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Economia circolare, cos’è e come funziona

Per comprendere l’importanza dell’economia circolare dobbiamo conoscere le differenze rispetto all’economia lineare, i vantaggi dell’ecosostenibilità e infine le sette R dell’economia circolare, fondamentali per comprendere i meccanismi di riciclo e riuso dei prodotti.

28 maggio 2021
economia circolare

Quando pensiamo all’economia di solito facciamo riferimento a un sistema economico lineare, quello che prevede la produzione, il consumo e lo smaltimento delle risorse e dei prodotti. L’economia circolare funziona in modo diverso, prevede una rigenerazione e in questo modo garantisce anche la sua ecosostenibilità. Esiste un collegamento tra economia circolare e crisi climatica, infatti l’economia circolare è una strategia di mitigazione delle cause che contribuiscono alla crisi delle risorse, dovuta all’utilizzo troppo intensivo delle stesse.

Gli svantaggi dell’economia lineare

In alcuni ambiti i danni portati dall’economia lineare, che potrebbero essere mitigati dall’utilizzo dell’economia circolare, sono più evidenti per il consumatore. Pensiamo - un esempio fra tanti - alla moda, in particolare al fast fashion, ovvero alle catene che producono capi molto belli ma pensati sull’onda di un trend istantaneo. Questi capi vengono prodotti a partire da un impulso dei consumatori, raccolto nei negozi. Nell’arco di un mese nasce una nuova linea, un nuovo colore e così via. I vestiti in questione non sono destinati a durare, chi li acquista è contento perché il prezzo è basso, ma presto li abbandona. I tessuti utilizzati non sono di alta qualità e i tassi di invenduto registrati dai produttori sono elevati, perché esiste una varietà di offerte che cambia continuamente.

Cosa può fare il singolo consumatore per sostenere l’economia circolare

Scegliere di acquistare prodotti destinati a durare di più è un investimento migliore delle risorse ma anche dei nostri soldi. Possiamo fare anche di più. Possiamo rivolgerci a produttori che utilizzano filati che partono da materie prime seconde (materiali riciclati) per generare dei nuovi filati per creare nuovi capi. Questo è un trend interessante, inoltre stiamo parlando di prodotti appetibili e accattivanti. Se un capo è ancora in buone condizioni possiamo continuare a farlo vivere donandolo a un amico, oppure a un’associazione che troverà un destinatario che ne abbia bisogno.

Lo possiamo vendere e immetterlo nel circuito dell’usato, infatti anche il circuito della seconda mano fa parte del circuito dell’economia circolare perché allunga la vita dei prodotti. Ultimamente sono nate numerose app che facilitano questi passaggi.

Possiamo inventarci nuovi usi per i vecchi capi grazie alla creatività, per esempio possiamo usare la stoffa oppure i bottoni per ricavare borse e altri accessori. Se invece un abito non è più utilizzabile, possiamo decidere di destinarlo a chi fa una raccolta specifica, per essere sicuri che il fine vita del prodotto in questione sia il più efficiente possibile. Uno degli elementi più affascinanti dell’economia circolare è che non si finisce mai di inventare usi eccentrici delle risorse, il gioco sta nel tenerle sempre in circolo.

Le sette R dell’economia circolare

Una volta riduzione, riuso e riciclo erano le tre r dell’economia circolare, ora si può parlare di sette. Vediamole, declinate con esempi concreti rispetto al nostro consumo di plastica.

R come riduzione. Aumentare l’efficienza nella produzione o uso dei prodotti riducendo l’uso di risorse naturali o materiali. Sostituisci prodotti di plastica oppure usa e getta con alternative come posate di metallo o borse di tela.

R come riuso. Riuso di un prodotto scartato ancora in buone condizioni e che svolge la sua funzione originale da parte di un nuovo consumatore.

R come riciclo. Impara a riciclare e smaltire correttamente i rifiuti seguendo le regole del tuo comune, perché ogni comune ha delle regole leggermente diverse. In ogni caso bisogna sempre fare attenzione alle indicazioni riportate sulle confezioni per lo smaltimento.

R come ripara. Scegli di riparare prodotti rotti o danneggiati come giocattoli ed elettrodomestici perché questo contribuisce ad allungarne la vita.

R come reinventa. Riutilizza i rifiuti di plastica per dare loro una nuova vita cercando usi creativi.

R come rifiuta. Rendi il prodotto superfluo abbandonando la sua funzione originaria, oppure offrendo la stessa funzione con un prodotto radicalmente diverso.

R come ripensa. Trova il modo per reinventare i tuoi stili di consumo, per esempio scegliendo di acquistare alimenti sfusi e limitando gli imballaggi. Fai uso intensivo di un prodotto, per esempio attraverso la condivisione.

Le difficoltà del riparare

Dal punto di vista del consumatore medio quello del riparare è forse l’ostacolo principale dal punto di vista delle abitudini, molti di noi non ci pensano oppure non ne sono capaci. È anche un effetto di un trend di mercato, si sente spesso dire “piuttosto che riparare la lavatrice allora conviene comprarla nuova”. Questo accade non soltanto a causa della pigrizia oppure a causa dell’incapacità del consumatore. Ci sono persone che possono aiutarci a riparare l’elettrodomestico, ma sono le stesse che ci dicono che non conviene. Dipende anche dal fatto che non si trovano più i pezzi di ricambio per un oggetto che abbiamo in casa da qualche anno. Nel novembre 2020 la UE ha deciso di occuparsi del diritto alla riparazione, il right to repair. Uno degli effetti che vedremo è che i pezzi di ricambio dovranno essere disponibili per la durata della vita media dello stesso elettrodomestico, non saremo più costretti a buttarlo perché non siamo in grado di ripararlo.

Il ruolo della comunità dei consumatori

La comunità dei consumatori è importante, senza una comunità di consumatori che decide di seguire buone norme per riciclare i contenitori, gli imballaggi ecc., la raccolta differenziata non funzionerebbe, mentre è uno degli ingranaggi indispensabili dell’economia circolare.

Il singolo può influenzare la comunità dei propri pari attraverso l’esempio e una sorta di moral suasion. La comunità di consumatori può influenzare le istituzioni, i produttori e i fornitori di servizi che non possono ignorare questa nuova sensibilità. 

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Articolo realizzato nell’ambito di “Ascolta il futuro”, un progetto di educazione ambientale, civica e digitale promosso da Altroconsumo e realizzato con i fondi del ministero dello Sviluppo economico - ripartizione 2020.