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È tempo di vaccino

14 ottobre 2015
vaccino

14 ottobre 2015

Il vaccino contro l’influenza è di solito disponibile dalla seconda metà di ottobre. Ma quanto è efficace e sicuro? È utile vaccinarsi? A chi è garantita la gratuità?

I vaccini antinfluenzali sono indicati per la prevenzione dell’influenza. La vaccinazione prepara le difese immunitarie in anticipo, perché siano pronte a riconoscere e sconfiggere i virus influenzali al primo contatto. Per fare ciò, il vaccino è preparato a partire da forme “inattivate” (uccise) o “vive attenuate” dei virus influenzali, che attivano il sistema immunitario come durante una normale infezione, senza dare però la malattia o diffondersi da una persona all’altra. La maggior parte dei vaccini in commercio oggi non contiene più il virus intero ucciso, ma le sole proteine del suo involucro più esterno, quelle che suscitano la risposta immunitaria specifica e protettiva.

Prevenire l’influenza potrebbe offrire molti vantaggi: per il singolo individuo, la possibilità di evitare una settimana di febbre, dolori e sintomi respiratori e una giornata di lavoro persa; per una persona anziana, la possibilità non solo di evitare la malattia, ma anche le complicazioni come la polmonite e l’aggravamento dello stato di salute, spesso già precario. Per la collettività, il vantaggio consiste in una riduzione dei ricoveri ospedalieri e delle morti per influenza, in ambulatori e pronto soccorso meno affollati, in minori assenze sul posto di lavoro e a scuola. I servizi essenziali per la comunità sono così garantiti e si risparmiano le già scarse risorse del servizio sanitario.

Questi effetti potenziali guidano le campagne vaccinali autunnali rivolte ad anziani, malati cronici e operatori sanitari e sono il motivo per cui la vaccinazione viene raccomandata da società mediche a vari strati della popolazione. Purtroppo però esistono più fattori che riducono l’impatto della vaccinazione antinfluenzale sulla salute pubblica, limiti di cui è necessario essere a conoscenza e che sono spiegati all’interno di questo speciale.

Perché cambia ogni anno

La riformulazione è una pratica normale, dato che i virus influenzali sono in continua mutazione.

I vaccini antinfluenzali contengono tre virus, due di tipo A e uno di tipo B,  scelti sulla base delle analisi effettuate dal sistema di sorveglianza internazionale che fa capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ogni anno, intorno a febbraio, l’OMS  indica quali saranno i virus che circoleranno con maggior probabilità nella stagione influenzale a venire, in modo da consentire la produzione dei vaccini in tempo utile. Se i dati dicono che i virus influenzali non sono mutati in modo significativo, il vaccino non viene aggiornato. In caso contrario, il vaccino sarà aggiornato con i nuovi ceppi influenzali.

Cos’è un vaccino adiuvato?

Per “adiuvato”, si intende un vaccino che contiene una sostanza che potenzia, o è fatto in modo da potenziare, la risposta immunitaria alla vaccinazione. Per questo, viene usato nelle persone che hanno un sistema immunitario meno reattivo, come gli anziani sopra i 65 anni.

I dati rilevano una sostanziale sovrapposizione tra vaccino adiuvato e non adiuvato in termini di effetti indesiderati, anche se i vaccini adiuvati causano più frequentemente reazioni locali come dolore nella sede di iniezione, indurimento ed eritema, ed effetti sistemici come malessere e dolori muscolari. Si tratta però di fenomeni transitori. Per quanto riguarda reazioni più gravi, i dati sono confortanti: gli shock anafilattici sono molto rari, tanto quanto lo sono quando si somministra il vaccino non adiuvato.

Quanto è efficace?

Il vaccino antinfluenzale ha una buona capacità di stimolare una risposta immunitaria specifica contro i virus influenzali, specialmente negli adulti e nei bambini sani, che hanno un sistema immunitario reattivo ed efficiente. Questo però non basta per affermare che il vaccino sia uno strumento di prevenzione efficace: per dirlo, è necessario dimostrare che la vaccinazione riduce i casi di malattia influenzale, le complicazioni (come le polmoniti), le ospedalizzazioni e le morti legate all’influenza, che avvengono per il 90% dei casi negli anziani sopra i 65 anni.

Stando ai dati disponibili, sembra che il vaccino abbia un efficacia modesta, cosa che dipende da vari fattori.

Il primo motivo è legato alla natura delle malattie respiratorie invernali: quelle che noi chiamiamo influenze e che i medici chiamano “sindromi influenzali”, sono causate solo in parte dai virus influenzali contro cui ci si vaccina. La maggioranza delle sindromi influenzali (70-80%) è imputabile ad agenti infettivi differenti, come i virus parainfluenzali, contro i quali il vaccino non offre alcuna protezione. Per questo motivo, anche se ci vacciniamo, possiamo comunque passare qualche giorno a letto con dei brutti sintomi influenzali.

