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E-cig e IQOS, come funzionano e quali rischi comportano le alternative alla sigaretta tradizionale

Oltre alle ormai note conseguenze della sigaretta classica, bisogna iniziare a porre attenzione sui possibili rischi derivanti dall'uso delle sigarette elettroniche (le e-cig) e dei dispositivi a base di tabacco riscaldato come IQOS. Particolarmente apprezzati dai giovanissimi, è sbagliato pensare che questi prodotti siano del tutto innocui. Vediamo perché.

31 maggio 2019
Sigarette elettroniche, tradizionali, e IQOS: come funzionano

Stando ai dati derivanti dalla sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e raccolti tra il 2014 e il 2017, in Italia fumano in media 11 milioni di persone: praticamente un adulto su quattro. L’abitudine al fumo è più frequente tra le persone economicamente più svantaggiate e con un grado di istruzione inferiore. Circa il 2% degli adulti in Italia fuma la sigaretta elettronica e, nella maggior parte dei casi, si tratta di sigarette elettroniche con nicotina, usate da fumatori in aggiunta alla sigaretta tradizionale. Dal 2008, la percentuale di fumatori si è ridotta significativamente in tutto il territorio italiano, probabilmente anche per merito delle politiche restrittive, come il divieto di fumo nei locali pubblici, e dell’adozione di programmi educativi che aumentano la consapevolezza sui rischi connessi al tabacco.

Cala la sigaretta, ma fa ancora presa sui giovani

I dati attuali sul tabagismo tra i giovani italiani sono emersi dalla Global Youth Tobacco Survey (GYT) del 2018, un’indagine globale finalizzata al monitoraggio dei comportamenti legati all’uso del tabacco tra adolescenti di età compresa tra i 13 e i 15 anni, e che in Italia è coordinata dall’Istituto Superiore della Sanità su richiesta del ministero della Salute. Questa indagine rileva che tra il 2017 e il 2018 su 1.680 studenti italiani di scuola media e scuola superiore, di cui 1.518 avevano un’età compresa tra i 13 e i 15 anni, il 21.3% degli studenti fa uso corrente di prodotti a base di tabacco, il 20.8% fa uso corrente di sigarette tradizionali (contro il 23.4% nel 2014) e il 17.5% di studenti fa uso corrente di sigarette elettroniche (contro l’8% nel 2014). Solo il 2% fa uso corrente dei nuovi prodotti a base di tabacco riscaldato.

Uso delle e-cig tra i giovani

Negli Stati Uniti l’uso delle sigarette elettroniche (e-cig) tra i giovani è stata definita dall’FDA, l’ente americano che regola tutti i prodotti a base di tabacco, una vera e propria epidemia: nel 2018 più di 3,6 milioni facevano uso di e-cig,. Sebbene i dati italiani non siano equiparabili a quelli americani, l’indagine GYT mostra che anche nel nostro paese c’è un aumento di adolescenti che fa uso di sigarette elettroniche, uso che potrebbe compromettere i progressi compiuti negli anni nel tentativo di ridurre l’uso di fumo di sigaretta e che potrebbe creare una nuova generazione dipendente da nicotina. Ma come funzionano questi dispositivi? Le e-cig sono sistemi elettronici di rilascio della nicotina che scaldando un liquido (e-liquid) permettono di inalare aerosol e simulare così il fumo di sigaretta. La grande differenza con la sigaretta tradizionale è quindi l’assenza di tabacco. Sono diventati popolari tra i fumatori inizialmente come ausilio per smettere di fumare. Oggi però sono sempre più usate dai giovani, molti dei quali non hanno mai fumato una sigaretta, attratti dalla novità del prodotto, dalla percezione della sua innocuità, dal design, dall’ampia varietà di aromi oltre che dall’influenza dei pari. Nonostante le rassicurazioni sul fatto che i propri prodotti non mirino né direttamente né indirettamente ai giovani, ma siano pensati per migliorare la vita dei fumatori adulti e liberarli dalla sigaretta tradizionale, i produttori di e-cig usano vari metodi e investono molti soldi per convincere i giovani che usare le e-cig significa essere più “alla moda”. I canali di vendita (dalla boutique al web), le strategie di marketing utilizzate (attraverso i social media), la scelta deli aromi, il tipo di confezioni, il design dei prodotti sono chiaramente indirizzati alla fascia più giovane.

