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Il viaggio illecito dei rifiuti elettronici

Sai dove va a finire il tuo frigorifero dopo che hai smesso di usarlo? E la tua lavatrice? Molti RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici) seguono la strada giusta verso gli impianti di trattamento, ma tanti, 4 su 10, prendono strade parallele. Anzi, per dirla tutta, illecite. Nella nostra videoinchiesta i dettagli di questo sommerso.

  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Beba Minna
14 ottobre 2019
  • contributo tecnico di
  • Claudia Chiozzotto
  • di
  • Beba Minna
Raee

Per scoprire cosa inceppa il meccanismo, Altroconsumo ha coinvolto 200 cittadini che erano in procinto di cambiare il vecchio elettrodomestico. All’interno di ogni apparecchio (tra frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, congelatori e asciugatrici), abbiamo inserito un trasmettitore satellitare, una sorta di pulce elettronica che ci ha permesso di seguirne ogni spostamento. L’inchiesta è stata fatta in collaborazione con Ecodom, il consorzio italiano recupero e riciclaggio elettrodomestici. Il risultato? Quattro su dieci non arrivano nel luogo giusto, l’impianto autorizzato per trasformarli di nuovo in materie prime.

Dove vanno e dove dovrebbero andare

Per capire quali sono queste rotte illecite, dobbiamo fare un ripasso di quello che sarebbe il percorso giusto. Il cittadino per smaltire un rifiuto elettronico (i cosiddetti raee) ha due possibilità: il ritiro da parte degli addetti del comune oppure il servizio di ritiro gratuito da parte del negozio presso cui acquista il nuovo apparecchio. La prassi corretta vuole che gli elettrodomestici da buttare siano consegnati nell’isola ecologica o nei luoghi di raggruppamento previsti per i negozi. Dopo una sosta in queste piazzole, il raee è destinato a un impianto di trattamento per il riciclo. Tutto quello che non arriva qui finisce in una serie di destinazioni parallele, come rottamai, abitazioni private, parcheggi, magazzini anonimi o mercatini dell’usato. Alcuni elettrodomestici infatti, divenuti rifiuti, sono comunque stati rivenduti come usato, senza garanzie di sicurezza e tanto meno di affidabilità. Il tutto in assenza di controlli. E lo confermano i numeri: nell’inchiesta è emerso che su 174 apparecchi geolocalizzati, solo 107 hanno raggiunto l’impianto di trattamento atteso.

 

Li abbiamo denunciati al ministero dell’ambiente

Difficile avere certezze su come vengono trattati questi elettrodomestici, quello che è certo è che hanno preso strade lontane dalla legalità. Abbiamo denunciato al ministero dell’ambiente questi comportamenti. Ora però servono controlli più stringenti, regole sul mercato dell’usato, più informazioni per i cittadini, ma anche maggiori servizi perché non siano spinti a sbarazzarsi dei rifiuti in modo maldestro. E infine un aiuto ai consorzi di gestione dei raee, che non possono assumere il ruolo di sceriffi in questo far west.

 

Precisazione di AMIAT di Torino

In seguito alla divulgazione della nostra inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti elettronici, abbiamo ricevuto una precisazione da parte di Amiat, l’azienda multiservizi di igiene ambientale della città di Torino. La precisazione riguarda un tracciato mostrato come esempio critico nel nostro video, relativo ad un frigorifero caricato in Valle d’Aosta, trasferito a due isole ecologiche valdostane, transitato da un impianto di trattamento in Piemonte e infine approdato ad una terza isola ecologica in provincia di Torino. Amiat ci ha precisato che il percorso seguito è regolare in quanto il frigorifero non è stato scaricato nella seconda e terza isola ecologica, ma vi è solo transitato per poi arrivare all’impianto di trattamento dopo che il nostro trasmettitore ha smesso di trasmettere (circostanza che noi avevamo interpretato come destinazione finale non corretta).

Nel ringraziare Amiat per la precisazione, confermiamo che nessuna irregolarità è da imputare all’azienda torinese di gestione dei rifiuti. Restano validi i giudizi negativi su altri tracciati della nostra inchiesta, non riguardanti rifiuti gestiti da Amiat. Così come restano valide tutte le altre conclusioni della nostra indagine.