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Vaccini Covid: cosa c’è da sapere

Il 27 dicembre 2020 è partita ufficialmente la campagna vaccinale contro il Covid 19. I vaccini attualmente approvati sono quattro: Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson. Chiariamo tutti i dubbi.

30 luglio 2021
fiala con vaccino

Il 27 dicembre, si è aperta ufficialmente la campagna vaccinale in Europa per uscire dalla pandemia di Covid-19. Il ministero della Salute ha messo a punto un piano vaccinale  che fornisce le indicazioni sui tempi e i modi con cui vaccinare gli italiani. I vaccini sono erogati su base volontaria e offerti gratuitamente a tutta la popolazione, secondo un ordine di priorità, che tiene conto di diversi aspetti come l'età e la fragilità, ma anche dei tipi di vaccino e della loro disponibilità. Gli operatori sanitari (medici, infermieri, farmacisti...) sono invece obbligati a  sottoporsi alla  vaccinazione: un recente decreto legge (44/2021) ha stabilito, infatti, che la vaccinazione  costituisce  requisito  essenziale  per l'esercizio della professione e per lo svolgimento di queste attività lavorative.  L'ultimo piano messo a punto dal governo, punta a immunizzare l'80% degli italiani entro settembre 2021.

I vaccini in sintesi
PFIZER-BIONTECH MODERNA  ASTRAZENECA JANSSEN (J&J)
Caratteristiche
Tipo di vaccino Vaccino a RNA messaggero Vaccino a RNA messaggero Vaccino a vettore virale Vaccino a vettore virale
Dosi necessarie 2 dosi a distanza di almeno 21 giorni (massimo 42) 2 dosi a distanza di 28 giorni (massimo 42) 2 dosi a distanza di almeno 10 settimane. Il richiamo va fatto preferibilmente nella 12esima settimana 1 dose
Sede dell'iniezione Muscolo deltoide (braccio) Muscolo deltoide (braccio) Muscolo deltoide (braccio) Muscolo deltoide (braccio)
Per quali età è indicato Dai 12 anni in su Dai 12 anni in su Dai 18 anni (ora riservato dai 60 anni in su) Dai 18 anni (preferibilmente dai 60 anni in su)
Ci sono controindicazioni per le donne in gravidanza o allattamento? Il vaccino non è controindicato. Bisogna valutare con i sanitari caso per caso potenziali rischi e benefici Il vaccino non è controindicato. Bisogna valutare con i sanitari caso per caso potenziali rischi e benefici Il vaccino non è controindicato. Bisogna valutare con i sanitari caso per caso potenziali rischi e benefici.  Il vaccino non è controindicato. Bisogna valutare con i sanitari caso per caso potenziali rischi e benefici.
contrindicazioni per le persone con un sistema immunitario compromesso o indebolito da terapie o malattie? Il vaccino non è controindicato. È consigliato consultarsi con il medico prima della somministrazione Il vaccino non è controindicato. È consigliato consultarsi con il medico prima della somministrazione Il vaccino non è controindicato. È consigliato consultarsi con il medico prima della somministrazione Il vaccino non è controindicato. È consigliato consultarsi con il medico prima della somministrazione
Ci sono contrindicazioni per persone con gravi allergie a pollini, alimenti o altro? Il vaccino è controindicato solo a chi è allergico a un componente del vaccino, non a chi soffre di altre allergie. In caso di passate reazioni allergiche a vaccini, avvisare il medico Il vaccino è controindicato solo a chi è allergico a un componente del vaccino, non a chi soffre di altre allergie. In caso di passate reazioni allergiche a vaccini, avvisare il medico Il vaccino è controindicato solo a chi è allergico a un componente del vaccino, non a chi soffre di altre allergie. In caso di passate reazioni allergiche a vaccini, avvisare il medico Il vaccino è controindicato solo a chi è allergico a un componente del vaccino, non a chi soffre di altre allergie. In caso di passate reazioni allergiche a vaccini, avvisare il medico
EFFICACIA
Quante persone sono state coinvolte nella sperimentazione sull'uomo? 37.000 persone, osservate per 2 mesi 28.000 persone, osservate per 2 mesi 12.000 persone, osservate per 2 mesi 39.000 persone, osservate per 2 mesi
Qual è l'efficaca del vaccino (di quanto riduce i casi sintomatici di covid)? 95%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 90% e 97,9%
94,1%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 89,3% e 96,8%
59,5%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 45,8% e 69,7%.
L'efficacia sembra dipendere dalla distanza tra le due dosi: se è di almeno 12 settimane, l'efficacia è stimata tra 60% e 90%

66,9%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 59,0% e 73,4%.

