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Fondi pensione: sono davvero convenienti?

30 ottobre 2019
fondi pensione

Usando i fondi pensioni puoi evitare di vivere una vecchiaia di stenti a causa della magra pensione pubblica. Ma sono davvero un'assicurazione per la vecchiaia? Facciamo chiarezza tra costi e rendimenti.

In Italia le future pensioni dei lavoratori di oggi saranno basse, molto basse e questo anche se l’età in cui si può andare in pensione viene alzata sempre di più. Ma quanto basse saranno queste pensioni? Usando il nostro calcolatore puoi vedere che le pensioni saranno circa il 70% dell’ultimo stipendio e questo non è nemmeno il caso peggiore. È dunque necessario risparmiare fin da subito per poter disporre, una volta in pensione, di un “tesoretto” che andrà ad integrare il magro assegno pubblico. Come fare per risparmiare? I prodotti giusti sono i fondi pensione: grazie alle loro caratteristiche sono infatti la soluzione ideale per costruirsi quel risparmio necessario per garantirsi una vecchiaia serena.

Cosa sono i fondi pensione

Ci sono due categorie di fondi: chiusi e aperti. I fondi pensione chiusi sono legati al contratto collettivo di lavoro e ogni settore ha il suo fondo. Un lavoratore dipendente, se vi aderisce, per poter avere il contributo del datore di lavoro deve sottoscrivere quello del suo settore: proprio per questo vengono chiamati anche fondi di categoria. I fondi pensione aperti sono invece destinati a tutti: lavoratori dipendenti e autonomi. Poi ci sono i piani individuali pensionistici (Pip): non sono fondi ma un tipo di assicurazione con finalità pensionistiche. Tutti possono sottoscriverli, ma noi li sconsigliamo perché non sono convenienti.

Facciamo i conti: perché i fondi pensione convengono?

Ipotizziamo di aver sottoscritto un fondo nel 2008 e che la somma annua investita sia stata di 1.000 euro. Se abbiamo scelto di accantonare i soldi in un fondo aperto, la somma che avremo risparmiato fino ad ora sarà di 14.721 euro. Con i fondi chiusi la somma è di 16.898 euro, considerando anche il contributo dell'azienda. Nel caso non avessimo sottoscritto nessuno dei fondi e avessimo lasciato i soldi del Tfr in azienda, il nostro gruzzolo sarebbe di 13.419 euro. Dunque, chi ha aderito un fondo chiuso ha il 25,9% rispetto a chi ha lasciato il Tfr in azienda e chi ha aderito ad un aperto ha il 9,7% in più. Se si cambia la data di partenza, la morale rimane la stessa: con i fondi pensione si mettono da parte più soldi. Ci sono poi altri vantaggi importanti: i fondi pensione hanno bassi costi di gestione e offrono agevolazioni fiscali.

Si pagano meno tasse

Con i fondi pensione puoi anche pagare meno tasse: i contributi versati nel fondo (qualsiasi fondo) sono, infatti, deducibili per un importo massimo annuo di 5.164,57 euro (si tiene conto dei tuoi versamenti più quelli del datore di lavoro, non il Tfr). Abbattono il reddito imponibile e, quindi, le tasse che paghi anno dopo anno. È un risparmio non da poco. Se versi il massimo deducibile di 5.164,57 euro e hai 70.000 euro di stipendio lordo, risparmi ben 2.117 euro di tasse ogni anno, pari al 41% di quanto versato. Anche se, però, versi solo 100 e hai uno stipendio di 20.000, il risparmio è comunque del 27% (versando 100 euro, ne risparmi 27 in tasse). Non male.

Anche al momento della pensione, poi, avrai una tassazione privilegiata. Sui versamenti per i quali hai goduto della deducibilità pagherai un’aliquota compresa tra il 9% e il 15%, quindi più bassa rispetto all’aliquota con cui viene tassata la liquidazione lasciata in azienda, che nel migliore dei casi è pari al 23%, ma può arrivare fino al 43%.

