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Tutto quello da sapere sul modello 730

11 luglio 2016
730

11 luglio 2016
Il 22 luglio era l'ulimo giorno per presentare la dichiarazione dei redditi. Ma cosa fare se ti sei accorto di averla consegnata sbagliata? Che cosa succede se arriva un accertamento? E come risolvere le questioni aperte con il Fisco? Ecco le risposte alle tue domande.

Hai commesso errori?

La dichiarazione dei redditi è ormai stata consegnata, ma cosa fare se hai commesso qualche errore e non lo hai corretto in tempo? Le eventuali irregolarità, riscontrate dall’Agenzia delle entrate, devono essere comunicate al contribuente attraverso un documento che riporta la motivazione della pretesa tributaria, le maggiori imposte dovute e le sanzioni, le modalità per sanare le irregolarità, oltre a quelle per chiedere l’intervento dell’ufficio competente o del giudice tributario nel caso in cui il contribuente ritenga infondata la richiesta del fisco.

Come posso rimediare?

Se la contestazione è legittima devi pagare l’imposta, gli interessi e la sanzione. Se, invece, sei convinto che la richiesta non abbia fondamento devi contattare l’ufficio dell’Agenzia che l’ha inviata per fornire gli elementi che giustifichino la tua posizione. Se l’irregolarità deriva da un controllo automatizzato devi, invece, sentire il Centro di assistenza multicanale allo 848.800.444 o tramite posta certificata (dc.sac.controllo_automatizzato@pce.agenziaentrate.it) o attraverso il canale di assistenza denominato Civis (previa iscrizione al servizio stesso).

Cos'è l’avviso di accertamento

È l’atto con cui il fisco notifica formalmente la contestazione al contribuente. Deve contenere:

  • il reddito imponibile e le aliquote applicate;
  • l’imposta liquidata (al lordo prima e al netto poi delle detrazioni, delle ritenute e dei crediti d’imposta);
  • l’indicazione dell’ufficio competente e responsabile del procedimento;
  • le modalità e il termine di pagamento e quelle per proporre, se possibile, una mediazione tra le parti.

Una volta ricevuto l’avviso di accertamento:

  • se ritieni infondata la contestazione puoi chiedere di accedere alla procedura di mediazione e/o fare ricorso davanti al giudice tributario;
  • se ci sono i presupposti, puoi richiedere un accordo con il fisco per evitare di ricorrere al giudice;
  • puoi pagare le somme richieste beneficiando di una riduzione delle sanzioni a 1/3 del minimo previsto, ulteriormente ridotte a 1/6 del minimo se l’avviso non è stato preceduto da un invito al contraddittorio o da un controllo dell’Agenzia delle entrate o della Guardia di finanza.

Trascorsi 30 giorni dal termine utile per il pagamento senza che il contribuente abbia sanato il proprio debito, la responsabilità del recupero delle somme passa agli agenti della riscossione, che avvisano di nuovo il contribuente, invitandolo a onorare il debito.

Come cercare un accordo

Attraverso la procedura chiamata adesione all’accertamento il contribuente si accorda sulle somme da versare per evitare che la lite finisca in tribunale. La procedura, che può essere richiesta sia dal contribuente sia dall’Agenzia delle entrate, va richiesta con una lettera in carta semplice entro 60 giorni dalla notifica dell’atto tramite consegna diretta o per posta all’ufficio competente.

Se il fisco e il contribuente raggiungono un accordo, quest’ultimo viene riportato sul cosiddetto atto di adesione: la procedura termina quando viene pagato il debito, comprese le sanzioni. Se, invece, le parti non raggiungono un accordo, il contribuente può presentare ricorso al giudice tributario. Dal momento in cui si presenta la domanda per l’adesione i termini per il ricorso al giudice tributario rimangono sospesi per 90 giorni, dopo di che iniziano di nuovo a decorrere, sia che l’accordo sia raggiunto o meno.

La mediazione: come funziona?

Se il contribuente ritiene di avere ragione, ma non riesce a raggiungere un accordo col Fisco, può ricorrere al giudice tributario. Prima però, se il valore della lite non supera 20 mila euro, è obbligatorio tentare la mediazione tributaria per tutti gli atti notificati a partire dal 1° aprile 2012. Se il valore della lite non supera 20 mila euro è obbligatorio tentare la mediazione tributaria per tutti gli atti notificati a partire dal 1° aprile 2012. Questo non accade per le liti di valore superiore a 20 mila euro e di valore indeterminabile, per gli atti che non sono stati emessi dall’Agenzia delle entrate e per quelli notificati prima del 1° Aprile 2012, per le cartelle esattoriali e gli atti degli agenti della riscossione. Ricorrere alla mediazione può essere una mossa astuta da parte del contribuente che comporta, in automatico, una riduzione del 60% della sanzione.

L'ultimo passo: la conciliazione

Se la mediazione non va a buon fine, si procede con il giudizio: la parte che perde la causa davanti al giudice dovrà pagare il 50% in più delle spese. A processo in corso si può comunque tentare la conciliazione, sia su iniziativa delle parti sia del giudice. In caso vada a buon fine, il pagamento del debito del contribuente deve avvenire entro 20 giorni dalla data del verbale di conciliazione, con una diminuzione del 60% delle sanzioni previste.


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