Le ultime rassegne dei dati scientifici ci dicono che il vaccino è in grado di ridurre del 60% circa i casi di influenza “vera” tra gli adulti sani. Nella realtà dei fatti, però, questa efficacia risulta inferiore, perché le sindromi influenzali sono ridotte in misura inferiore, di circa il 15-20%, proprio perché i virus influenzali sono responsabili solo di una piccola parte dei malanni invernali. Dati simili sono riscontrati nei bambini dai due ai sedici anni, mentre al di sotto dei due anni i dati sono scarsi e non attestano una reale efficacia.

Per prevenire un solo caso di influenza è necessario quindi vaccinare decine di persone sane e una certa percentuale di vaccinati passa comunque qualche giorno a letto per colpa di sintomi influenzali.

L’efficacia della vaccinazione antinfluenzale è poi ridimensionata da altri due fattori.

  • La correttezza della previsione con la quale si formula il vaccino. L’Organizzazione mondiale della Sanità, per consentire alle case farmaceutiche la preparazione del vaccino in tempo utile, prevede quali virus saranno in circolazione molti mesi prima dell’inizio della stagione influenzale, con un certo margine di errore, perché i virus sono in continua mutazione. Se i ceppi virali inclusi nel vaccino non combaceranno con quelli che poi realmente circoleranno, l’efficacia del vaccino può ridursi in modo significativo.
  • Il vaccino non suscita una risposta immunitaria protettiva nella totalità dei pazienti e una quota di pazienti rimane scoperta: questo accade soprattutto nelle persone anziane, che hanno un sistema immunitario meno efficiente. Si rischia quindi di dare una protezione insufficiente proprio in coloro che ne hanno più bisogno.

Vaccino e anziani

Secondo l’opinione di molti studiosi, il vaccino non ha ancora dimostrato di prevenire le complicazioni, le ospedalizzazioni e le morti per influenza tra gli anziani. Analisi indipendenti della letteratura medica hanno sottolineato i paradossi e i forti limiti degli studi su cui si basa la scelta di vaccinare tutti gli anziani sopra i 65 anni di età. Questi studi sarebbero inficiati da errori sostanziali, tanto da non permettere di arrivare a una conclusione chiara. Sulla base dei pochi dati affidabili, i benefici della vaccinazione nella popolazione anziana appaiono modesti e differenti a seconda dell’età e delle condizioni di salute: nei sessantenni sani, il vaccino dimezzerebbe i casi di influenza, ma salendo con l’età l’efficacia cala in modo sostanziale; non si hanno poi dati chiari sulla prevenzione delle complicazioni o sulle ospedalizzazioni e sulla mortalità. Negli anziani in istituto, solitamente più fragili, il vaccino sembra invece offrire un vantaggio più chiaro, riducendo di circa la metà le ospedalizzazioni e le morti per influenza. La vaccinazione si è dimostrata utile nel ridurre le complicazioni e/o la mortalità anche in specifiche popolazioni considerate ad alto rischio, ad esempio i pazienti oncologici, i pazienti con pneumopatia cronico-ostruttiva e i pazienti con malattia cardiovascolare più attiva.

A fronte di questi dati, alcuni ricercatori chiedono maggiore chiarezza e studi ad hoc che risolvano la questione; dall’altro lato, buona parte degli studiosi ritengono che i dati già dimostrino in modo sufficiente un sostanziale beneficio per la parte più fragile della popolazione.
È sicuro?

I vaccini antinfluenzali sono ritenuti vaccini sicuri. La maggior parte degli effetti indesiderati è rappresentata da manifestazioni locali, quali rossore, dolore e gonfiore del punto di iniezione. Altre reazioni di carattere più generale, quali malessere, febbre o dolori muscolari, possono presentarsi nell’arco di qualche ora. Sono considerate benigne e si risolvono nell’arco di due giorni.

Problemi rari quali nevralgie o disordini neurologici sono stati a volte collegati alla vaccinazione influenzale, ma una correlazione causale non è mai stata dimostrata. Negli ultimi anni, si è tornati a parlare di un legame tra vaccino antinfluenzale e sindrome di Guillain Barré, una malattia neurologica che comporta la paralisi degli arti, a volte permanente. Si tratta di una patologia molto rara, con 1-2 casi ogni 100.000 abitanti, la cui causa non è nota, anche se è stata correlata a infezioni batteriche e virali, tra cui quella da virus influenzale. Ad oggi, non è chiaro se il vaccino aumenti il rischio di sviluppare questa malattia. Alcuni studi lo escludono mentre altri sostengono che il vaccino causi un caso in più di malattia ogni milione di somministrazione. Un rischio però ritenuto molto basso e decisamente inferiore al rischio di sviluppare la malattia a causa di un’infezione virale delle vie respiratorie. Anzi, alcuni studi suggeriscono che, per questo motivo, il vaccino possa essere persino protettivo.

