News

Coronavirus: tutte le informazioni sul contagio

Mentre Governo e autorità adottano rigide misure per contenere la sua diffusione, i dubbi sulla sua diffusione e come su come evitare il contagio sono ancora molti. Come si trasmette davvero il coronavirus? Quanto rimane sugli oggetti e nell'aria? E serve davvero igienizzare, mani, oggetti e superfici? Cerchiamo di rispondere a queste e ad altre domande sul Covid19.  

  • di
  • Luca Cartapatti
13 marzo 2020
  • di
  • Luca Cartapatti
coronavirus

Il Governo e le autorità locali hanno adottato misure straordinarie per contenere la diffusione del contagio. La raccomandazione principale è quella di restare a casa e in caso di febbre e sintomi respiratori  riconducibili al coronavirus, si raccomanda di non andare in pronto soccorso, ma di restare a casa e chiamare il proprio medico di famiglia, la guardia medica o il 112.

Nonostante si sappia di più sul virus rispetto a quando è iniziata l'emergenza, sono ancora tanti i dubbi che attanagliano le persone. Come si trasmette davvero? Quali sono i sintomi? Cosa posso fare per evitare il contagio? Quanto tempo rimane su oggetti e nell'aria?  Proviamo a rispondere a queste e ad altre domande.  

Coronavirus: che cosa sono?

I coronavirus (CoV) sono una vasta famiglia di virus respiratori in grado di infettare l’uomo e alcune specie di animali (es. uccelli, cammelli). Possono causare diverse malattie principalmente a carico del tratto respiratorio superiore e del tratto gastrointestinale. Le infezioni da coronavirus sono varie e presentano gravità diverse: si va da quelle più comuni che interessano le vie aeree superiori, come il raffreddore, a sindromi respiratorie più gravi che interessano le vie respiratorie basse come la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, Severe Acute Respiratory Syndrome) e la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, Middle East Respiratory Syndrome).

Per quanto riguarda il nuovo coronavirus, denominato SARS-CoV-2, è un nuovo ceppo che non era mai stato identificato nell'uomo prima di Dicembre 2019, cioè prima che venissero segnalati i primi casi di polmonite dovuti a un nuovo patogeno sconosciuto nella città di Wuhan, in Cina.

Il sequenziamento del genoma del nuovo coronavirus ha rivelato che questo è un fratello del virus della SARS, con cui condivide per il 79,5% la sequenza genica ma è anche molto simile a un coronavirus che infetta i pipistrelli, con cui ha in comune il 96,2%, della sequenza genica, da qui l’ipotesi secondo cui il virus umano derivi da quello del pipistrello e che mediante delle mutazioni abbia fatto un salto di specie (o spill over). Ma si tratta ancora di ipotesi da confermare.

Trattandosi di un nuovo virus non si ha ancora a disposizione un vaccino nè farmaci specifici contro il nuovo Coronavirus.

Quali sono i sintomi della COVID-19?

COVID-19 (CoronaVIrus Disease-19) è il nome dato alla malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus. I sintomi più comuni sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Si tratta di sintomi generalmente lievi, che iniziano gradualmente e che possono essere gestiti rimanendo a casa. Tuttavia, in alcuni casi si assiste a un progressivo peggioramento dei sintomi con grave difficoltà respiratoria, soprattutto nel corso della seconda settimana, in tal caso si procede al ricovero in ospedale. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Recentemente sono emersi anche la perdita di gusto (disgeusia) e la perdita/diminuzione di olfatto (anosmia/iposmia) tra i possibili sintomi associati alla COVID-19. In alcuni casi i pazienti hanno manifestato solo questi sintomi.

In generale l’interessamento delle basse vie respiratorie e le complicanze sono più frequenti nelle persone con preesistenti patologie croniche dell’apparato cardio-vascolare e/o respiratorio, nelle persone con compromissione del sistema immunitario e negli anziani.

Secondo il rapporto del CDC cinese (centro per la prevenzione e controllo delle malattie) l'80% dei pazienti infetti da SARS-CoV-2 presenta sintomi minimi o lievi, il 14% presenta dei sintomi severi e il rimanente 5% critici. Inoltre, che il virus ha un tasso di letalità del 2.3%.

