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Fondi pensione: sono davvero convenienti?

16 aprile 2018
fondi pensione

16 aprile 2018

Lavorare senza interruzioni assicura una pensione dignitosa e rende conveniente i fondi pensione chiusi o aperti. In alternativa ci sono anche i Pip, i piani pensionistici individuali. Ma sono davvero un'assicurazione per la vecchiaia? Facciamo chiarezza tra costi e rendimenti.

Secondo i dati pubblicati da una recente inchiesta del Covip, l'autorità che vigila sui fondi pensione, circa 3 lavoratori su 100 hanno aderito ai fondi pensione. Il tasso più alto di adesioni si trova nel nord-est, mentre è quasi nullo nel sud e nelle isole. Il dato più sconfortante, però, riguarda i giovani: è molto esiguo il numero di adesioni e la causa affonda le sue radici soprattutto nel lavoro precario e nello stipendio basso.

Cosa sono i fondi pensione

Ci sono due categorie di fondi: chiusi e aperti. I fondi pensione chiusi sono legati al contratto collettivo di lavoro e ogni settore ha il suo fondo. Un lavoratore dipendente, se vi aderisce, per poter avere il contributo del datore di lavoro deve sottoscrivere quello del suo settore: proprio per questo vengono chiamati anche fondi di categoria. I fondi pensione aperti sono invece destinati a tutti: lavoratori dipendenti e autonomi. Poi ci sono i piani individuali pensionistici (Pip): non sono fondi ma un tipo di assicurazione con finalità pensionistiche. Tutti possono sottoscriverli, ma noi li sconsigliamo perché non sono convenienti.

Facciamo i conti: perché conviene?

Ipotizziamo di averlo sottoscritto nel 2008 e che la somma annua investita sia stata di 1.000 euro. Se abbiamo scelto di accantonare i soldi in un fondo aperto, la somma che avremo risparmiato fino ad ora sarà di 12.564 euro. Con i fondi chiusi la somma è di 14.123 euro, considerando anche il contributo dell'azienda. Nel caso non avessimo sottoscritto nessuno dei fondi e avessimo lasciato i soldi del Tfr in azienda, il nostro gruzzolo, sempre nel 2018, sarebbe di 11.057 euro, quindi il 13,6% in menofondo aperto e il 27,7% in meno rispetto a un fondo chiuso. Se si cambia la data di partenza, la morale rimane la stessa: con i fondi pensione si mettono da parte più soldi. Ci sono poi altri vantaggi importanti: i fondi pensione hanno bassi costi di gestione e offrono agevolazioni fiscali.

Si pagano meno tasse

I contributi versati nel fondo pensione aperto o chiuso sono deducibili per un importo massimo annuo di 5.164,57 euro. Il reddito imponibile si abbassa e di conseguenza le tasse da pagare. Poi alla fine ci sarà da versare le tasse sul Tfr e sui contributi versati sui quali è stata applicata la deducibilità, ma tutto questo viene fatto applicando una tassazione agevolata: tra il 9% e il 15%, percentuali più basse rispetto all’aliquota con cui viene tassata la liquidazione lasciata in azienda.

Chiedere un anticipo sul fondo

Forse non tutti sanno che si può chiedere un anticipo sui soldi accumulati sul fondo, proprio come si fa con il Tfr, anche se è necessario essere iscritti al fondo da almeno 8 anni se si chiede l'anticipo per acquistare casa o ristrutturarla (anche per i figli) o per chiedere fino al 30% dei soldi per qualunque altro motivo; si può chiedere anche prima invece se è per spese sanitarie. Nel caso in cui si cambia lavoro e quindi si passa da un fondo di categoria o aperto (con cui l'azienda ha siglato un accordo) a un altro, perché il contratto collettivo che lo regola è diverso. Facciamo un esempio: un lavoratore che passa da una società del settore chimico-farmaceutico, che prevede il fondo Fonchim, a una società metalmeccanica, il cui fondo è Cometa. In questo caso si può decidere di riscattare il fondo, cioè chiedere la restituzione di tutti i soldi versati fino a quel momento; e poi, volendo, investirli di nuovo, oppure chiedere il trasferimento della somma da un fondo all'altro. In entrambi i casi la restituzione o il trasferimento non sono immediati e possono passare anche diversi mesi.

Finalmente in pensione

Vuoi sapere quando andrai in pensione e a quanto ammonterà? Inserisci pochi dati nel calcolatore per scoprirlo. E quando arriva il momento tanto atteso, ci sono alcune decisioni da prendere. Prima di tutto che tipo di rendita si vuole: ci sono diverse possibilità. La restituzione dell'intera somma è prevista solo se si sono versati non più di 65.000 euro in tutta la vita di contribuzione. Altrimenti il fondo pensione restituisce i soldi sotto forma di rendita, che si aggiunge a quella dell’Inps. Se si sceglie la rendita vitalizia, in caso di decesso la pensione non sarà percepita dagli eredi. Se, invece, si opta per la rendita reversibile, allora in caso di decesso continuerà a essere percepita dal beneficiario che si è indicato. La reversibilità ha, però, un costo, rappresentato dal fatto che la rendita che si percepisce, anche quando si è in vita, diventa più bassa rispetto a quella vitalizia. Per esempio, con la rendita vitalizia se si va in pensione a 67 anni, si avrà 66,1 euro di rendita ogni 1.000 euro di tesoretto pensionistico; nel caso di rendita reversibile, sempre ogni 1.000 euro, si riscuoteranno invece 48 euro.

Tasso tecnico: vediamo cos'è

C'è un altro fattore che influisce in modo importante sull'ammontare della pensione integrativa: è il tasso tecnico. La rendita cresce negli anni seguendo il rendimento di un fondo gestito dalla compagnia di assicurazione che si occupa di versare la rendita. Poniamo, ad esempio, che questo rendimento sia di 3,5% (già sottratti i costi trattenuti dall’assicurazione): se il tasso tecnico è del 2,5% la rendita si rivaluterà dell’1% (il 3,5% meno il 2,5% del tasso tecnico). Se si sceglie la rendita con tasso tecnico pari a zero per cento, la rivalutazione sarà del 3,5%. Scegliete un tasso tecnico più alto, per una rendita maggiore da subito, anche se poi questa crescerà meno nel corso degli anni. Per una più bassa ma che crescerà di più negli anni, il tasso tecnico deve essere pari a zero.