Nei giovani e negli adulti (under 55 o under 65)? 95,6%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 89,4% e 98,6%
95,6%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 90,6% e 97,9%
Vedi il dato di efficacia generale riportato qui sopra, riferibile a persone di 18-55 anni di età 64,2%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 55,3% e 71,6%. Attenzione: nello studio non hanno contato i casi molto lievi
Qual è l'efficacia negli over 55? 93,7%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 80,6% e 98,8%
Dato puntuale non disponibile. I 55-64 anni sono inseriti tra gli adulti Dato inizialmente non disponibile. Dati sul campo ora indicano un’efficacia paragonabile a quella di giovani e adulti Dato puntuale non disponibile. I 55-64 enni sono inseriti tra gli adulti
Qual è l'efficacia negli over 65? 92,9%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 53,2% al 99,8%
82,4%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 48,9% al 93,9%
Dato inizialmente non disponibile. Dati sul campo ora indicano un’efficacia paragonabile a quella di giovani e adulti 82,4%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 63,9% e 92,4%. Attenzione: nello studio i casi molto lievi non vengono conteggiati
Qual è l'efficacia negli over 75? I dati  sperimentali non erano sufficienti a stimare l'efficacia in questo gruppo, ma grazie all'esperienza del Regno Unito, sappiamo che il ciclo completo conferisce una protezione molto elevata I dati  sperimentali non erano sufficienti a stimare l'efficacia in questo gruppo, ma grazie all'esperienza degli Stati Uniti, sappiamo che il ciclo completo conferisce una protezione molto elevata Dato inizialmente non disponibile. Dati sul campo indicano un’efficacia paragonabile a quella degli adulti 100%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 45,9% e 100%. Attenzione: nello studio i casi molto lievi non vengono conteggiati
Qual è l'efficacia per le persone a rischio di covid grave (con malattie croniche, ma stabili e non severe)? L'efficacia è elevata, comparabile a quella delle persone non a rischio di covid grave L'efficacia è elevata, comparabile a quella delle persone non a rischio di covid grave L'efficacia è comparabile a quella delle persone non a rischio di covid grave, anche se la stima è più incerta, oscillando tra 33,6% e 73,9% 64,2%
Si tratta di una stima: il valore reale è tra 52,7% e 73,1%. Attenzione: nello studio i casi molto lievi non vengono conteggiati
Quanto ha ridotto casi gravi di covid tra i vaccinati? I casi gravi osservati in sperimentazione sono stati troppo pochi per dare una risposta. In Israele, UK e Canada questo vaccino ha ridotto le ospedalizzazioni per più del 90% I casi gravi osservati sono stati molto pochi e tutti nel gruppo che aveva assunto il placebo. L'efficacia stimata è del 100%. Dati sul campo dagli USA confermano un’efficacia molto elevata I casi gravi osservati in sperimentazione sono stati troppo pochi per dare una risposta. In Regno Unito e Canada il vaccino ha ridotto ospedalizzazioni e morti del 90% circa

76,7%
Nello specifico: li ha ridotti dell'80,5% tra i 18-59 enni e del 68,5% dai 60 anni d'età in poi. Si tratta sempre di stime del dato reale, che nelle due fasce d'età è rispettivamente 58% e 92%; 18% e 90%. Il vaccino sembra ridurre i ricoveri del 75-85%

Quanto riduce la trasmissione dell’infezione? Dati dal Regno Unito indicano che questo vaccino riduce la trasmissione dell’infezione del 70-90% Dati dagli USA indicano che il vaccino riduce fortemente anche le infezioni asintomatiche e che ostacoli la trasmissione dell’infezione Dati dal Regno Unito indicano che questo vaccino riduca la trasmissione del 65-90% I dati forniti dagli studi non sono ancora sufficienti per dare una risposta
Quanto dura la protezione? La protezione a lungo termine non è nota. Secondo dati recenti  l’efficacia rimane molto elevata per almeno 6 mesi. Si osserva una riduzione lieve ma graduale nel tempo della protezione dalla malattia lieve o moderata, ma  rimane elevatissima quella per malattia grave La protezione a lungo termine non è nota.  Dati annunciati ma non ancora pubblicati confermerebbero un’efficacia elevata a sei mesi di distanza La protezione a lungo termine non è nota.  dati di efficacia a sei mesi di distanza dal completamento del ciclo non sono ancora disponibili La protezione a lungo termine non è nota. I dati di efficacia a sei mesi di distanza non sono ancora disponibili
Il vaccino è efficace contro le varianti? Il vaccino è risultato molto efficace contro la variante inglese, un po’ meno contro quella sudafricana, brasiliana. Seppur lievemente ridotta, è alta la protezione verso la variante indiana. Rimane però molto elevata la capacità di ridurre ricoveri e morti legati a varianti Il vaccino è risultato molto efficace contro la variante inglese. Dati di laboratorio mostrano come le difese suscitate dal vaccino rimangano efficaci contro le varianti sudafricana, brasiliana e indiana Il vaccino si è dimostrato molto efficace contro la variante inglese, molto meno verso la variante sudafricana. L’efficacia, seppur inferiore a quella dimostrata verso la variante inglese, rimane molto buona verso quella indiana Una minor efficacia verso la variante sudafricana era stata già riscontrata durante le sperimentazioni. Dati di laboratorio mostrano come le difese suscitate dal vaccino rimangano efficaci  verso la variante inglese e indiana
 