È importante che durante il decorso della malattia i pazienti siano attentamente monitorati e seguiti dal proprio medico curante.

Proprio a causa della sintomatologia simil-influenzale è probabile che una quota rilevante di persone con infezione da SARS-CoV-2 sia sfuggita all’osservazione. La conferma della diagnosi è data solo attraverso test di laboratorio (Real Time PCR) su campioni respiratori.

Come si trasmette il nuovo coronavirus?

Trattandosi di un virus respiratorio, si trasmette principalmente attraverso le goccioline di saliva (droplets). La saliva di una persona infetta contiene il virus, pertanto, succede che durante la respirazione o a seguito di starnuti o colpi di tosse, le particelle di saliva vengono espulse fuori dalla bocca /naso e possono essere inalate da persone vicine, con il rischio di infettarle. Motivo per cui ci viene ribadito da più fronti di mantenere una distanza minima dalle altre persone (almeno 1 metro).

Oltre a questa via, che resta la principale, il virus potrebbe trasmettersi anche per via indiretta toccando le mucose della bocca, del naso o gli occhi con una mano “contaminata” a seguito per esempio di una stretta di mano (questo perché la gente è solita avvicinare le mani alla bocca e al naso quando tossisce o starnutisce, e quindi potrebbe trasferire la saliva infetta sulla mano). In ultimo è stata ipotizzata anche una trasmissione oro-fecale, a seguito del rilevamento del virus nelle feci delle persone infette, anche se si tratterebbe di una via di trasmissione rara.

Ciò che invece oggi non risulta ancora chiaro è se una persona possa infettarsi toccando superfici o oggetti contaminati dal virus e successivamente portandosi le mani alla bocca, naso e occhi. L’emergere di nuove informazioni in merito, non ci consente di escludere questa via di trasmissione, anche se si tratterebbe comunque di una modalità di contagio meno rilevante.

Come evitare il contagio?

Come detto precedentemente, non esiste ancora un vaccino per questo virus. Ma possiamo evitare il contagio e la trasmissione di questa come di altre malattie respiratorie usando una serie di piccoli accorgimenti.

  • Lava spesso le mani con acqua e sapone. Oppure nel caso ciò non sia possibile (per esempio dopo che si è toccato il carrello della spesa) puliscile bene con un gel igienizzante a base di alcol
  • Evita il contatto ravvicinato con le persone, e soprattutto baci, abbracci e strette di mano. Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci.
  • Se devi starnutire o tossire fallo in un fazzoletto o, in alternativa, copri naso e bocca con il gomito flesso. Getta i fazzoletti usati in un cestino chiuso.
  • Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani.
  • Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate.
  • Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.
Qual è il periodo di incubazione?

Il periodo di incubazione per questo nuovo coronavirus, ossia il tempo che intercorre tra l’ingresso del virus nell’uomo e il primo sintomo della malattia, va da 2 a 14 giorni. Da un’analisi degli studi oggi disponibili, l’OMS ha stimato che la maggioranza delle persone manifesta i sintomi tra il 5 e 6 giorno dopo l’infezione.

Per quanto tempo una persona infetta da SARS-Cov-2 è contagiosa?

Purtroppo, non sappiamo ancora con precisione per quanto tempo una persona che ha contratto l’infezione da SARS-Cov-2 resta contagiosa.

Secondo quanto riportato dall’ECDC (Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie), il virus è stato rilevato nelle secrezioni del tratto respiratorio superiore delle persone infette, 1-2 giorni prima dell'insorgenza dei sintomi e per 7-12 giorni nei casi moderati o 2 settimane nei casi più gravi. L’RNA del virus è stato rilevato anche nelle feci delle persone infette, e si è visto che vi rimane per tempi più lunghi (fino a 4-5 settimane) ma ad oggi non si sa ancora che ruolo abbia l’RNA fecale nella trasmissione del virus.