Il caso di JUUL, l'elettronica californiana 

Singolare è il caso della nuova e-cig JUUL, sviluppata e prodotta da una start-up californiana JUUL Lab, che in pochi anni è riuscita a dominare il mercato delle e-cig negli Stati Uniti, secondo i dati Nielsen a novembre 2018 rappresentava il 76,1% del mercato statunitense delle sigarette elettroniche. La stessa Marlboro, attraverso Altria, ha investito 12,8 miliardi di dollari, aggiudicandosi una quota del 35% della JUUL Lab. La JUUL è arrivata in Italia a gennaio 2019. Ha un design molto elegante, somiglia a una chiavetta USB che si può facilmente tenere nel palmo della mano, facilitandone l’utilizzo anche da parte di chi vuole fumare di nascosto, per esempio in classe. È considerata l’iPhone delle e-cig. La JUUL può essere usata con discrezione, è disponibile in gusti che si rivolgono ai giovani (menta glaciale, mix frutta, creme brulée, mentolo) e contiene un alto contenuto di nicotina. In Italia, una JUULpod (così si chiama la cartuccia con il liquido) contiene circa 20 mg/ml di nicotina con una concentrazione all’1,7% in peso al momento della produzione, l'equivalente di circa 200 boccate. Quindi fumare una JUULpod equivale a fumare un pacchetto di sigarette. Negli Usa la Juul Lab è stata richiamata più volte dall'FDA a intraprendere delle azioni risolutive per limitare l’uso della Juul tra i giovani, tra cui il divieto di vendere alcuni aromi.

Prodotti a base di tabacco riscaldato come IQOS

La risposta della Philip Morris International (PMI) a un mercato in costante evoluzione è la “sigaretta di tabacco non bruciato” (HNB, heat-not-burn), un ibrido tra e-cig e sigaretta tradizionale, comunemente nota come IQOS (I-Quit-Ordinary-Smoking). È stata lanciata in Italia nel 2014 come paese pilota ed oggi conta 10 milioni di fumatori nel mondo. Si tratta di bastoncini di tabacco usa e getta imbevuti di glicole propilenico, che sono inseriti in un supporto nella sigaretta HNB. La differenza chiave tra una sigaretta tradizionale e una iQOS è che il tabacco contenuto in una sigaretta brucia a temperature superiori a 600°C, generando fumo che contiene circa 4000 sostanze irritanti e tossiche prodotte dalla combustione delle foglie di tabacco. Nelle IQOS il tabacco viene riscaldato a temperature più basse (sotto i 350 ° C) con il vantaggio di generare quantità inferiori di sostanze tossiche nell'aria. La maggior parte dei dati di sicurezza sulle IQOS, che ne attestano un rischio ridotto per il consumatore rispetto alle sigarette tradizionali, deriva da ricerche condotte dall'industria del tabacco. La PMI punta ad una vera e propria strategia di salute pubblica, proponendo l’IQOS come la vera alternativa alla sigaretta e spostando i fumatori da quest’ultima al suo dispositivo. Dietro questa strategia, Philip Morris International (PMI) sta ampliando il proprio mercato: promuove il suo nuovo dispositivo in occasione di eventi culturali, in convegni medico-scientifici sponsorizzati dalla PMI e nello stesso tempo continua a vendere le sigarette tradizionali. I pochi studi tossicologici indipendenti indicano che le IQOS rilasciano sostanze dannose e potenzialmente nocive, anche se in livelli ridotti rispetto alla sigaretta tradizionale. Uno studio pubblicato su Aerosol Science and Technology per esempio ha confrontato l’aerosol generato dalle IQOS con quello generato dalle sigarette elettroniche (SE) e con il fumo prodotto dalle sigarette convenzionali (SC). I risultati emersi da tale studio indicavano l’assenza di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nelle sigarette elettroniche e nelle IQOS, ma la presenza in quest’ultime, sebbene in concentrazioni inferiori rispetto alla sigaretta tradizionale di: black carbon, PM 2.5, PM 10, Acroleina, Acetaldeide, Formaldeide e di metalli pesanti come stagno, alluminio, zolfo e tallio. Pertanto le IQOS non possono essere definite prive di rischio, soprattutto per quelle persone che non hanno mai fumato sigarette prima.

Quali rischi sono legati alle sigarette elettroniche

Le sigarette elettroniche sono viste come un'alternativa più sicura alla sigaretta tradizionale e questo ha contribuito al successo sul mercato delle sigarette elettroniche. È risaputo che i danni provocati dal fumo emergono dopo un periodo di diversi anni. Ciò significa che, al fine di valutare l'impatto sulla salute delle sigarette elettroniche rispetto al fumo tradizionale nel contesto clinico, sono necessari studi epidemiologici a lungo termine. Oggi non siamo in grado di affermare che le sigarette elettroniche siano dannose né che siano sicure. Possiamo però affermare che l'aerosol delle e-cig non è un innocuo "vapore acqueo". Il vapore che si aspira è ottenuto dal riscaldamento del liquido di ricarica, composto di solito da glicole propilenico, glicerolo vegetale, aromi alimentari ed eventualmente nicotina. Nonostante queste sostanze siano utilizzate da tempo in campo cosmetico, alimentare e farmaceutico, gli effetti di una inalazione ripetuta, prolungata nel tempo, anche in dosi elevate, non sono ancora ben noti. Ci sono studi che hanno evidenziato che gli aromi inalati ad alte concentrazioni esercitano effetti irritanti e infiammatori sul sistema respiratorio e cardiovascolare. Inoltre, diversi studi hanno rilevato la presenza nelle emissioni delle e-cig di metalli (come nichel, rame, zinco, stagno e piombo), composti organici volatili (come benzene e toluene), di aldeidi (es benzaldeide, formaldeide, composti cancerogeni per l’uomo) e di acroleina sostanza irritante per la mucosa del tratto respiratorio. Sulla base dei dati a disposizione si può affermare che i fumatori che riducono o abbandonano la sigaretta tradizionale per passare alla e-cig sono esposti a meno sostanze dannose e quindi traggono dei benefici.