Quante persone sono state coinvolte nella valutazione della sicurezza? 38.000 persone, osservate per 2 mesi 30.000 persone, osservate per 2 mesi 24.000 persone, osservate per 2 mesi 44.000 persone, osservate per 2 mesi
EFFETTI INDESIDERATI COMUNI
Effetti di tipo locale Osservati effetti per lo più di entità lieve o moderata, più frequenti tra i giovani e adulti rispetto ai vaccinati più anziani e più frequenti alla seconda dose Osservati effetti per lo più di entità lieve o moderata, più frequenti tra i giovani e adulti rispetto ai vaccinati più anziani e più frequenti alla seconda dose Osservati effetti per lo più di entità lieve o moderata, più frequenti tra i giovani e adulti rispetto ai vaccinati più anziani e più frequenti alla prima dose (quindi più lievi e meno frequenti alla seconda) Osservati effetti per lo più di entità lieve o moderata, più frequenti tra i giovani ed adulti rispetto ai vaccianti più anziani
Dolore Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati)
Gonfiore Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Comune (>1% vaccinati) Comune (>1% vaccinati)
Arrossamento Comune (>1% vaccinati) Comune (>1% vaccinati) Comune (>1% vaccinati) Comune (>1% vaccinati)
Prurito Non comune (>1 su 1000 vaccinati) Non comune (>1 su 1000 vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Dato non disponibile
Effetti più generali Per lo più di entità lieve o moderata Per lo più di entità lieve o moderata Per lo più di entità lieve o moderata Si tratta di effetti per lo più di entità lieve o moderata
Febbre Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Comune (>1% vaccinati) Comune (>1% vaccinati)
Mal di testa Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati)
Stanchezza Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati)
Dolori muscolari Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati)
Dolori articolari Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Comune (>1% vaccinati)
Nausea/vomito Comune (>1% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati)
Senso di malessere comune (>1% vaccinati) Dato non disponibile Molto comune (>10% vaccinati) Non comune (>1 su 1000 vaccinati)
Rigonfiamento dei linfonodi Non comune (>1 su 1000 vaccinati) Molto comune (>10% vaccinati) Non comune (>1 su 1000 vaccinati) Dato non disponibile
Effetti indesiderati rari
Paralisi temporanea di un lato del viso Effetto molto raro Effetto molto raro Dato non disponibile Dato non disponibile
Gonfiore del viso Dato non disponibile In persone sottoposte a precedenti iniezioni di filler cosmetici (frequenza non nota) Dato non disponibile Dato non disponibile
Trombosi associata a trombocitopenia Dato non disponibile Dato non disponibile 1 caso su 100 mila somministrazioni, principalmente in donne con meno di 60 anni Meno di 1 caso su 100.000 somministrazioni,  principalmente in donne con meno di 60 anni
Miocardite e pericardite Effetto molto raro, osservato principalmente in giovani maschi. Frequenza da stabilire Effetto molto raro, osservato principalmente in giovani maschi. Frequenza da stabilire Dato non disponibile Dato non disponibile
Sindrome da perdita capillare
Dato non disponibile
Dato non disponibile
Effetto molto raro, frequenza da stabilire
Effetto molto raro, frequenza da stabilire
Sindrome di Guillain-Barré
Dato non disponibile
Dato non disponibile
Dato non disponibile
Effetto molto raro, frequenza da stabilire
REAZIONI ALLERGICHE GRAVI
  4 casi ogni 1.000.000 somministrazioni 2,5 casi ogni 1.000.000 somministrazioni 2,8 casi ogni 1.000.000 somministrazioni 3 casi ogni 1.000.000 somministrazioni

Fonti: studi clinici dei vaccini pubblicati su riviste scientifiche, schede tecniche dei vaccini, documentazione disponibile presso EMA e FDA, studi osservazionali, report di farmacovigilanza.

Vaccini: tutto quello che devi sapere

Rispondiamo ai dubbi più diffusi su questo tema basandoci sulle informazioni scientifiche che man mano vengono rese disponibili.

Bambini e ragazzi possono essere vaccinati?

Sì. Pfizer e Moderna sono autorizzati dai 12 anni in su. Gli studi disponibili mostrano che i ragazzi di 12-17 anni vaccinati con due dosi hanno una risposta anticorpale sovrapponibile, se non migliore di quella di ragazzi di 18-25 anni, per i quali i due vaccini a mRNA erano già autorizzati. Anche gli effetti indesiderati di breve periodo osservati durante la sperimentazione sono del tutto simili a quelli osservati nei ragazzi più grandi. In questa fascia di età non sono emersi effetti indesiderati  rari o di lungo periodo. Su eventuali reazioni rare o insorgenti in un periodo di tempo più ampio sta vigilando il sistema di farmacovigilanza.

AstraZeneca e Johnson & Johnson, invece, dopo diversi cambiamenti di rotta, sono ora preferibilmente riservati a chi ha più di 60 anni di età. Ai giovani che hanno ricevuto una prima dose con AstraZeneca, viene offerta una dose di vaccino a mRNA (Pfizer o Moderna) al richiamo. Può però anche essere richiesto di ottenere una seconda dose di AstraZeneca dando il proprio consenso informato.

Le donne in gravidanza e allattamento possono vaccinarsi?

Sì. La vaccinazione non è controindicata né alle donne incinte, né alle donne che allattano.

Nonostante ci siano pochi dati che prendono in considerazione in maniera specifica le donne in gravidanza, i dati sperimentali sugli animali e una maggior conoscenza del funzionamento dei vaccini a mRNA ci permettono di considerare la vaccinazione sicura per lo sviluppo del feto. Per quanto riguarda le donne incinte vaccinate nel corso di questi mesi, la farmacovigilanza non ha riscontrato particolari problemi né per la donna, né per i bambini. Si pensa inoltre che gli anticorpi sviluppati dalla mamma, passata la barriera della placenta, possano proteggere il feto.

Anche per le donne in allattamento la vaccinazione è considerata sicura. Allattare un bambino dopo essersi vaccinati con un vaccino a mRNA non comporta rischi. Il latte materno non può veicolare nulla di pericoloso al lattante. L’mRNA contenuto nel vaccino, infatti, una volta inoculato nel braccio, rimane per lo più in sede locale, dove è stato iniettato, per poi degradarsi dopo qualche giorno. Lo stesso vale per la proteina spike prodotta grazie al vaccino. Né l’RNA né la proteina spike possono passare nel latte materno e qualora passassero in piccole quantità, questi sarebbero immediatamente distrutti nello stomaco del piccolo. Al contrario, il latte materno può dare al lattante gli anticorpi sviluppati dalla mamma.

Posso vaccinarmi anche se ho avuto il Covid?

Sì. Non solo ci si può vaccinare anche se si ha avuto il Covid, ma è molto conveniente. La vaccinazione rafforza l’immunità che si è innescata naturalmente e la prolunga nel tempo.