Vaccinarsi sì o no?

Chiunque voglia ridurre il rischio di prendersi l’influenza può decidere di farsi vaccinare. Ci sono poche controindicazioni e gli effetti indesiderati sono per lo più lievi: è quindi una pratica ritenuta sicura. L’importante è conoscere i limiti dell’efficacia del vaccino e non pensare di avere uno scudo contro tutte le malattie respiratorie invernali. Il vaccino è acquistabile in farmacia dietro ricetta medica, a totale carico del paziente (a meno che non si rientri nelle categorie a cui il vaccino è offerto gratuitamente).

Per un adulto in buona salute non è davvero necessario vaccinarsi: l’influenza è una malattia dal decorso benigno nella grande maggioranza dei casi. Le complicazioni avvengono per lo più nella popolazione anziana. Difatti, circa il 90% delle morti dovute a influenza avviene proprio tra gli over 65.

Il discorso è diverso nel caso si parli di categorie a rischio, come anziani istituzionalizzati e portatori di malattie croniche, nei quali l'influenza può portare a complicazioni serie. Per queste categorie di persone la vaccinazione viene raccomandata da tutte le autorità sanitarie e i dati disponibili, seppur scarsi, mostrano una certa efficacia del vaccino nel ridurre le ospedalizzazioni per complicazioni e le morti dovute a influenza.

Il vaccino antifluenzale non deve essere somministrato a lattanti al di sotto dei sei mesi (per mancanza di studi clinici che dimostrino l'innocuità del vaccino in tali fasce d'età) e a soggetti che abbiano manifestato reazioni di tipo anafilattico a una precedente vaccinazione o a uno dei suoi componenti. Un'allergia alle proteine dell'uovo con manifestazioni non anafilattiche non costituisce controindicazione alla somministrazione del vaccino.

A chi è raccomandato e offerto gratuitamente

Il vaccino è raccomandato e offerto gratuitamente a tutte le persone a maggior rischio di complicazioni severe e a volte letali a causa dell'età avanzata (sopra i 65 anni) o di patologie, come malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (asma grave o fibrosi cistica), malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale cronica, malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie, tumori, malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunodepressione indotta da farmaci, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale, malattie neuromuscolari, malattie epatiche croniche o quando sono previsti interventi chirurgici di una certa entità. In questi casi, il vaccino è offerto a partire dai 6 mesi di vita.

L’offerta è estesa anche alle donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza all’inizio della stagione epidemica e agli individui di qualunque età ricoverati nelle strutture per lungodegenti. Inoltre, il vaccino è fortemente raccomandato per i bambini a partire dai sei mesi d'età e agli adolescenti (fino ai 18 anni d'età) che sono stati sottoposti a una terapia a lungo termine a base di aspirina (acido salicilico) perché l'uso di questo farmaco aumenta la probabilità di sviluppare, successivamente all'infezione influenzale, la sindrome di Reye (encefalopatia acuta con degenerazione grassa del fegato che può colpire bambini dai 2 mesi ai 15 anni).

Infine la vaccinazione è raccomandata per medici e personale sanitario, tutti coloro che svolgono funzioni lavorative di primario interesse collettivo o che potrebbero trasmettere l'influenza a persone ad alto rischio di complicanze.

Per tutte queste categorie di persone il vaccino è gratuito e viene somministrato nella sede Asl di competenza oppure può essere prescritto dal medico di base in regime di esenzione, che provvede anche a effettuarne la somministrazione.

Quando e come vaccinarsi

Il periodo più indicato per la vaccinazione è quello compreso tra il mese di ottobre e la fine del mese di novembre, in modo da essere coperti nel periodo influenzale tipico (da gennaio a marzo), dato che la durata della copertura del vaccino è di 6-8 mesi. Ricordiamo che esiste un periodo finestra di 14 giorni a partire dal momento in cui si è vaccinati nel quale non si è protetti dalla vaccinazione. Una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre, costituisce una controindicazione temporanea alla vaccinazione, che va rimandata a guarigione avvenuta.

Le modalità di vaccinazione variano a seconda dell’età. Per i bambini al di sotto dei 9 anni, mai vaccinati in precedenza, si consigliano due dosi di vaccino da praticarsi a distanza di almeno quattro settimane, mentre per le persone più grandi è sufficiente una sola dose.

La somministrazione avviene con un’iniezione per via intramuscolare sul braccio (fa eccezione il trivalente intradermico e il vaccino a virus attenuate, da somministrarsi per via nasale). Per i lattanti e i bimbi fino a 2 anni, invece, è consigliato il muscolo della coscia.

Se si acquista personalmente il vaccino in farmacia è importante ricordarsi di conservarlo in frigorifero, a temperature comprese tra i +2° e +8° C.