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Da una crisi all’altra: le famiglie nella morsa del carovita

Dopo due anni di Covid, ora è l’inflazione a ridisegnare comportamenti di consumo e stili di vita. La nostra indagine rivela che otto italiani su dieci hanno cambiato abitudini per risparmiare energia, sei su dieci il modo di fare la spesa.

  • di
  • Matteo Metta
27 maggio 2022
  • di
  • Matteo Metta
crisi

Doveva essere una semplice fiammata dei prezzi legata alla ripresa dei consumi post Covid. Invece, da fenomeno temporaneo, destinato a rientrare nel giro di qualche mese, si è trasformato in una inflazione strutturale come non si vedeva da oltre trent’anni. Le cause di questo aumento generalizzato dei prezzi sono note, dipendono principalmente dall’incremento del costo dell’energia e delle materie prime. Conseguenza perlopiù della guerra in Ucraina, questi rincari stanno contagiando come un virus tutti i settori produttivi. Il caro-bollette, l’impennata del prezzo del carburante e gli aumenti sui prodotti alimentari sono le principali voci che caratterizzano questa fase della spirale inflazionistica. Sebbene si tratti di spese che figurano in qualsiasi bilancio familiare, il loro aumento ha effetti diseguali, perché colpisce in particolare le famiglie meno abbienti. Infatti, più è basso il reddito, più è alto il peso percentuale di queste uscite sul budget di una famiglia. Non c’è quindi nulla di cui stupirsi se ben il 43% gli italiani ha sperimentato nell’ultimo anno un peggioramento della propria situazione economica. Il 25% ha difficoltà a pagare le bollette, il 21% è costretto a razionare carne e pesce, il 18% ha cancellato o rimandato un viaggio di piacere. Sono alcuni dei risultati dell’indagine statistica realizzata da Altroconsumo, grazie alla quale otteniamo una fotografia di come sono cambiate a causa del carovita le abitudini degli italiani nei più diversi contesti, dai consumi domestici alla mobilità, dall’alimentazione allo shopping, dal tempo libero all’assistenza sanitaria.

grafico situazione economica

Energia, consumi a stecchetto

È più che normale che a seguito dello shock dei prezzi energetici in cima alle preoccupazioni degli italiani ci siano le bollette: non solo come riuscire a onorarle, ma soprattutto come limitarne la portata. Ecco perché quello dei consumi domestici (casa, energia e acqua) è l’ambito nel quale è più alta la percentuale di coloro che hanno cambiato abitudini all’insegna del risparmio: lo ha fatto l’80% dei rispondenti. Lo scorso inverno il 52% degli italiani ha usato con più parsimonia l’impianto di riscaldamento e presumibilmente starà facendo lo stesso con quello di condizionamento. In sostanza ha già messo in pratica tra le pareti domestiche quanto previsto dal Governo per gli uffici pubblici con la cosiddetta «operazione termostato», il piano di austerity energetica per contenere la dipendenza italiana dal gas russo.

Per quattro rispondenti su dieci la strategia di risparmio energetico non si è limitata alla rimodulazione della temperatura in casa, ma si è estesa agli elettrodomestici: è il 40% ad averne ridotto l’uso. Non solo elettricità e gas. Il 27% degli italiani dichiara di essere stato più parco anche nei consumi di acqua (meno bagni, docce più veloci e rubinetto chiuso mentre ci si lava i denti...).  Seppure con percentuali inferiori, un numero rilevante di persone ha rinunciato o rimandato a tempi migliori le spese per la casa, dall’acquisto di mobili ed elettrodomestici alla manutenzione degli impianti fino alla ristrutturazione.

grafico cambio abitudini casa energia e acqua

Mobilità verde per necessità

Dopo le bollette di luce e gas, nei cahiers de doléances degli italiani troviamo il caro-carburante. Motivo che ha spinto a cambiare abitudini il 65% degli intervistati. Il 31% usa l’auto solo quando è strettamente necessario. Il 26% mette in pratica accorgimenti salva-benzina, come guidare a velocità moderata, non spingere il motore ed evitare sorpassi. C’è anche chi si è convertito alla mobilità verde: il 18% va di più a piedi o in bicicletta e il 10% prende i mezzi pubblici con più frequenza di quanto non facesse prima della crisi.

