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Prepensionamento: ecco quali sono le novità del 2017

30 gennaio 2017
Part-time prima della pensione. Ecco in quali casi

30 gennaio 2017
Contrarre un prestito per smettere di lavorare prima del tempo: in via sperimentale, da maggio 2017 parte l’Ape (acronimo che sta per Anticipo pensionistico). Per accedere al prepensionamento, però, è necessario avere requisiti ben precisi. In altri casi, invece, c'è la possibilità di richiedere il part time.

Andare in pensione prima di avere maturato i requisiti anagrafici e contributivi? Da quest’anno un modo c’è: si chiama Ape, che sta per “Anticipo finanziario a garanzia pensionistica”, una formula che sarà introdotta in via sperimentale a partire dal 1 maggio 2017 fino al 31 dicembre 2018. Il provvedimento consentirà alle classi di lavoratori nati tra il 1951 e il 1953 di lasciare il lavoro 3 anni e 7 mesi prima rispetto alla Riforma Fornero con un taglio dell'assegno che può variare dal 5% al 15% in funzione della pensione e della durata dell’anticipo.

Come funziona il prestito

In sostanza, si tratta di un prestito erogato dalle banche e dalle assicurazioni, attraverso l’Inps, assicurando per un periodo massimo di 3 anni e 7 mesi (e minimo di 6 mesi), un assegno mensile di importo pari alla pensione maturata. Una volta finito il periodo di anticipo e di prestito e raggiunta l’età per avere effettivamente la pensione, il prestito finirà e inizieremo a raccogliere il frutto effettivo dei nostri contributi.

Il problema, però, sarà che, visto che l’Ape era un prestito, dovremo cominciare a restituirlo, con un piano ventennale. Contestualmente al prestito, chi chiede un Ape dovrà anche attivare un’assicurazione contro il cosiddetto “rischio di premorienza”, così da evitare che, in caso di morte, le banche creditrici dei soldi dell’Ape si rivalgano sugli eredi.

Chi può farne richiesta

Lo sconto sugli anni di lavoro può essere richiesto da chi abbia:

  • almeno 63 anni di età
  • non sia più lontano dalla pensione di 3 anni e 7 mesi
  • abbia almeno 20 anni di contributi (così da aver maturato un importo di pensione lordo non inferiore a circa 701 euro al mese)
  • non sia già titolare di un trattamento pensionistico diretto.

L’Ape sociale

Anche chi aspetta la pensione sociale può chiedere un anticipo sulla pensione, il cosìddetto Ape sociale. Questo è, a tutti gli effetti, una pensione anticipata, perché consiste in un assegno mensile che si riceve prima di aver effettivamente maturato la pensione. A differenza dell’Ape volontario, quello sociale è a carico dello Stato e quindi non va restituito. Oltre a questo, va detto che chi riceve l’Ape sociale (i cui assegni non potranno in alcun caso essere superiori a 1.500 euro al mese) può cumularlo con piccoli redditi da lavoro, purché questi non superino gli 8.000 euro annui (se lavoro parasubordinato) oppure i 4.800 euro annui (se si tratta di lavoro autonomo).

L’Ape sociale può essere richiesto da chi:

  • si trova senza lavoro (sia che si tratti di licenziamento, dimissioni per giusta causa o di risoluzione consensuale)
  • abbia cessato di usufruire della prestazione per disoccupazione da almeno 3 mesi
  • assiste da almeno 6 mesi un familiare con handicap grave (coniuge oppure parente di primo grado convivente)
  • abbia una riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno il 74%, accertata dalle Commissioni Asl per il riconoscimento dell’invalidità civile.

L’Ape delle imprese

Anche il datore di lavoro può fare ricorso all’Ape. Nel caso in cui si voglia anticipare il pensionamento di un proprio dipendente e agevolarne l’uscita, può essere l’impresa stessa a decidere di farsi carico dei costi dell’Ape volontario, attraverso un versamento all’Inps di una contribuzione che sia legata alla retribuzione percepita dal lavoratore prima della cessazione del rapporto di lavoro.

Part time prima della pensione

Se, invece, non hai i requisti necessari per il prepensionamento, ricorda che i lavoratori dipendenti in prossimità dell'età pensionabile possono trasformare il rapporto di lavoro da full-time a part-time. La possibilità è riservata ai dipendenti delle aziende private, purché sussistano alcuni requisiti:

  • il lavoratore deve aver stipulato un contratto a tempo indeterminato e orario pieno;
  • deve essere in possesso dei requisiti minimi per accedere alla pensione di vecchiaia (20 anni di contributi, entro il 31 dicembre 2018);
  • deve lavorare ancora tre anni prima della pensione, secondo la normativa in vigore.

In pratica, il dipendente stipula un contratto a tempo parziale, con una riduzione tra il 40 e il 60% rispetto all'orario pieno. Anche se lo stipendio viene decurtato, i contributi vengono versati e calcolati sulla base della retribuzione piena. La futura pensione, perciò, non subisce variazioni, perché è lo Stato che copre i contributi figurativi.

I fondi stanziati sono limitati

La richiesta è soggetta ad accettazione. Purtroppo, infatti, anche se si hanno tutti i requisiti, le risorse messe a disposizione dalla Legge di stabilità sono limitate. Sono stati stanziati 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni nel 2017 e 60 milioni nel 2018, una volta finiti questi fondi, l'Inps dovrà dire di no. La Fondazione studi consulenti del lavoro ha fatto qualche stima su retribuzioni annue lorde che vanno dai 25.000 ai 43.000 euro. Un lavoratore che stipula un contratto part-time agevolato al 40% delle ore avrà in busta paga il 72% della retribuzione, chi sigla un contratto al 50%, invece, avrà uno stipendio pari al 78%. Infine un lavoratore che stipula un contrato al 60% riceverà una retribuzione in busta paga dell'84%.

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