Ad oggi non sappiamo quanto duri la protezione del sistema immunitario dopo l’infezione ed è probabile che non ci sia una risposta univoca, ma che ci sia un’ampia variabilità da persona a persona. Ad esempio, sappiamo che è improbabile riprendere il covid nei 5-7 mesi seguenti la malattia e che, se capita, è probabile farlo in forma blanda o asintomatica. Sappiamo anche che gli anticorpi sono rintracciabili nei guariti fino a 12 mesi dopo la malattia e che forse una protezione possa rimanere anche per un periodo più lungo. Studi recenti però ci dicono che l’immunità sviluppata dopo infezione naturale è meno efficace di quella sviluppata con due dosi di vaccino e che sia molto meno efficace contro la variante indiana, ormai diventata dominante in molte parti del mondo. Al contrario, una sola dose di vaccino dopo la malattia sembra regalare un’immunità più forte e più efficace contro le varianti.

Il Ministero della salute, in una recente circolare, indica di somministrare una sola dose di vaccino alle persone che hanno già avuto l'infezione, sia sintomatica, sia asintomatica, purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno tre mesi di distanza dall'infezione e preferibilmente entro i sei mesi dalla stessa, ma non oltre un anno di distanza. A patto che si tratti di persone non immunodepresse per malattia o per i farmaci. A queste ultime bisognerà comunque fare la doppia dose, se prevista dalla schedula vaccinale. Inutile invece l'esecuzione di test sierologici per valutare l’immunità pregressa, risultato che non cambierebbe la raccomandazione.

Chi ha già avuto il Covid dovrà comunicarlo al medico vaccinatore. 

Sono già protetto dopo la prima dose? Serve per forza la seconda?

Si è protetti, ma solo in parte. Si tratta di un dato emerso con chiarezza solo di recente, esaminando l’andamento delle infezioni tra i vaccinati nella popolazione.

Il livello e la durata della protezione data da una sola dose di vaccino Pfizer, Moderna o Astrazeneca  non erano stati chiariti al momento della loro autorizzazione.  Negli studi sperimentali, infatti, tutti quelli che erano stati vaccinati con questi vaccini ricevevano sempre due dosi a una certa distanza di tempo l’una dall’altra per raggiungere una risposta immunitaria elevata e soddisfacente. Tuttavia,  proprio durante gli studi autorizzativi, si era notato come dopo qualche giorno dalla somministrazione della prima dose e ben prima della seconda, i casi di Covid tra i vaccinati erano già molti meno di quelli contati tra chi aveva preso un placebo (il cosiddetto braccio di controllo). Valutando quindi ciò che è accaduto in questa stretta finestra temporale, si capì presto che anche una sola dose era in qualche modo protettiva, ma i dati andavano presi con le pinze  per la difficoltà di fare una stima attendibile. Ecco perché, contrariamente a ciò che ha fatto la Gran Bretagna all’inizio della sua campagna vaccinale, l'Italia ha deciso di non allungare i tempi del richiamo per aumentare più velocemente il numero dei vaccinati con una prima dose, ma di rispettare il più possibile i tempi e i dosaggi sperimentati negli studi clinici, gli unici a darci qualche garanzia su efficacia e sicurezza della somministrazione di questi vaccini.

Ora l’efficacia di una sola dose è più chiara.

Dati da Israele, Regno Unito, Canada e Italia confermano infatti che una dose di vaccino (a mRNA o a vettore virale) è già di per sé molto efficace, ma se si vuole la protezione più ampia possibile e soprattutto una maggiore resistenza alle varianti, il ciclo va completato con una seconda dose. Prendiamo ad esempio i dati più recenti del Regno Unito, dove la variante indiana ha scalzato la variante inglese: una sola dose di vaccino (Pfizer o Astrazeneca) ha ridotto del 50% le diagnosi di covid dovute alla variante inglese tra i vaccinati. L’efficacia di una dose si è però dirotta al 30-35% se guardiamo solo ai casi da variante Indiana. Con due dosi, invece, la protezione sale molto: con due dosi di Pfizer, l’efficacia verso la variante inglese è del 94% e dell’88% verso quella indiana. Con due dosi di AstraZeneca i casi di covid da variante inglese si riducono del 75%, mentre quelli da variante indiana si riducono al 67%. Al di là dei numeri puntuali, che servono solo come esempio, i dati che emergono dai vari Paesi vanno nella stessa direzione: due dosi aumentano sensibilmente l’efficacia e ci proteggono meglio dalla variante ormai dominante, l’indiana. Per nostra fortuna, nonostante l’emersione di questa variante molto più contagiosa, la vaccinazione resta efficacissima contro l’ospedalizzazione e la morte da covid: oltre il 90% con entrambe le tipologie di vaccini verso entrambe le variante inglese e indiana.

Ricordiamo, infine, che la protezione fornita da una vaccinazione non è istantanea, ma serve un certo periodo di tempo affinché il sistema immunitario impari la lezione fornita dal vaccino. In genere, si tratta di un periodo di circa due settimane in cui anche chi è vaccinato rimane suscettibile all’infezione.

Ci si può vaccinare con due vaccini diversi?

Sì, ma limitatamente ad una possibilità, quella di fare il richiamo con un vaccino a mRNA (Pfizer o Moderna) dopo aver ricevuto una prima dose di Astrazeneca nelle persone di età inferiore ai 60 anni.

Questa indicazioni è arrivata dopo il riscontro di una grave, seppur rarissima, reazione avversa alla vaccinazione con AstraZeneca (la trombosi cerebrale o addominali associata a carenza di piastrine) osservata soprattutto tra le donne con meno 60 anni. A fronte della preoccupazione per il rifiuto di molte persone della vaccinazione con AstraZeneca e ispirato ad un principio di massima cautela, il Comitato tecnico scientifico ha dato il via libera a questa possibilità.