Diversi studi indicano che i pazienti contagiati da questo nuovo virus hanno un ampio spargimento virale, ossia sono contagiosi per molti giorni. Alcuni studi hanno rilevato la presenza del virus negli adulti per un periodo di 37 giorni, e che nei pazienti morti il virus era presente fino al giorno della morte. Lo spargimento virale prolungato (circa 22 giorni) è stato osservato anche nelle secrezioni del tratto oro faringeo dei bambini convalescenti che presentavano segni lievi di malattia.

SARS-Cov-2 colpisce anche i bambini?

Sulla base delle prove disponibili sappiamo che anche i bambini possono contrarre l’infezione da SARS-Cov-2, ma che manifestano sintomi più lievi rispetto agli adulti e agli anziani. Per avere un’idea del numero di contagi nei bambini possiamo guardare all’analisi fatta dal CDC cinese (centro di controllo e prevenzione delle malattie) dalla quale emerge che meno dell’1% dei casi di COVID-19 diagnosticati in Cina riguardava bambini sotto i 10 anni. Anche i numeri italiani sembrano andare in questa direzione.

Una recente analisi retrospettiva pubblicata sulla rivista Pediatrics ha esaminato le caratteristiche epidemiologiche della COVID-19 su circa 2100 casi pediatrici sotto i 18 anni, dei quali alcuni avevano una diagnosi confermata di COVID-19 e altri erano identificati come sospetti sulla base dei sintomi e dei contatti con persone contagiate. É emerso che tutti i bambini, di qualsiasi età, sono suscettibili a un’infezione da coronavirus senza differenze di genere. I sintomi della malattia risultano meno gravi di quelli che manifestano gli adulti, anche se i bambini piccoli, in modo particolare i neonati, sarebbero quelli più vulnerabili. Circa la metà dei bambini ha accusato sintomi lievi (febbre, affaticamento, tosse, congestione e diarrea), mentre più di un terzo ha sviluppato una polmonite con limitate difficoltà respiratorie. Nel 6% dei casi i bambini hanno invece sviluppato forme gravi di Covid-19, richiedendo in pochi casi il ricorso a terapie intensive. In generale, sappiamo che i bambini, che frequentano quotidianamente asili e scuole, sono considerati uno dei principali motori nella diffusione dei virus respiratori, ma non si hanno ancora dati su quello che è il loro ruolo in questa malattia. Sicuramente l’assenza o l’entità lieve dei sintomi rende difficile in loro l’identificazione della malattia e li rende potenzialmente capaci di trasmettere il virus.

E’ possibile prendere il virus anche da chi non ha sintomi?

Secondo l’OMS la maggior parte dei contagi avverrebbe da persone malate, cioè da persone che hanno contratto l’infezione da SARS-COV-2 e presentano i sintomi della malattia.

Ma esiste anche una “trasmissione silente” da parte di persone che sono stati infettati dal virus ma non sviluppano i sintomi, o li manifestano in maniera lieve tanto da passare inosservati, si tratta dei cosiddetti asintomatici. In letteratura sono presenti diversi studi che indicano il rilevamento del nuovo coronavirus nelle secrezioni del tratto aereo superiore di persone asintomatiche o che presentavano sintomi lievi. A tal proposito uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine aggiunge che nelle secrezioni presenti nel naso e gola di persone con pochi sintomi e in quelle asintomatiche, è stata rilevata una carica virale molto alta; questo ci suggerisce che queste persone hanno la capacità di infettare. Malgrado l’assenza di quei meccanismi che facilitano la diffusione del virus, quali tosse e starnuti, in realtà gli asintomatici sembrano avere avuto e avere un ruolo importante nella diffusione del virus.

Un modello epidemiologico pubblicato su Science, ha stimato l’impatto che le persone asintomatiche o con sintomi lievi (da loro definiti casi non documentati) hanno avuto nella diffusione del virus. Le dinamiche del contagio da SARS-Cov-2 in 375 città cinesi sono state  simulate utilizzando i dati sulle infezioni riportate in Cina e sui movimenti delle persone, prima e dopo il 23 gennaio 2020 (data da cui sono iniziate le varie restrizioni in Cina). È emerso che prima del 23 gennaio solo il 14% delle infezioni era documentato, mentre il rimanente 86% dei casi costituito da asintomatici e persone che presentavano sintomi lievi non erano documentati. Secondo i ricercatori senza il contributo dei casi non documentati si sarebbe avuta una riduzione delle infezioni di circa l’80% in tutta la Cina e del 66% a Wuhan. Questo lavoro suggerisce il peso che persone infette e non riconosciute possono avere nello sviluppo dell’epidemia e dell’importanza della loro identificazione precoce e isolamento nel controllo dell’epidemia.

