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Prepensionamento: ecco quali sono le novità

07 gennaio 2019
Part-time prima della pensione. Ecco in quali casi

07 gennaio 2019
Con l'uscita della bozza del decreto legge contenente "disposizioni relative all'introduzione del reddito di cittadinanza e a interventi in materia pensionistica", se non ci saranno modifiche, si conferma la proroga per quest'anno dell'Ape (acronimo per Anticipo pensionistico) sociale e di Opzione donna.

L'Anticipo pensionistico (Ape) è una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019 che nella sua forma di Ape sociale sarà prorogato insieme a Opzione donna anche per il 2019. L'Ape è di fatto un prestito erogato attraverso l'Inps, inteso ad accompagnare verso l’età pensionabile soggetti in determinate condizioni.

Ape, un prestito da restituire

L'Ape è un prestito erogato dalle banche e dalle assicurazioni, attraverso l’Inps, assicurando per un periodo massimo di 3 anni e 7 mesi (e minimo di 6 mesi), un assegno mensile di importo pari alla pensione maturata. Una volta finito il periodo di anticipo e di prestito e raggiunta l’età per avere effettivamente la pensione, il prestito finirà e inizieremo a raccogliere il frutto effettivo dei nostri contributi. Visto che l’Ape è un prestito, dovremo cominciare a restituirlo, con un piano ventennale. Contestualmente al prestito, chi chiede un Ape dovrà anche attivare un’assicurazione contro il cosiddetto “rischio di premorienza”, così da evitare che, in caso di morte, le banche creditrici dei soldi dell’Ape si rivalgano sugli eredi.

Chi può farne richiesta

Lo sconto sugli anni di lavoro può essere richiesto da chi abbia:

  • almeno 63 anni di età.
  • Non sia più lontano dalla pensione di 3 anni e 7 mesi.
  • Abbia almeno 20 anni di contributi (così da aver maturato un importo di pensione lordo non inferiore a circa 701 euro al mese).
  • Non sia già titolare di un trattamento pensionistico diretto.

L'Ape sociale

Anche chi aspetta la pensione sociale può chiedere un anticipo sulla pensione, il cosìddetto Ape sociale. Questo è, a tutti gli effetti, una pensione anticipata, perché consiste in un assegno mensile che si riceve prima di aver effettivamente maturato la pensione. A differenza dell’Ape volontario, quello sociale è a carico dello Stato e quindi non va restituito. Oltre a questo, va detto che chi riceve l’Ape sociale (i cui assegni non potranno in alcun caso essere superiori a 1.500 euro al mese) può cumularlo con piccoli redditi da lavoro, purché questi non superino gli 8.000 euro annui (se lavoro parasubordinato) oppure i 4.800 euro annui (se si tratta di lavoro autonomo).

Il termine di Ape volontaria e Ape sociale

L'Ape volontaria è riconosciuta in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019 (articolo 1, comma 166 e seguenti, legge di bilancio 2017 e articolo 1, comma 162, legge di bilancio 2018). L'Ape sociale, che sarebbe dovuta terminare nel 2018, sarà prorogata anche per il 2019.

L'Ape delle imprese

Anche per quest'anno il datore di lavoro può fare ricorso all’Ape. Nel caso in cui si voglia anticipare il pensionamento di un proprio dipendente e agevolarne l’uscita, può essere l’impresa stessa a decidere di farsi carico dei costi dell’Ape volontario, attraverso un versamento all’Inps di una contribuzione che sia legata alla retribuzione percepita dal lavoratore prima della cessazione del rapporto di lavoro.

Opzione donna

Sarà possibile il pensionamento anticipato per le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1959 e le lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1958. Basterà aver maturato un'anzianità contributiva di almeno trentacinque anni. La pensione verrà ricalcolata per intero con il sistema contributivo, quindi con un assegno che potrebbe essere penalizzato. 

La novità dei Fondi bilaterali

Riguarda i datori di lavoro che potranno finanziare uscite da 59 anni e 35 di contributi ma solo se c'è un nuovo assunto. Le imprese, attraverso questi fondi di solidarietà bilaterali, potranno erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito finanziando l'uscita di quei lavoratori con 59 anni e 35 di anzianità contributiva che raggiungono i requisiti di quota 100 nei successivi tre anni. C’è però una condizione: questa opzione è possibile se vi è un turn over che viene deciso sulla base di accordi collettivi di secondo livello (aziendali o territoriali) sottoscritti con i sindacati. In questo accordo deve essere stabilito il numero di lavoratori da assumere in sostituzione di quelli che accedono all'assegno.

Pace contributiva

I lavoratori che non hanno maturato contributi al 31 dicembre 1995 potranno chiedere di riscattare in tutto o in parte i periodi di “vuoto” nei versamenti maturati tra la data di prima iscrizione all'Inps e l'ultimo accreditamento per i quali non c’è l'obbligo contributivo. La misura sarà in vigore sperimentalmente per tre anni (fino al 2021). Complessivamente si potranno riscattare fino a un massimo di 5 anni, con pagamento fino a 60 rate e deducibilità al 50%. Il datore di lavoro può contribuire destinando i premi di produzione di competenza del lavoratore.