 giorni.

La quarantena invece non spetta in caso di contatto non stretto, cioè sia considerato a basso rischio, ma non in tutti i casi. Se infatti il contatto a basso rischio è avvenuto con una persona che è risultata positiva alla variante beta, o si sospetti sia affetta da variante beta, per i non vaccinati è prevista comunque una quarantena di 10 giorni al termine della quale è prevista, senza deroghe, l’esecuzione di un tampone. I vaccinati invece non sono tenuti a questa misura in caso di contatto a basso rischio.

Se invece il caso confermato non è da variante beta, vaccinati e non vaccinati considerati contatti a basso rischio non sono tenuti alla quarantena. Sono però come tutti tenuti a osservare le misure e igienico-sanitarie previste per contenere la diffusione del virus: indossare la mascherina, mantenere il distanziamento fisico, igienizzare frequentemente le mani, seguire buone pratiche di igiene respiratoria.

Infine, il Ministero raccomanda di prevedere l’esecuzione di un test diagnostico a fine quarantena per tutte le persone che entrano in contatto regolarmente con soggetti fragili e/o a rischio di complicanze.

In quali casi e per chi è previsto l'isolamento

L’isolamento è la misura prevista perchi è positivo comprovato da tampone e consiste nell'allontanare quanto più possibile le persone affette da Covid-19 da quelle sane durante il periodo di trasmissibilità (o contagiosità), al fine di prevenire la diffusione dell’infezione. Riguarda quindi sia i sintomatici che gli asintomatici risultati positivi ad un tampone (molecolare o antigenico) di controllo.

Quanto deve durare l'isolamento

Secondo l'ultima nuova circolare ministeriale l'isolamento varia a seconda dei casi:

  • gli asintomatici risultati positivi ad un test sono tenuti ad un isolamento di 10 giorni (che partono dalla data del prelievo del tampone) seguito dall’esecuzione di un tampone molecolare o antigenico, che deve risultare negativo per permettere il rientro in comunità;
  • casi sintomatici positivi ad una variante diversa dalla beta (evento molto frequente, visto che è dominante la variante delta) sono tenuti a un isolamento di 10 giorni a partire dalla data di comparsa dei sintomi. L’isolamento può concludersi se il tampone  -antigenico o molecolare - dà esito negativo. Il tampone può essere eseguito al termine di questi 10 giorni solo se il caso è asintomatico da almeno tre giorni;
  • se il caso sintomatico o l’asintomatico sono positivi acclarati o sospetti alla variante beta, allora l’interruzione dell’isolamento al decimo giorno è possibile solo se attestata dalla negatività di un tampone molecolare. La circolare infatti non prevede l’esecuzione di un tampone antigenico, per questo caso.

In entrambi i casi, se il tampone del 10° giorno è risultato ancora positivo, il consiglio del Ministero è di eseguire un nuovo test al 17° giorno dall’esordio dei sintomi o dal prelievo del tampone nel caso degli asintomatici. Se il caso continua a risultare positivo, l’isolamento può essere interrotto al 21° giorno sempre risulti asintomatico da almeno 7 giorni. Non vanno però considerate le alterazioni di gusto e olfatto, in quanto possono avere una persistenza prolungata nel tempo. Invece, nel caso di asintomatici o sintomatici che risultino positivi a lungo termine alla variante beta, l’isolamento termina solo di fronte un tampone molecolare negativo.

In alcuni casi, il Ministero raccomanda particolare cautela nell’applicazione di tale criterio:

  • nei soggetti immunodepressi, in cui il periodo di contagiosità può risultare prolungato;
  • nel caso di persone che vivono o entrano in contatto regolarmente con soggetti fragili e/o a rischio di complicanze. A questi ultimi si raccomanda in ogni caso di prevedere l’esecuzione di un test diagnostico molecolare o antigenico per stabilire la fine dell’isolamento.

 

Alcune risposte ai dubbi più frequenti

Nonostante una certa familiarità con le misure di contenimento dei contagi, i dubbi su quarantena e isolamento sono ancora tanti. Abbiamo cercato di rispondere ai casi più comuni.

Se si convive e ci ammala a turno, quanto dura la permanenza in casa?