In questo momento, la vaccinazione cosiddetta eterologa è stata somministrata a molte persone nel mondo e non sono stati evidenziati particolari problemi di sicurezza. Va però detto che la vaccinazione mista può dare più frequentemente reazioni locali e generali di grado lieve o moderato, le stesse che si vedono di norma con i due vaccini. Da un punto di vista immunologico, invece, sembra che non solo la vaccinazione eterologa (prima dose di Astrazeneca e seconda di Pfizer) produca una valida risposta immunitaria, ma sembra che questa sia addirittura superiore a quella suscitata con due dosi dello stesso vaccino.

Chiunque abbia fatto la prima dose di Astrazeneca può comunque rifiutare la vaccinazione eterologa con Pfizer e ricevere una seconda dose di Astrazeneca, come stabilito da una circolare Ministeriale.

Per quanto riguarda altri “incroci” tra altri vaccini non ci sono studi o sufficienti dati.

Quali sono i vaccini arrivati in Italia?

Attualmente l’Ema, l’Autorità europea che vigila sulla sicurezza e sull’efficacia dei medicinali, ha autorizzato quattro vaccini: Comirnaty Pfizer-BioNTech il 21 dicembre 2020; Spikevax Moderna il 6 gennaio 2021; Vaxzevria AstraZeneca il 29 gennaio 2021 e Janssen Johnson & Johnson l'11 marzo 2021 . I quattro vaccini hanno ottenuto una “conditional approval”, cioè un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata. Si tratta di una procedura che consente di autorizzare e rendere disponibili più velocemente farmaci per malattie senza terapie o in situazioni di emergenza. L’approvazione è “condizionata” in quanto avviene su una base di dati non del tutto completa, ma sufficiente a stabilire il profilo di efficacia e sicurezza del medicinale e condizionata – appunto – al proseguimento degli studi necessari. Per il processo di autorizzazione di emergenza sono previsti protocolli e procedure per bilanciare rischi e benefici: se approvare più velocemente un farmaco/vaccino implica l’assunzione di qualche minimo rischio in più, renderlo disponibile il prima possibile può portare benefici a milioni di persone. Di solito, però, più i dati forniti dalle aziende farmaceutiche che richiedono l’approvazione sono informativi, accurati, e coerenti, più è probabile che sia concessa l’autorizzazione di emergenza.Per rendere il processo autorizzativo più rapido, l’agenzia europea ha anche valutato i dati “in continuo”, cioè ha passato in rassegna i risultati delle sperimentazioni mano a mano che arrivavano, senza aspettare, come normalmente accade, la chiusura definitiva del dossier.

I vaccini contro Covid 19 sono tutti uguali?

No, non sono tutti uguali, perché per indurre l’immunità al virus utilizzano metodi diversi.

I primi vaccini approvati, Pfizer- BioNTech e Moderna, sfruttano la tecnica del RNA messaggero (mRNA). Il vaccino non contiene il virus né parti di esso come avviene nei vaccini classici, ma piccoli segmenti di acidi nucleici del coronavirus che, una volta introdotti nel nostro organismo, comandano alle nostre cellule di creare la proteina spike del virus, in grado di stimolare la produzione di anticorpi. In questo modo sono le nostre stesse cellule che producono la proteina virale, innocua, in grado di allenare in nostro sistema immunitario a riconoscere ed eliminare il possibile nemico. Fino a oggi non c’erano vaccini come questo in commercio, ma le tecnologie utilizzate per metterli a punto sono in sperimentazione da tempo. Ad esempio, quando si è trattato di studiare un vaccino anti-ebola.

AstraZeneca/Oxford, Johnson & Johnson, il cinese CanSino e il vaccino russo Sputnik V sono invece vaccini a vettore virale: il vaccino è costituito da un virus vero e proprio, innocuo per l’uomo e non in grado di replicarsi, che è stato ingegnerizzato per veicolare nelle cellule del nostro organismo una sequenza genetica che verrà poi tradotta dalle nostre cellule nella proteina del virus. Il principio sfruttato da questo tipo di vaccino è simile a quello del vaccino mRNA, cioè non introdurre direttamente le proteine virali nell’organismo, ma indurre le nostre cellule a produrle. La differenza è che in questo caso l’informazione che codifica la proteina è veicolata da un virus ingegnerizzato e innocuo e non da segmenti di mRNA.

Ci sono poi vaccini che utilizzano la tecnica del virus inattivato. Sono quelli cinesi Sinovac e Sinopharm e il vaccino indiano Bharat Biotech.Si introduce nell’organismo un virus ucciso con metodi chimici. Questi vaccini sono simili al vaccino contro l’epatite A o a quello contro la poliomielite. Il vaccino inattivato contiene particelle virali, ma non infettive, che il sistema immunitario riconosce come nemiche, producendo anticorpi e globuli bianchi specifici rivolti contro le proteine di superficie del virus.

Infine, ci sono i vaccini che veicolano solo le proteine virali (fanno parte di questa categoria il vaccino Novavax e quello Sanofi/GSK). Con questo vaccino si iniettano solo le proteine del virus. È una versione ancora più semplice del vaccino a virus inattivato, in cui sono presenti solo le proteine virali che stimolano la produzione di anticorpi. Questa diversità di approcci permetterà  di avere un arsenale vaccinale utile alle varie esigenze delle popolazioni.

Sono vaccini sicuri?