È possibile essere contagiati dal virus toccando superfici e oggetti contaminati?

Non è ancora chiaro se una persona possa infettarsi portandosi alla bocca, naso e occhi una mano che si è contaminata toccando una superficie o un oggetto su cui erano presenti goccioline di saliva contenenti il virus. In letteratura sono presenti studi che documentano una possibile contaminazione ambientale da parte dei coronavirus, ma si tratta in generale di esperimenti di laboratorio, sulla base delle quali non è possibile trarre delle conclusioni. Non è detto che ciò che si osserva in condizioni sperimentali poi si verifichi anche nel quotidiano, dove i fattori ambientali sono molto meno controllabili.

Una analisi tedesca di 22 studi ha cercato di dare una risposta a questo quesito sulla base dei dati disponibili sugli altri coronavirus patogeni per l’uomo, quello della SARS, quello della MERS o i coronavirus umani endemici (HCoV). È emerso che i coronavirus sono in grado di sopravvivere su superfici come metallo, vetro o plastica per un massimo di 9 giorni a una temperatura ambiente (già a una temperatura di 30 gradi il tempo di sopravvivenza si riduce) e che possono essere facilmente inattivati nell’arco di pochi minuti mediante procedure di disinfezione delle superfici con etanolo (62-71%), perossido di idrogeno (0,5%) o ipoclorito di sodio (0,1%). Ma anche con benzalconio cloruro (0,05-0,2%) e clorexidina digluconato (0,02%) che però risultano meno efficaci. La revisione non ha trovato studi in cui si chiarisse se è possibile contagiarsi toccando superfici contaminate.

Un piccolo studio pubblicato sulla rivista JAMA da parte di un gruppo di ricercatori di Singapore ha analizzato invece la presenza del SARS-Cov-2 nell’aria e su alcune superfici (quelle che vengono maggiormente toccate con le mani) in 3 camere ospedaliere che ospitavano 3 pazienti affetti da COVID-19. I campioni raccolti prima delle pulizie rilevavano la presenza del virus su alcune superfici come il water e il lavandino (suggerendo la via di trasmissione oro-fecale) e sulla sedia, interruttori, tavolo; ma non la presenza del virus nell’aria. Lo stesso campionamento ripetuto dopo la pulizia delle camere risultata negativo, suggerendo che le misure di decontaminazione utilizzate negli ospedali erano sufficienti a uccidere il virus.

Questo studio ha due limiti: la realtà limitata a cui si riferisce e la modalità con cui viene rilevata la presenza del virus: rilevare l’RNA sulle superfici non si traduce nell’aver rilevato un virus attivo né in quantità tale da poter infettare qualcuno.

Ci sono poi i risultati preliminari che provengono da alcuni esperimenti che hanno valutato la stabilità del nuovo SARS-Cov-2 su diverse superfici e nell’aria. Il primo studio effettuato da alcuni ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e pubblicato sul New England Journal of Medicine ha valutato la stabilità del virus nell’aria e su alcune superfici in condizioni controllate (temperatura di 21-23 gradi e umidità relativa del 40% mantenute costanti per tutta la durata dell’esperimento). Il passo importante fatto da questi ricercatori è stato quello di valutare non solo la presenza del virus sulle superfici e nell’aria ma anche la quantità e la persistenza del virus vitale. È emerso che il SARS-Cov-2, come il suo predecessore SARS-Cov-1, sono in grado di sopravvivere per diverse ore/giorni su alcune superfici e nell’aria. Più precisamente, che la quantità di virus si è dimezzata dopo 2 ore sul rame, dopo 5 ore sul cartone, 6 ore sull’acciaio e per 7 ore sulla plastica. In totale il virus è rimasto vitale per 4 ore sul rame, 24 sul cartone, 48 ore sull’acciaio e 72 ore sulla plastica.