grafico cambio abitudini mobilità

Si restringe il carrello della spesa

Se bollette e carburante piangono, il carrello della spesa non ride. Dopo i beni energetici sono infatti i prodotti alimentari ad aver subito più rincari e a costringere il 63% degli italiani a cambiare abitudini. Per salvaguardare il proprio potere d’acquisto il 33% dichiara di acquistare maggiormente prodotti “primo prezzo” (cioè con il prezzo a scaffale in assoluto più basso della categoria), alimenti a marchio del supermercato e in generale quelli super-scontati. Alle scelte più oculate si accompagnano spesso le rinunce: poco male che il 29% abbia tagliato cibo e bevande non essenziali (alcol, dolci, snack salati...), più preoccupante è che un italiano su cinque (21%) rinunci all’acquisto di alimenti importanti come il pesce e la carne. Si riducono anche i momenti di piacere come le pause caffè al bar e le uscite al ristorante, diventate più sporadiche per il 26% degli intervistati. Inoltre, il clima di incertezza continua a spingere gli acquisti di prodotti a lunga conservazione (cibi in scatola, zucchero, pasta e farina): il 20% ammette di averne acquistato di più negli ultimi mesi. Clicca qui per leggere l’approfondimento su come sono cambiate le abitudini di spesa.

grafico cambio abitudini consumi alimentari

Si tagliano le attività culturali

I rincari delle utenze e degli alimentari, che sono spese obbligate, erodono il budget per il tempo libero e lo shopping. Per questo, nonostante la forte voglia di svago dopo due anni di pandemia, cinema, teatri e sale da concerto stentano a recuperare il pubblico di un tempo. Complice, di certo, l’ormai acquisita abitudine di fruire dei contenuti di intrattenimento sulle piattaforme online, dall’inizio dell’anno il 17% degli italiani ha tagliato le attività culturali fuori casa. Altrettanti hanno rinunciato all’acquisto di articoli utili a impiegare il tempo libero in autonomia e a coltivare i propri hobby. Un ulteriore 17% ho modificato i piani per le vacanze, cancellandoli o cambiando destinazione. Penalizzato anche lo shopping: l’idea di acquistare nuovi capi d’abbigliamento è stata accantonata da quasi tre persone su dieci.

grafico cambio abitudini shopping cultura e tempo libero

Se le cure diventano un lusso

Un dato allarmante è che per un italiano su tre curarsi sia diventato un lusso: il 33% infatti dichiara di non riuscire a far fronte alle spese mediche. Il 16% non può permettersi le cure dentistiche di cui ha bisogno, il 13% non riesce a sostenere i costi di una visita specialistica e l’8% ha dovuto cancellare o rimandare le sedute di psicoterapia. Per il 10% dei rispondenti è diventato proibitivo l’acquisto di dispositivi medici come gli occhiali da vista o l’apparecchio acustico.

grafico cambio abitudini assistenza sanitaria

Aiuti alle famiglie

Il quadro delineato in questa inchiesta dimostra che l’inflazione sta velocemente deteriorando il potere di acquisto delle famiglie. La pandemia ci ha insegnato che gli interventi devono essere tempestivi per essere efficaci. Abbiamo chiesto al Governo di rendere definitive le misure tampone finora adottate per frenare il caro-energia, come l’abbassamento dell’Iva e l’eliminazione dalle bollette degli oneri di sistema. Lo stesso dicasi per l’Iva e le accise sul carburante. Le risorse derivanti dall’extragettito Iva (conseguenza dell’aumento dei prezzi) e dalle tasse sugli extraprofitti devono essere impiegate per ristorare le famiglie in difficoltà. Il bonus una tantum da 200 è un aiuto, non la soluzione.

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