Sì. I vaccini contro il Covid sono ritenuti sicuri.
Solo molto raramente si sono osservati effetti indesiderati di tipo grave con alcuni vaccini e in alcune fasce d’età. Questi sono stati rilevati dai sistemi di farmacovigilanza, il cui compito è sorvegliare l’insorgere di reazioni non emerse durante le sperimentazioni per ovvi motivi di tempo e di grandezza degli studi. Solo con più tempo e con numeri molto grandi di persone vaccinate possono emergere con chiarezza reazioni molto poco frequenti, se non rare o estremamente rare, anche se le sperimentazioni hanno cumunque fornito sufficiente sicurezza che la popolazione sarebbe stata esposta a rischi molto inferiori a quelli incorsi per colpa della malattia, cosa che è stata confermata.

Ecco quello che sappiamo dei vaccini autorizzati.

Gli effetti indesiderati riscontrati finora con il vaccino Pfizer-BioNTech sono perlopiù di tipo blando. I vaccinati spesso hanno reazioni locali (come dolore, gonfiore o rossore nella zona dell’iniezione) o effetti più generalizzati, come stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, febbre e brividi per lo più lievi o moderati, soprattutto dopo la seconda dose. Meno di frequente si osserva il rigonfiamento dei linfonodi, che si risolve da solo col tempo. Rispetto ai più giovani, negli anziani le reazioni locali e generali sono meno frequenti e un po’ più lievi. Le reazioni allergiche al vaccino sono state rare: l’indicazione è di non vaccinare chi ha avuto in passato reazioni allergiche gravi a componenti presenti nel vaccino, ma per gli altri allergici non ci sono particolari controindicazioni.

Le razioni osservate con il vaccino Moderna sono comparabili a quelle del vaccino Pfizer.

Entrambi i vaccini a mRNA sono stati più recentemente associati ad un effetto indesiderato molto raro: l’infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite) o della membrana che circonda il cuore (pericardite). Si tratta di fenomeni osservati soprattutto nei 14 giorni dopo la vaccinazione, più spesso dopo la seconda dose, nei maschi giovani (adolescenti e giovani adulti). Non è ancora noto con quale frequenza avvenga. Le agenzie del farmaco suggeriscono di rivolgersi immediatamente al medico qualora dopo la vaccinazione si manifestino sintomi indicativi di miocardite o pericardite, come dolore toracico, respiro affannoso o palpitazioni.

Per quanto riguarda il vaccino AstraZeneca gli effetti indesiderati più comuni sono di lieve o moderata entità e di rapida risoluzione:  dolore e gonfiore il sede di iniezione, mal di testa, stanchezza, dolore muscolare, sensazione generale di malessere, brividi, febbre, dolori articolari e nausea... Più recentemente si è scoperto che la vaccinazione con questo vaccino aumenta il rischio di una rarissima forma di trombosi. Questa associazione è emersa solo durante la vaccinazione di milioni di persone, proprio per la sua rarità. I casi registrati, poche centinaia in tutta Europa a fronte di decine di milioni di vaccinazioni, hanno coinvolto per lo più donne sotto i 60 anni di età. Stando alle valutazioni delle agenzie regolatorie, il rischio è di una trombosi ogni 100.000 vaccinazioni e interesserebbe maggiormente le donne giovani tra i 20 e i 50 anni di età. Per questo motivo, in via del tutto precauzionale, le indicazioni delle autorità sono di preferire la somministrazione di questo vaccino a persone con più di 60 anni di età, il cui rischio è inferiore e molto basso se paragonato a quanto frequentemente siano gravi gli esiti dell’infezione in questa fascia d’età. In generale, comunque i benefici della vaccinazione restano di molto superiori aì possibili rischi, specialmente per gli adulti al di sopra dei 50 anni di età.

Anche per il vaccino Johnson & Johnson gli effetti negativi più comuni sono di lieve o moderata entità e di rapida risoluzione. Anche con il vaccino J&J ci sono stati casi di trombosi associate a calo delle piastrine, con una frequenza apparentemente più bassa di quella osservata con AstraZeneca. Un altro evento avverso molto raro emerso di recente è la sindrome di Guillan Barrè, una malattia neurologica grave di natura autoimmune. Si tratta di una malattia già nota che si può manifestare  raramente dopo un’infezione virale e ancor più raramente dopo alcune vaccinazioni (ad esempio, quella antinfluenzale). La malattia provoca dolore, intorpidimento e debolezza muscolare che possono progredire, nei casi più gravi, fino alla paralisi, ma la maggior parte dei casi guarisce completamente. L’ordine di grandezza che si può desumere dai casi segnalati nel mondo è di un caso ogni 100.000 vaccinazioni, più frequenti negli adulti maschi con più di 50 anni.

Infine, per entrambi i vaccini a vettore adenovirale è stato osservato un altro evento vascolare molto raro, la, vale a dire la sindrome da perdita capillare. Si tratta di un problema vascolare, che comporta un forte gonfiore agli arti e il calo della pressione sanguigna, tale da richiedere il ricovero ospedaliero. Questo effetto è stato osservato nei giorni successivi alla vaccinazione, in alcuni casi con esito fatale. Poiché in almeno un caso è stata evidenziata una storia pregressa di questo problema, oggi è consigliato di non somministrare questo vaccino a chi avesse avuto episodi di questo disturbo.

 

Sono tutti efficaci allo stesso modo?

Tre sono i possibili effetti di un vaccino.