Oltre alla sopravvivenza sulle superfici i ricercatori hanno valutato anche quanto il virus sopravvivesse nell’aerosol, dove il virus è rimasto vitale per almeno 3 ore.

Il secondo studio pubblicato su Lancet Microbe, ha valutato la stabilità di SARS-COV-2 a diverse temperature e su diverse superfici. È emerso che questo virus è molto stabile a basse temperature ma è sensibile alle alte temperature; mentre non è sensibile alle variazioni di ph. Nel dettaglio, la quantità di virus, mantenuto in un terreno biologico a una temperatura di 4 gradi, rimane pressoché costante per 14 giorni; mentre si riduce con l’aumentare della temperatura, per esempio a una temperatura di 70 gradi bastano 5 minuti per inattivare il virus. I ricercatori hanno poi valutato per quanto tempo il virus rimane vitale su diverse superfici, in condizioni controllate di temperatura (22 gradi) e umidità relativa (del 65%). È emerso che il virus è più stabile su superfici liscie: dopo 3 ore di incubazione sulla carta non vi erano più tracce di virus, mentre erano necessari 2 giorni per inattivare il virus sul legno e sui vestiti, 4 giorni sul vetro e sulle banconote ,7 giorni sull’acciaio, sulla plastica e sul lato interno delle mascherine (mentre sul lato esterno al 7 giorno erano ancora presenti tracce di virus. Dallo studio è emerso anche che l’uso di disinfettanti permette di inattivare il virus abbastanza velocemente (entro 5 minuti).

Infine i risultati preliminari di un esperimento condotto nel National Biodefense Analysis and Countermeasures Center (NBACC) americano ha valutato la stabilità del SARS-COV-2 sulle superfici e nell’aria a varie condizioni di temperatura e umidità (simulando sia l’ambiente esterno che interno) mostrano che il nuovo coronavirus non sopravvive a lungo a temperature e umidità elevate, e viene inattivato rapidamente dalla luce solare. Lo studio mostra che il rischio di trasmissione da superfici esterne è inferiore durante il giorno, e in condizioni di temperatura e umidità più elevate. Analogamente hanno valutato la stabilità del virus in aerosol, simulando condizioni ambientali interne e esterne, anche in questo caso è emerso che la luce solare inattiva velocemente il virus: la quantità di virus si dimezza in 2-3 minuti e diminuisce del 90% in 8-9 minuti. In assenza di luce solare non si osserva un calo dell’infezione in 60 minuti. Questo suggerisce che il rischio di trasmissione del virus nell’aria in ambiente esterno è inferiore durante il giorno e l’importanza dei dispositivi di protezione per quelle persone che si trovano in ambienti chiusi con pazienti infetti e dei ricambi di aria nelle stanze.

I risultati di questi studi, per quanto siano importanti in quanto ci danno nuove informazioni che permettono agli esperti di conoscere meglio questo virus, devono essere interpretati con cautela in quanto provengono da condizioni sperimentali, dove alcuni parametri come temperatura e umidità sono controllate, e pertanto potrebbero non trovare riscontro nella realtà, dove invece i fattori ambientali sono molto più variabili. Ricordiamo che la vitalità di un virus è condizionata da fattori come temperatura, umidità e flussi d'aria, radiazioni ultraviolette, agenti chimici.

In conclusione alla luce di quanto abbiamo riportato, non possiamo escludere la probabilità che il contagio avvenga dopo aver toccato un bicchiere, una forchetta, un pacco di cartone o una bottiglia di plastica, contaminati da goccioline di saliva di una persona infetta, ma bisogna considerare due aspetti importanti. Nel quotidiano, il virus potrebbe non rimanere vitale per diverse ore. E perché il contagio avvenga, è necessario che il virus presente sulla superficie o oggetto, e che successivamente passa alla nostra bocca, naso o occhi, sia presente in una quantità sufficiente a causare il contagio. Oggi non sappiamo ancora quanto virus sia effettivamente necessario per infettare una persona nè quanto facilmente il virus venga trasferito da una superficie a noi.

