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Riavere i soldi dal fisco: come fare?

21 gennaio 2016
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21 gennaio 2016

Versamenti superiori a quanto richiesto o pagamenti di tasse non dovute: niente paura, puoi chiedere il rimborso di ciò che ti spetta, ti spieghiamo come fare.

Ti sei accorto che avresti dovuto pagare 300 euro di Irpef invece per errore ne hai versati 370? Hai pagato l’Imu sulla prima casa e solo in seguito sei venuto a sapere che non avresti dovuto versare proprio nulla? Il fisco in questi casi ti dà la possibilità di ritornare sui tuoi errori e di chiedere il risarcimento delle somme pagate anche se non dovute. La richiesta di rimborso, che tecnicamente si chiama istanza, deve essere fatta in carta semplice entro i termini previsti dalle norme tributarie e indirizzata a enti differenti a seconda del tipo di imposta di cui si chiede il rimborso.

I termini entro i quali presentare l’istanza

  • 5 anni per le imposte locali quali Imu, Tasi e Tari.
  • 4 anni per il rimborso di ritenute e versamenti di imposte dirette quali Irpef, Ires…
  • 3 anni per il rimborso delle imposte indirette quali imposte di registro, di successione o donazione, di bollo
  • 2 anni se non specificato diversamente.

A chi chiederlo

  • Imposte dirette: il rimborso va chiesto all’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente per il contribuente al momento della dichiarazione dei redditi.
  • Imposte indirette: all’ufficio dove è stato registrato l’atto o la successione.
  • Imposte locali: all’Amministrazione comunale a cui si è versato il tributo.

La domanda

Nell’istanza vanno spiegate le ragioni per cui si ritiene di aver diritto al rimborso e vanno allegate le prove dei versamenti eseguiti o le certificazioni delle ritenute subìte. Se la domanda di rimborso viene respinta, il contribuente può presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale competente entro 60 giorni dalla comunicazione del rifiuto. Per le controversie fino a 20 mila euro il ricorso alla Commissione tributaria deve obbligatoriamente contenere la cosiddetta "domanda di mediazione": senza quest’ultima la procedura viene bloccata. Se entro 90 giorni dalla presentazione della domanda non arriva alcuna risposta, la richiesta si deve intendere rifiutata. Si può allora ricorrere al giudice tributario ma i tempi si dilatano: il termine di prescrizione è generalmente di 10 anni.

Il rimborso

Se il fisco riconosce il diritto al rimborso, il contribuente ha diritto alla restituzione di ciò che ha ingiustamente pagato. L’importo viene accreditato sul conto corrente (bancario o postale) i cui dati vengono comunicati con la domanda di rimborso o attraverso il canale Fisconline presente sul sito dell’Agenzia delle entrate.  Se non sono state fornite le coordinate bancarie:

  • quando il rimborso non supera i 999,99 euro l’Agenzia invita il contribuente a presentarsi in un qualsiasi ufficio postale;
  • se l’importo è maggiore, ma inferiore ai 51.645,69 euro, il contribuente viene invitato a comunicare i dati del suo conto attraverso un modello da compilare e consegnare in Posta;
  • per gli importi superiori a 51.645,69 e per i rimborsi dei soli interessi, il rimborso avviene esclusivamente tramite accredito su conto corrente bancario o postale.

Gli acconti di imposta

Se l’acconto versato è superiore al totale dovuto il termine per chiedere la restituzione dell’importo versato in eccesso decorre dal versamento del saldo. Se l’acconto versato non era dovuto o non era dovuto in quella misura già nel momento in cui è stato pagato oppure non era applicabile la disposizione in base alla quale è stato pagato, il termine scatta dal versamento dell’acconto.

Le agevolazioni fiscali

Quando si versa un’imposta senza tenere conto di un’agevolazione a cui invece si aveva diritto, dal momento che in casi del genere l’agevolazione viene riconosciuta al termine della verifica dei presupposti da parte dell’amministrazione finanziaria, il termine (di due anni) per chiedere il rimborso inizia a decorrere solamente nel momento in cui il procedimento di verifica si conclude. Se invece il beneficio fiscale viene introdotto successivamente da una norma con cosiddetto effetto retroattivo, il termine per il rimborso di quanto pagato in più scatta dalla data di entrata in vigore della nuova norma.

Le norme fiscali illegittime

Se una norma che regola tasse o tributi viene dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, il termine per chiedere il rimborso di quanto ingiustamente versato in base a quella norma decorre dalla data della sentenza. Le cose cambiano se invece l’illegittimità viene dichiarata dalla Corte di giustizia europea: la giurisprudenza prevalente ritiene infatti che in tal caso vada applicata la regola generale secondo cui il termine per presentare la domanda di rimborso scatta dalla data di versamento dell’imposta.

Hai consegnato la dichiarazione dei redditi ma, involontariamente, hai commesso un errore e l’Agenzia delle entrate lo ha scoperto? Ecco come puoi accordarti per ridurre le sanzioni.

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