Non devi fare praticamente nulla

Aderendo a un fondo, tu devi fare molto poco. Se sei un dipendente ci pensa l’azienda a prelevare dallo stipendio i soldi e ti ritrovi in automatico i risparmi fiscali. Se aderisci a un fondo aperto devi solo ricordarti di fare tu il versamento periodico – ma puoi impostare con la banca il pagamento automatico del bonifico e non pensarci più. Inoltre i versamenti nel fondo aperto ti compaiono nel 730 precompliato. Infine, a investire i tuoi versamenti ci pensa il fondo, non devi preoccuparti di studiare dove mettere i tuoi soldi ogni mese.

Costi contenuti

Questi vantaggi e facilitazioni i fondi pensione te li offrono con costi di gestione contenuti. Per esempio, se aderisci per 10 anni a un fondo chiuso hai un costo annuo medio dello 0,4%, se aderisci a un Pip, il costo medio annuo sale al 2,2%. Addirittura, dopo 35 anni di adesione, se confronti il Pip meno costoso in assoluto scoprirai che è comunque solo di poco più conveniente del fondo chiuso più costoso (0,4% contro 0,6%). Non è un dato solamente statistico, ma un dato che ha un risvolto pratico – e molto importante: infatti, più gli strumenti costano, come i Pip, più bassa sarà la tua pensione integrativa.

Tirando le somme: ecco il risultato!

Tiriamo le fila, vedendo in pratica l’effetto combinato di tutti i cinque motivi elencati. Dai uno sguardo al grafico qui sotto dove abbiamo riportato il rendimento del Tfr (ottenuto, quindi, da chi ha lasciato i soldi in azienda) e quello ottenuto da un dipendente che ha aderito al proprio fondo di categoria dal gennaio del 1998 versando sempre l’1,5% del proprio stipendio – stiamo parlando di uno sforzo tra i 20 e 30 euro al mese (cresce da 20 a 30 col crescere dello stipendio) – e ricevendo un contributo dell’azienda di pari importo. Il rendimento è vero, si riferisce al comparto Stabilità di Fonchim – è stato scelto perché è il più anziano, ma ragionamento e risultati possono essere applicati a qualunque altro fondo. Nell’andamento dell’investimento abbiamo tenuto conto di tutti i vantaggi derivanti dall’adesione a un fondo pensione: contributo del datore di lavoro, deducibilità fiscale dei versamenti fatti, tassazione agevolata dei rendimenti. 

rendimento TFR

Come vedi il risultato è che il lavoratore ha oggi un tesoretto più alto con la scelta di sottoscrivere il fondo pensione, rispetto alla scelta di lasciare il Tfr in azienda. E senza grandi turbamenti. Guarda la linea che rappresenta la posizione del lavoratore nel fondo: è “lineare” come quella del Tfr anche se l’andamento della quota del fondo di per sé conosce ripetuti saliscendi. È dovuto a come investe il fondo. Ogni mese viene investito quanto versato (Tfr, contributo tuo e del datore di lavoro) e questo significa che il mese in cui la quota del fondo è più bassa, perché i mercati sono scesi, il fondo acquisterà per te più quote, mentre quando i mercati salgono, le quote acquistate saranno meno. Questo modo di investire smussa gli alti e bassi del mercato e rende più lineare, dunque più tranquillo e meno rischioso, l’andamento del tuo investimento, rendendolo simile, ma più profittevole, a quello del Tfr. Lo vedi bene negli anni di grandi crisi, 2001 e 2008: la quota del fondo di per sé ha perso terreno e ha impiegato anni per tornare ai livelli pre-crisi, ma la tua posizione complessiva nel fondo ha impiegato meno tempo per tornare in attivo – oltre a perdere molto meno nei periodi di ribasso dei mercati.