Per quanto non sia possibile escludere questa forma di contagio, è sicuramente meno rilevante rispetto alla trasmissione del virus con le goccioline tra persone a distanza ravvicinata. Nel dubbio, vale sempre il consiglio di lavarsi bene e spesso le mani con acqua e sapone o utilizzare un gel quando si toccano superfici e oggetti, soprattutto quando si è fuori ma anche quando si è in casa e si maneggiano oggetti provenienti dall’esterno. Il lavaggio accurato delle mani e un accurata pulizia degli ambienti in cui viviamo, permetterebbero di ridurre significativamente questo rischio.

Il coronavirus rimane nell’aria?

Il virus SARS-COV-2 si trasmette attraverso le goccioline di saliva diffuse da una persona infetta. La maggior parte degli esperti sostiene quindi che l’infezione si contragga principalmente per contatto diretto e prolungato con una persona infetta attraverso l’inalazione delle goccioline di saliva infette o toccandosi la bocca, il naso o gli occhi con una mano contaminata.

Le goccioline, infatti, vengono espulse quando la persona respira, parla, ride, tossisce o starnutisce: alcune di queste, di dimensioni più grandi (chiamate anche “droplet”) non rimangono molto nell’aria e tendono a cadere a terra o sulle superfici vicine abbastanza velocemente. È questo il motivo per cui viene consigliato di tenere una distanza di almeno 1 metro dalle altre persone. Quelle più piccole, che si disperdono come “aerosol”, si depositano più lentamente, rimanendo sospese nell'aria per più tempo, e possono anche percorrere tragitti più lunghi. Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Journal of American Medical Association (JAMA) la temperatura e umidità presenti nella bocca creerebbero una nuvola di gas che durante uno starnuto o tosse verrebbe espulsa fuori come grappoli di goccioline di varie dimensioni. Il calore e l’umidità presenti nella nuvola preserverebbero le goccioline dall’evaporazione (che si avrebbe nell’ambiente esterno) permettendo loro di sopravvivere più a lungo e di compiere tragitti più lunghi, fino a 7-8 metri.

Se questo nuovo virus possa però rimanere nell’aria a lungo e trasmettersi attraverso queste particelle più piccole è un tema dibattuto nella comunità scientifica. Alcuni studi suggeriscono di non sottovalutare questo aspetto. Dai risultati preliminari di alcuni esperimenti (analizzati al punto “È possibile essere contagiati dal virus toccando superfici e oggetti contaminati?”) tra cui quello pubblicato sul New England Journal of Medicine, emerge che la trasmissione del SARS-Cov-2 nell’aerosol è plausibile, in quanto il virus è in grado di rimanere vitale nell’aria per ore.

Questi risultati però, devono però essere interpretati con cautela e non portare a conclusioni sulla “probabile dispersione del virus nell’aria” visto che si tratta di un esperimento in cui il virus è stato aerosolizzato attraverso un nebulizzatore  e mantenuto in condizioni controllate di temperatura e umidità: gli aerosol generati in laboratorio non sono uguali a quelli generati dall’uomo e le condizioni sperimentali non sono paragonabili a quello che succede nella realtà, dove la molteplicità e la variabilità dei fattori ambientali potrebbero condizionare la vitalità del virus. Molti aspetti vanno ancora chiariti riguardo le dinamiche della trasmissione dell’infezione. Tuttavia, i risultati restano comunque rilevanti e potrebbero aiutare gli esperti a capire meglio cosa succede quando il virus viene aerosolizzato meccanicamente, per esempio in ospedale. Infatti, in ospedale alcune procedure eseguite nei reparti di terapia intensiva generano aerosol che disperdono il virus nell’aria (ad esempio, l’intubazione endotracheale o la broncoscopia).

Ad oggi, comunque non ci sono prove sufficienti per ritenere che il contagio si diffonda grazie a lunghe permanenze del virus nell’aria.

