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Smartphone: ci sono davvero rischi per la salute? Per dirlo serve ancora tempo

17 gennaio 2019
tumore smartphone

17 gennaio 2019

Il Tar del Lazio ha imposto ai ministeri della Salute, dell’Ambiente e dell’istruzione di dare il via ad una campagna sul corretto uso dei cellulari. Ma davvero i telefonini possono aumentare il rischio di tumori al cervello? Per capirlo serve altro tempo. Ecco intanto i nostri consigli per un uso più consapevole.

Sei mesi. È il tempo che i ministeri dell'Ambiente, della Salute e dell'Istruzione hanno per promuovere una campagna informativa sulle modalità corrette di utilizzo dei cellulari. A stabilirlo è una recente sentenza del Tar del Lazio, che ha di fatto accolto il ricorso presentato dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog.

Ma la verità è che, a distanza di molti anni dall’arrivo dei cellulari nella nostra vita, ancora non si riesce a dare una risposta chiara alla domanda: i telefonini possono aumentare il rischio di tumori al cervello? Per capirlo serve altro tempo. In ogni caso, quello che possiamo fare oggi è usare il telefono in modo corretto.

Altroconsumo si è occupata diverse volte dell’argomento e per questo chiederemo ai Ministeri chiamati in causa dal tribunale di essere coinvolti sia nello sviluppo e che nella divilgazione della campagna.

La prevenzione è usare i telefonini correttamente

I cellulari emettono onde a diretto contatto con la testa. La preoccupazione è che possano provocare danni biologici. Per evitare i rischi bastano semplici precauzioni: eccole.

  • Usa l’auricolare: è sufficiente allontanare il cellulare dalla testa soltanto di qualche centimentro perché il livello di esposizione scenda drasticamente.
  • Fai telefonate brevi, soprattutto quando la linea è disturbata e il telefono è costretto a lavorare a piena potenza, con maggiore emissione di radiazioni
  • Evita di telefonare quando la copertura del segnale è inferiore, per esempio in ascensore o nel treno.
  • Tieni il cellulare lontano dalla testa durante la composizione del numero (momento in cui funziona alla massima potenza).

Bambini: teniamoli alla larga

I bambini sono potenzialmente più vulnerabili rispetto agli adulti ai campi elettromagnetici. Un po’ perchè il loro sistema nervoso è in fase di sviluppo, un po’ perchè fisicamente la circonferenza del cranio è più piccola e quindi penetrabile in profondità rispetto a quella di un adulto. In attesa di certezze, meglio essere prudenti: la cosa migliore è tutelare i più piccoli limitando l'uso di cellulari e tablet.

Ma di quali onde parliamo?

Tutti i cellulari emettono radiazioni. La quantità di radiazioni assorbite dal corpo è misurata in Sar (Specific Absorption Rate) espresso in W/Kg (watt per chilo). Questa unità di grandezza misura la quantità di radiazioni assorbite e le traduce nel rischio di effetto termico al quale il corpo è esposto. Per garantire la sicurezza degli utenti l’Unione Europea ha fissato a 2 W/kg il limite massimo consentito per le emissioni dei cellulari per evitare qualsiasi effetto termico. Per assicurarsi di rispettare la norma, tutti i produttori testano i propri apparecchi prima di metterli sul mercato. Lo fanno ipotizzando lo scenario peggiore, quando i telefonini funzionano alla massima potenza ed emettono più onde, situazione che però si verifica di rado nell’uso quotidiano. Questo dato, dunque, non è un buon indicatore per scegliere di acquistare un telefonino anziché un altro. Per avere un’idea più chiara dell’esposizione a cui ci si sottopone usando quotidianamente il cellulare, bisogna valutare gli apparecchi nelle medesime condizioni, simulando il loro comportamento in una situazione reale d’uso. Solo in questo modo è possibile confrontare tra di loro i diversi modelli di telefonino, paragonando le rispettive emissioni di onde. E scegliere quello che ne produce di meno. Nei nostri test, infatti, abbiamo fatto entrambe le prove. I risultati sono rassicuranti: nessun cellulare, tra quelli testati, si avvicina ai limiti imposti dalla legge. Questo non toglie tuttavia i dubbi sul fatto che i cellulari possano causare effetti biologici e aumentare il rischio di tumori cerebrali.

Le onde potrebbero causare il cancro?
L'esposizione costante a radiazioni provenienti da campi elettromagnetici di radiofrequenza, come quelli emessi dai cellulari e dai dispositivi wireless, potrebbe essere la causa di alcune forme di tumore. Questo è emerso dal lavoro di un gruppo di ricerca composto da 31 scienziati dell'Agenzia internazionale per la ricerca contro i tumori (Iarc). Ma per capire se l'uso dei cellulari possa realmente causare effetti biologici negativi, serve altro tempo. Come per altre sostanze cancerogene, per esempio il tabacco o l’amianto, possono passare decine di anni tra l’esposizione alla sostanza e il manifestarsi di un tumore. I telefonini sono tra noi ”solo” da 15-20 anni e i tumori cerebrali hanno lunghi periodi di latenza (anche fino a 30 anni). Se un collegamento c’è, dunque, sarà visibile solo tra qualche anno, quando gli studi epidemiologici ci diranno se alla diffusione e all’utilizzo massiccio dei cellulari è legato anche un aumento del numero di tumori nella popolazione.
Quali tipologie di tumori?
L'organismo di consulenza specializzato dell'Organizzazione mondiale della sanità ha analizzato la possibilità che questo tipo di esposizione alle radiazioni possa avere effetti sulla salute riscontrabili sul lungo termine. Le prove di questa connessione sono state ritenute limitate dagli esperti di Iarc, relativamente all'incidenza di una tipologia di cancro al cervello (glioma) o neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo). I ricercatori hanno, invece, ritenuto insufficienti i dati per collegare le onde ad altri tipi di tumori.
L'utilizzo intensivo e l'abuso dei cellulari

I risultati sono arrivati in seguito a una serie di studi epidemiologici. "Le prove che continuiamo a raccogliere - ha affermato Jonathan Samet, presidente del gruppo di lavoro - sono sufficienti per giungere alla conclusione che si tratta di una classificazione di tipo 2B". I dati disponibili sono in ogni caso relativi all'abuso e all'utilizzo intensivo di dispositivi di telefonia mobile o wi-fi in ambienti ristretti. Gli studi, però, hanno analizzato l’uso del cellulare tra il 1997 e il 2004, un periodo in cui i telefonini erano meno diffusi e usati rispetto a oggi. In quel periodo era considerato un grande utilizzatore chi passava dai 30 ai 60 minuti al giorno al cellulare.

Oggi i tempi d’uso sono cresciuti in modo esponenziale, ma sono cambiate le modalità di utilizzo quindi l’esposizione alle emissioni del cellulate potrebbe essere più bassa: il telefono è spesso tenuto in mano (per digitare testi, navigare online, fare foto), le chiamate sono spesso sostituite da messaggi vocali, il telefono viene più frequentemente accostato alla bocca o tenuto in mano rispetto che all’orecchio, l’uso dell’auricolare è molto più diffuso. Inoltre l’esposizione potrebbe non essere aumentata perché la diffusione delle antenne garantisce un miglior campo e quindi i telefoni emettono meno radiazioni per connettersi, stessa cosa quando si utilizza il wifi invece delle reti cellulari. Insomma nuovi modelli di esposizioni, intensità diverse e frequenze diverse, tutti fattori cruciali per l’identificazione di potenziali effetti che rendono non conclusivi i risultati degli studi sin ora condotti.