La durata del confinamento al domicilio può allungarsi, e anche di molto, quando si convive in una casa troppo piccola per consentire l’isolamento dei malati. Per chi convive in spazi molto raccolti, infatti, l’ultima esposizione che un “convivente-contatto stretto” ha con il “convivente-caso” è il momento in cui il convivente malato effettua un tampone che risulta poi negativo. E allora il tempo al domicilio si allunga, specie se già si è passato un periodo in isolamento perché si è stati i primi ad ammalarsi in casa.

La circolare Ministeriale infatti ribadisce che:

“le persone risultate positive che abbiano terminato il proprio isolamento come da indicazioni fornite in precedenza e che presentino allo stesso tempo nel proprio nucleo abitativo uno o più persone positive ancora in isolamento (ovvero casi COVID-19 riconducibili allo stesso cluster familiare), possono essere riammessi in comunità senza necessità di sottoporsi ad un ulteriore periodo di quarantena, a condizione che sia possibile assicurare un adeguato e costante isolamento dei conviventi positivi (come da indicazioni fornite nel Rapporto ISS COVID-19 n. 1/2020). In caso contrario, qualora non fosse possibile assicurare un’adeguata e costante separazione dai conviventi ancora positivi, le persone che abbiano già terminato il proprio isolamento, dovranno essere sottoposte a quarantena fino al termine dell’isolamento di tutti i conviventi”.

Va da sé che chi ha la possibilità di allontanarsi dalla casa in cui vive la persona infetta da subito oppure riesce a isolare il malato in un'area della casa o in una stanza separata, senza avere ulteriori contatti con esso, potrà di fatto stare in quarantena solo il tempo previsto di 14 giorni netti senza tampone (o 7-10 giorni + tampone, a seconda dello stato vaccinale) perché, non avendo più contatti col malato, la sua quarantena è partita dal giorno dopo in cui ha smesso di vedere l'ammalato di Covid.

È il caso questo anche dei ragazzi delle scuole in cui un compagno di classe risulti positivo: la scuola, mettendo in quarantena l'intera classe, di fatto interrompe la frequentazione con il bimbo positivo, permettendo a tutti gli altri di tornare a scuola al più presto dopo 7-10 giorni, a seconda dello stato vaccinale (ovviamente se nel mentre non si sono presentati i sintomi della malattia).

Chi, invece, continua a vivere sotto lo stesso tetto del contagiato senza poter isolare il malato in una stanza dedicata, interrompendo così i contatti a rischio, dovrà aspettare che l'isolamento di questi finisca (comprovato da un tampone negativo) per poi iniziare a contare i suoi 14 giorni di quarantena (oppure 7-10 giorni seguiti da un tampone negativo, a seconda dello stato vaccinale).

Mio marito ha fatto il tampone e risulta positivo. Io sto bene (non ho sintomi) ma viviamo insieme in una casa piccola e non riesco a isolarlo. Che cosa devo fare?

Purtroppo devi aspettare in quarantena che lui finisca il suo isolamento (alle condizioni prima illustrate) e solo da quel momento puoi iniziare a far partire la tua quarantena (alle condizioni sopra illustrate). Risultato: nella peggiore delle ipotesi dovrai stare in quarantena 35 giorni (21 del suo isolamento + 14 della tua quarantena), nella migliore 17 giorni (10 del suo isolamento + 7 della tua quarantena se sei vaccinato/a) se decidi di fare il tampone finale (negativo) e soprattutto non ti vengono nel mentre i sintomi del Covid.  Se invece ti vengono dei sintomi, dovrai ripartire con il calcolo. Ed è possibile che tu debba stare a casa per un massimo di altri 21 giorni.

In classe di mio figlio si è verificato un caso accertato di Covid, che fare?

Tutto dipende dal fatto che tuo figlio si ammali a sua volta o no.

  • Se il bambino non presenta sintomi e non si risulta positivo al tampone, va messo in quarantena per 14 giorni oppure per 10 giorni e poi sottoposto a tampone, sette se è vaccinato. Il bimbo, infatti, in questo caso è solo un contatto stretto di un caso acclarato e quindi scatta la quarantena nei termini che abbiamo descritto. I genitori invece sono considerabili contatti stretti di un contatto stretto, ma non è prevista alcuna misura particolare, né accertamenti né quarantena.
  • Se il bambino presenta sintomi va eseguito il tampone. Se il tampone è positivo il bambino deve rispettare il periodo di isolamento (vedi sopra) e ripetere poi il tampone. I genitori anche se non si sottopongono a tampone, avendo in casa un sintomatico in attesa di responso, devono mettersi in quarantena (come previsto per i contatti stretti).