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Quando l'etichetta inganna: ecco a cosa fare attenzione

06 marzo 2017
etichette ingannevoli

06 marzo 2017

È il primo biglietto da visita di un prodotto: l'etichetta attira l'occhio e anche la mano di chi compra. Perché quella di convincere all’acquisto è un’arte e chi fa la spesa è solito fermarsi alle apparenze. Ecco che cosa guardare in un'etichetta per una spesa di qualità.

Per le etichette alimentari il bene si cela nei particolari. La verità delle parole riportate sulle confezioni degli alimenti è inversamente proporzionale alla dimensione del carattere con cui sono scritte: quelle stampate in grande sono, statisticamente, più menzognere di quelle scritte in piccolo. Il concetto è lo stesso delle polizze assicurative dove, per leggere le vere condizioni, ci vuole la lente di ingrandimento. Per questo bisogna imparare a guardare con molta diffidenza alle immagini, agli slogan e agli ingredienti-civetta evidenziati a bella posta sui prodotti: l'abito che avvolge gli alimenti non è solo un mezzo per conservarli e renderli maneggevoli, ma un modo per attrarre e sedurre. L'obiettivo è sbaragliare i vicini di scaffale e guadagnarsi un posto nel nostro carrello. Una guerra che induce il marketing delle aziende a piccole e grandi scorrettezze.

Tu chiamale, se vuoi, invenzioni

Cercare di far sembrare pregiato un prodotto che è fatto con ingredienti scadenti, leggero uno che è ricco di colesterolo, fresco uno che contiene conservanti…ce n’è davvero per tutti i gusti. Un ruolo cruciale riveste la lista degli ingredienti, che per legge deve essere sempre presente sui prodotti confezionati, a meno che il nome dell'alimento (o meglio, la sua denominazione commerciale) non coincida con il solo ingrediente di cui è fatto (sale, zucchero, farina 00...). A noi non resta che leggerla.

L'importanza dell'ordine

Non tutti sanno che l'ordine con cui i singoli ingredienti sono riportati in etichetta non è casuale. Per legge devono comparire in ordine decrescente di quantità, cioè al primo posto quello presente in misura maggiore e poi via via quelli che lo sono in misura minore rispetto al precedente. Se in una crema spalmabile alle nocciole al primo posto troviamo lo zucchero, vuol dire che c'è più zucchero che nocciole. Purtroppo non è previsto l'obbligo di indicare le dosi, nemmeno in percentuale, di tutti gli ingredienti, ma solo di quelli che compaiono nel nome e/o nella foto del prodotto.

Parla come mangi

C'è un altro aspetto da considerare: il senso di alcuni termini merceologici non corrisponde sempre a quello del vocabolario comune. L'esempio classico è quello della farina integrale, che in italiano significa farina non raffinata, mentre sugli alimenti confezionati può significare farina raffinata con l'aggiunta di crusca. Anche la parola nettare, che potrebbe far pensare al non plus ultra dei succhi di frutta, in realtà sta per un succo annacquato e zuccherato, il cui ingrediente più nobile, la frutta, è contenuto in una quantità che va dal 25% al 50%. Ecco perché leggere la lista degli ingredienti è un imperativo categorico. Per sapere cosa mangiamo.