Tuttavia, è noto che la permanenza in ambienti chiusi con persone infette può aumentare il rischio di contagio. Questo avviene soprattutto perché anche il semplice parlare e respirare producono goccioline di piccole dimensioni che possono rimanere nell’aria più a lungo. Questo spiegherebbe, in parte, anche perché anche gli asintomatici, che non hanno sintomi respiratori, sono comunque contagiosi (per ulteriori informazioni vedi il punto E’ possibile prendere il virus anche da chi non ha sintomi?).

Nel dubbio, l’unica arma di difesa che abbiamo è cercare di evitare ambienti chiusi e affollati. Qualora ciò non sia possibile, è indispensabile seguire le corrette regole di igiene raccomandate dalle autorità sanitarie: indossare sempre e correttamente le mascherine, e di aprire frequentemente le finestre in modo da garantire continuamente un ricambio di aria.

Il virus si tramette anche tramite cibi o animali domestici?

Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche.

Secondo il ministero della Salute, gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus, perché da quello che sappiamo il virus si diffonde da uomo a uomo. Il salto di specie da animale a uomo (quello che si presume abbia dato origine all’infezione da SAR-Cov-2), è un evento piuttosto raro.

Servono davvero le mascherine?

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare una mascherina solo se si sospetta di aver contratto il coronavirus, e in presenza di sintomi quali tosse o starnuti. Molti medici e alcune autorità come la Regione Lombardia, invece, raccomandano di indossarle a prescindere, e le inseriscono nella profilassi raccomandata per la prevenzione del contagio. Come stanno le cose? In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza in base alle evidenze scientifiche e in base alle diverse tipologie di mascherine in circolazione, che garantisvono diversi gradi di protezione.

Igienizzare mani e oggetti è davvero utile?

Si sta registrando una corsa all'acquisto di gel igienizzanti e prodotti per igienizzare casa. I prezzi di alcuni noti prodotti stanno avendo incrementi inaccettabili in queste ore, spesso al di là della loro reale utilità in questa situazione. Ma sono davvero indispensabili? La raccomandazione principale è quella di lavarsi di frequente le mani con acqua e sapone. quando acqua e sapone non sono disponibili allora i gel igienizzanti per le mani a base d'alcol possono essere utili. Ma attenzione, perché non sono tutti uguali. Solo quelli con una certa percentuale di alcol hanno davvero un'efficacia contro virus, batteri e funghi. Ecco quali sono quelli che funzionano davvero.

Per quanto riguarda le superfici e gli oggetti, va detto che secondo alcuni studi il coronavirus  può resistere su di essi fino a 9 giorni prima di diventare inattivo. Anche se non ci sono prove che possa trasmettersi attraverso gli oggetti contaminati, il consiglio quindi di buon senso è di non portarselo a casa: conviene ad esempio appoggiare gli zaini e le borse a terra e non sul tavolo, togliersi scarpe e guanti appena si entra in casa, lavarsi le mani. In questi casi vale la pena intensificare l’igiene delle superfici che hanno un uso promiscuo o sono luoghi di passaggio interno-esterno (come maniglie, corrimano, pulsantiere, pavimenti…). Per farlo si può usare alcol (quello nella classica confezione rosa) o candeggina “non delicata” pura (non diluita), magari con uno panno usa e getta (come aggiuntiva precauzione).

Davvero monete e banconote possono trasmettere il virus?

Secondo un portavoce dell'Oms, anche le banconote rischiano di essere veicolo di contagio da coronavirus. «Sappiano che il denaro passa di mano con frequenza» dice «e può catturare ogni tipo di batterio o di virus, per questo suggeriamo alle persone di lavarsi le mani dopo aver maneggiato i soldi». 

In ogni caso, mmeglio sostituire il contante con pagamenti digitali come il bonifico o con carte di pagamento, che si gestiscono senza passaggi di mani e possono essere pulite in caso di necessità. Soprattutto è da preferire il pagamento contactless quello in cui la carta si avvicina al lettore POS e bisogna chiedere ai negozianti di poter gestire noi il pagamento avvicinando da soli la carta al lettore. In questo modo si evita che il mezzo di pagamento venga toccato da terzi. Inoltre se si usa il più possibile il pagamento digitale si riducono anche i prelievi di contante allo sportello automatico ATM con meno code e meno contatti sul macchinario o sullo schermo touch.