  • La capacità di prevenire l’infezione: il vaccino impedisce l’infezione e può quindi fermare la circolazione dell’agente infettivo. Chi viene vaccinato, in sostanza, non si infetta né infetta gli altri.
  • La capacità di prevenire i sintomi: il vaccino non impedisce di essere infettati e di essere infettivi, ma impedisce che la malattia si manifesti con sintomi, restando così un’infezione asintomatica. Chi viene vaccinato potrebbe quindi ancora far circolare l’agente infettivo, ma si riduce l’impatto sui servizi sanitari.
  • La capacità di prevenire la malattie grave e la morte: anche se i pazienti si infettano, la malattia che esprimono sarà lieve o moderata, non di gravità tale da necessitare di un ricovero. In questo modo, il vaccino è comunque il grado di ridurre il carico di sofferenza e di morte legato alla malattia.

Le sperimentazioni  hanno dimostrato che tutti i vaccini sono ampiamente efficaci nel ridurre i casi di malattia lieve o moderata (cioè casi sintomatici e confermati con test di laboratorio), ma anche di abbattere il numero dei casi gravi in una popolazione anziana relativamente giovane.  

In questi mesi i dati sul campoci dicono che tutti i vaccini autorizzati sono ampiamente in grado di ridurre non solo il rischio di malattia grave, ma anche di abbattere i ricoveri e i casi fatali (oltre il 90%). Non solo: i vaccini abbattono anche i casi di infezione asintomatica (del 70-90%) e  limitano fortemente la circolazione dell’infezione.

Quanto dura l'immunità del vaccino? Sarà necessaria una terza dose?

È presto per dirlo, ma sembra durare a lungo. Si sa per certo che la protezione dura alcuni mesi, come emerge dall’analisi delle risposte immunitarie di pazienti vaccinati con i vaccini autorizzati finora (per cui abbiamo almeno otto mesi di osservazione) ma in alcuni studi si stima che la protezione possa durare almeno un anno, se non di più. Bisognerà aspettare periodi di osservazione più lunghi per capire se una vaccinazione sarà sufficiente per i prossimi anni o se servirà ripeterla periodicamente, ad esempio ogni anno, anche solo per determinati gruppi a rischio. Sempre che poi non emergano nuove varianti problematiche e si renda necessaria una vaccinazione con una terza dose di vaccino “aggiornato”.

In questo momento, i dati disponibili ci dicono che nonostante un leggero calo di efficacia verso la variante indiana, due dosi di vaccino rimangono molto efficaci nel ridurre il rischio di infettarsi e, cosa più importante, rimangono estremamente efficaci nel ridurre ospedalizzazioni e morti per Covid. L’orientamento delle autorità sanitarie e degli esperti è che una terza dose di vaccino non è al momento necessaria.

Non è però ancora chiaro se la stessa raccomandazione varrà per tutti o se alle categorie più fragili e più a rischio, come gli immunocompromessi, verrà deciso di offrire una dose di richiamo il prossimo autunno.

Funzioneranno anche sulle varianti del virus?

Da molto tempo ormai istituzioni sanitarie e centri di ricerca in diverse parti del mondo stanno studiando come le varianti del coronavirus potranno influire sull’andamento della pandemia e sulla possibilità di contenerla grazie ai vaccini.

Dopo la variante inglese, quella sudafricana e quella brasiliana, ora la principale preoccupazione è quella indiana, ribattezzata di recente come Delta. Questa variante, ormai dominante, è molto più contagiosa della variante inglese, a sua volta molto più contagiosa di quella originale e anche più grave. È quindi importante capire se i vaccini resistono a questa nuova variante quanto hanno dimostrato di resistere a quella inglese.

I vaccini a mRNA attualmente autorizzati (Pfizer e Moderna) e quelli a vettore virale (Astrazeneca e J&J) sono ampiamente efficaci nei confronti della variante inglese, come ampiamente dimostrato da studi sul campo. La protezione conferita contro questa variante, sia verso l’infezione (sintomatica o meno) sia verso i suoi esiti più gravi, rimane quindi elevatissima e paragonabile a quella osservata negli studi sperimentali, nel periodo in cui ancora non dominava l’epidemia. Questa protezione è massima solo con la seconda dose.

L’efficacia si riduce di poco invece nei confronti della variante sudafricana, che resiste maggiormente all’azione degli anticorpi suscitati dai vaccini. Il livello di protezione dato dai vaccini rimane comunque ampio. A questo riguardo, sembra essere davvero importante la somministrazione della seconda dose nei tempi opportuni, poiché la seconda dose irrobustisce e massimizza la risposta anticorpale. La prova di ciò viene dal Qatar, dove è stato impiegato il vaccino di Pfizer per vaccinare la popolazione in un periodo caratterizzato da due ondate di infezioni: la prima dominata dalla variante inglese, la seconda da quella sudafricana. Fortunatamente, il vaccino ha retto il colpo riducendo ampiamente il rischio di malattia per entrambe le varianti: il ciclo completo si è rivelato efficace al 90% contro la variante inglese e al 75% contro la sudafricana. Malattie gravi e morti dovuti a tutte le varianti di sarebbero ridotte di oltre il 97%. C’è stata quindi una perdita di efficacia, ma i problemi più importanti  - i casi gravi e letali - sono calati drasticamente. Il vaccino AstraZeneca, invece, sembra essere molto meno efficace nei confronti di infezione e malattia da variante sudafricana, anche se recenti dati canadesi suggeriscono che il vaccino resti comunque efficace nel ridurre le ospedalizzazioni. Il vaccino  di Johnson & Johnson sembra invece offrire una buona protezione sia contro i casi moderati sia contro quelli gravi di Covid-19 dovuti alla variante sudafricana, anche se l’efficacia risulterebbe essere un po' più bassa di quella osservata durante la sperimentazione negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la variante brasiliana, i vaccini Pfizer e Moderna sembrano offrire ancora una valida protezione.