Le conseguenze per chi non ha mai fumato 

Se però si considera quelle persone che non hanno mai fumato sigarette tradizionali, in modo particolare i giovani, e che ora fumano sigarette elettroniche, non si possono escludere danni che potrebbero derivare dall’uso di tali dispositivi, che non risultano essere privi di rischio. Non va inoltre trascurato un altro fattore: la presenza di nicotina nei liquidi di ricarica. La nicotina è una sostanza stupefacente che dà dipendenza. I rischi legati all’assunzione di nicotina con le sigarette elettroniche sono gli stessi di quando si fuma: effetti indesiderati (nausea, vomito, capogiro e tremori), sviluppo di assuefazione e dipendenza e conseguenze negative per l’apparato cardio circolatorio (aumento della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco). Un pericolo concreto può derivare da una scorretta manipolazione e conservazione dei liquidi di ricarica. Una dose fatale di nicotina (che è di qualche decina di milligrammi per un adulto) non è raggiungibile nelle normali condizioni di utilizzo di una sigaretta elettronica, ma quantitativi rischiosi possono essere assorbiti nel caso in cui si ingerisca il contenuto delle boccette di ricarica o ci si rovesci una boccetta addosso. La nicotina è assorbita velocemente attraverso la pelle: è quindi necessario manipolare con attenzione le ricariche, usando dei guanti. Inoltre è opportuno tenere le ricariche al di fuori della portata dei bambini. L’esposizione alla nicotina durante l’adolescenza può avere varie ripercussioni: effetti sulla cognizione, attenzione e sull’umore (derivanti dall’interferenza della nicotina con il normale processo di maturazione del cervello che continua durante l’adolescenza), dipendenza da nicotina, successivo passaggio alla sigaretta tradizionale. La maggior parte dei giovani fuma e-cig con nicotina. Se si considera che con tali sigarette esiste il potenziale rischio di assumere dosi di nicotina elevate, superiori a quelle giornaliere raccomandabili, è chiaro intuire che non è possibile escludere il rischio di effetti dannosi per la salute.

Le sigarette elettroniche aiutano a smettere?

La sigaretta elettronica è diventata popolare come ausilio per smettere di fumare: ma funziona davvero? Le conoscenze scientifiche sull'efficacia della sigaretta elettronica come ausilio per smettere di fumare non sono ancora chiare. Gli studi clinici che confrontano l’efficacia dell’uso di e-cig come ausilio per smettere di fumare con quella di altri metodi (es. cerotti che rilasciano nicotina) o del placebo non ne rilevano l’efficacia: la percentuale di fumatori che smette di fumare con l’ausilio della e-cig non differisce in maniera sostanziale da quella che utilizza altri metodi o che non utilizza nessun ausilio. Da uno studio che utilizza i dati Passi, risulta che in Italia, un adulto su 10 dieci, tra coloro che provano a smettere di fumare, lo fa usando la sigaretta elettronica. La e-cig viene utilizzata tre volte più degli altri metodi tradizionali per tentare di smettere di fumare (farmaci, centri antifumo e altro). Lo studio mette in evidenza però che la probabilità di smettere di fumare è minore tra chi tenta di farlo usando la e-cig rispetto a chi sceglie metodi tradizionali ed è simile alla probabilità di smettere di coloro che tentano di farlo da soli senza alcuno ausilio. Non per questo, però, si esclude la possibilità di utilizzare la e-cig come ausilio per smettere di fumare in un soggetto che vuole smettere, considerando che la sigaretta elettronica oltre a rilasciare la nicotina (come fanno i cerotti a base di nicotina) permette al fumatore di mantenere la gestualità legata all’uso della sigaretta tradizionale. C’è anche chi non esclude che il mantenimento dell'abitudine alla gestualità renda il fumatore più vulnerabile alla ricaduta.

L'e-cig porta alla sigaretta tradizionale?

Diversi studi suggeriscono inoltre che l’uso di e-cig è associato a un aumentato rischio di passaggio alla sigaretta tradizionale. Se si pensa ai non fumatori, e in modo particolare ai giovani che non sono mai venuti a contatto con il fumo tradizionale, la sigaretta elettronica potrebbe rappresentare per loro una porta d’ingresso verso la dipendenza da nicotina.