Per quanto riguarda la variante indiana (Delta) l’immunità conferita dai vaccini sembra sufficiente. La riprova è arrivata di recente da alcuni studi sul campo in Canada e UK. La vaccinazione sia con Pfizer sia con Astrazeneca si è rivelata efficacissima nel ridurre non solo i casi di malattia, ma anche le ospedalizzazioni e le morti  dovute. L’efficacia, però, è elevata solo dopo due dosi di vaccino. È stato infatti visto come una sola dose dia una protezione parziale, che si riduce significativamente quando a confronto con la variante indiana. Lo stesso fenomeno, è stato osservato negli studi sul vaccino Novavax ancora da autorizzare: l’elevata efficacia (intorno al 90%) osservata in contesti dove dominano il virus originario e la variante inglese, si abbasserebbe in maniera significativa di fronte alla variante sudafricana (efficacia del 60% circa).

Vaccinare è quindi importante anche per ridurre la circolazione del virus e la possibile emersione di nuove varianti. Se dovesse emergere una nuova variante che sfugge alle difese maturate bisognerà riformulare il vaccino.  La cosa buona dei vaccini a mRNA, come quello Pfizer e Moderna è che aggiornarli sarà semplice: basterà rivedere la sequenza dell’mRNA che codifica per la proteina spike mutata e riformulare il vaccino. Le aziende stanno già pensando allo sviluppo di vaccinazioni di richiamo che contengano le proteine spike modificate delle varianti.

Aziende e agenzie regolatorie hanno corso troppo?

Il fatto che sia passato meno di un anno dall’annuncio della pandemia ai primi risultati dagli studi clinici di fase 3 è davvero incredibile. Mai ci si sarebbe aspettato un simile risultato, quando normalmente il percorso di ricerca e sviluppo di un nuovo vaccino richiede anni.

La necessità di un vaccino in tempi rapidi ha richiesto una combinazione di sforzi senza precedenti. È stata considerata una priorità mondiale che ha coinvolto enti di ricerca pubblici e privati. Si sono messi tutti all’opera accettando rischi elevati di fallire. Sono stati fatti investimenti pubblici importanti sia da parte degli Stati Uniti (principalmente) sia da parte dell’Unione Europea per aiutare le aziende a portare avanti lo sviluppo, la sperimentazione e organizzare la produzione e distribuzione su larga scala. Non tutte le aziende che lavorano a vaccini hanno ricevuto fondi pubblici, ma questo non toglie che senza un investimento pubblico che ha generato tutta la ricerca necessaria che sta dietro a questi vaccini e senza l’aiuto diretto, finanziario, alle tante aziende con cui sia gli Usa che l’Europa hanno stipulato pre-accordi commerciali, sarebbe venuto a mancato uno dei motori principali.

C’è stata una maggiore cooperazione tra agenzie del farmaco dei vari paesi per dare indicazioni chiare e omogenee alle aziende e ai team di ricerca che sviluppano i vaccini. Si è cercato di limitare la burocrazia, riducendo i tempi necessari per autorizzare le sperimentazioni e valutare i dati. È stata fondamentale l’esperienza accumulata nello studio di altri coronavirus, come Mers e Sars. Sono state applicate tecnologie vaccinali molto innovative ma che erano già state sviluppate in precedenza per altri vaccini e farmaci. Per esempio sono stati utili alcuni dati di tossicità già pubblicati sui vettori virali. Sono stati condotti in parallelo tutti gli sviluppi necessari, da quelli sperimentali a quelli produttivi e distributivi, nonostante l’incertezza sul risultato finale. Non è corretto affermare che siano stati saltati passaggi nella sperimentazione: le fasi sono state condotte in parallelo.

Come faccio a capire se ho avuto un effetto indesiderato al vaccino?

Un effetto indesiderato, noto anche come “reazione avversa”, è un sintomo o un effetto non voluto a carico dell’organismo che si manifesta dopo la somministrazione di un vaccino. Il dolore nella sede di iniezione, il mal di testa, i dolori muscolari sono solo alcuni esempi delle reazioni avverse che possono seguire alla vaccinazione. Generalmente sono di lieve entità e si manifestano in un numero limitato di individui,  a seconda delle loro caratteristiche e condizioni di salute. Non sempre si è sicuri che una determinata reazione sia causata dal medicinale, potrebbe essere semplicemente coincidente o determinato da altre cause (conosciute o non conosciute) precedenti o contemporanee alla vaccinazione stessa. In gergo tecnico questa insicurezza fa’ si che si parli infatti di sospetta reazione avversa. 

Perché e come segnalare una reazione avversa?

Un vaccino entra in commercio se le autorità regolatorie dei medicinali (es EMA, AIFA) valutano che i benefici per la salute sono superiori ai rischi connessi, una valutazione che accompagna il medicinale per tutta la sua vita e che può cambiare nel tempo. Anche dopo l’approvazione all’immissione in commercio il vaccino non è esente da rischi, per questo è importante segnalare le reazioni avverse, qualora di manifestassero, in modo da aiutare le autorità regolatorie a svolgere ulteriori indagini e contribuire a rendere i medicinali più sicuri.

La segnalazione delle reazioni avverse a un medicinale viene solitamente effettuata attraverso il personale sanitario (medico di famiglia, farmacista, medico dell’ ASL ecc); si raccomanda pertanto di rivolgersi a tali figure.

Tuttavia anche i pazienti possono segnalare un effetto indesiderato compilando e inviando via e-mail o fax al Responsabile di farmacovigilanza della propria ASL di appartenenza appositi moduli di segnalazione pubblicati sul sito di AIFA oppure registrando le informazioni direttamente on-line sul sito www.vigifarmaco.it