Bonus per chi rinuncia alla pensione anticipata
Il così detto bonus Maroni 2026 è la misura che premia chi decide di rimanere al lavoro rinunciando ad andare in pensione a 64 anni, infatti, esser richiesto da chi rinuncia alla pensione anticipata. Un'opportunità che permette di ottenere uno stipendio più alto, ma fa perdere i contributi per la pensione, rendendola più magra in futuro. Ecco chi lo può chiedere, quanto vale e a chi conviene.
Se entro la fine dell’anno in corso si maturano i requisiti per andare in pensione sfruttando l'opzione anticipata cui si accede se hai iniziato a lavorare prima del 1996, con almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne oppure, per chi ha iniziato dopo il 1995 con almeno 64 anni e 25 di contributi: è possibile rinunciarvi e ottenere in cambio uno stipendio più alto.
Questo è quello che prevede il cosiddetto bonus Maroni, cioèla possibilità di ottenere un incentivo economico per chi rinuncia alla pensione anticipata e rimane al lavoro pur avendo i requisiti. In pratica, il lavoratore riceve in busta paga i contributi che normalmente vengono versati dal datore di lavoro all’Inps, pertanto lo stipendio diventa più alto. Inoltre, i contributi versati in busta paga sono esenti dalle imposte. Vediamo quindi a chi spetta, quando arriva, a quanto ammonta e soprattutto a chi conviene scegliere il bonus Maroni.
Torna all'inizioA chi spetta il bonus Maroni
Il bonus spetta ai lavoratori dipendenti, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria Inps (o a forme sostitutive), che pur avendo maturato il diritto alla pensione anticipata scelgono di proseguire l’attività lavorativa dipendente.
In particolare, l’incentivo in oggetto si applica ai lavoratori dipendenti che rispettino tutte le seguenti condizioni:
- maturano i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata ordinaria;
- non sono titolari di pensione diretta, a eccezione dell’assegno ordinario di invalidità;
- non abbiano il requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia.
Quanto vale l'incentivo
L' agevolazione consiste nel versamento in busta paga, invece che all'INPS, dei contributi previdenziali che normalmente sono a carico del lavoratore. Infatti, in busta paga dal lordo mensile viene trattenuto il 9,49% dal datore di lavoro a titolo di contributi previdenziali, che, in qualità di sostituto d’imposta, lo versa all’Inps per il calcolo della pensione.
In pratica, se mensilmente vengono trattenuti ad esempio 100 euro a titolo di versamento previdenziale, questi 100 euro si sommeranno allo stipendio e non essendo tassati con l’aliquota fiscale di competenza (da un minimo del 23% a un massimo del 43%) consentono un aumento di stipendio netto di 100 euro al mese.
Questi contributi non versati faranno però non andranno ad aumentare il montante versato ai fini della pensione. Questo significa che chi opta per questa soluzione otterrà una pensione più bassa rispetto a quella che avrebbe se continuasse a versare i contributi.
Le opzioni tra cui scegliere
Di fatto quindi esistono tre possibilità alternative:
- andare in pensione con l’opzione anticipata ordinaria;
- rimanere al lavoro e chiedere il versamento dei contributi in busta paga;
- rimanere al lavoro e continuare a versare i contributi per ottenere una pensione più alta al raggiungimento dei requisiti per quella di vecchiaia.
In ogni caso, il bonus cessa al momento del raggiungimento di una pensione diretta (ad esclusione di quella di invalidità) oppure al conseguimento dell’età per la pensione di vecchiaia.
Torna all'inizioA chi conviene la rinuncia a quota 103?
Non è semplice rispondere a questa domanda, infatti bisogna valutare le situazioni personali. Sicuramente chi aderisce alla pensione anticipata subisce una riduzione dell’assegno pensionistico che otterrebbe utilizzando i requisiti di vecchiaia. Per queste persone entra in gioco oltre all’aspetto economico anche quello personale legato alla situazione lavorativa, familiare e di salute.
Per chi valuta la rinuncia alla pensione per ottenere il bonus Maroni 2026 gli aspetti da considerare sono differenti, infatti, scegliendo questo bonus ottiene uno stipendio più alto ma al contempo non versa i contributi che servono ad avere un assegno pensionistico maggiore in futuro. Per avere una valutazione puntuale a livello pensionistico sarebbe opportuno chiedere consiglio a un patronato.
Per quanto riguarda la valutazione dell’aumento di stipendio, bisogna partire dalla vostra RAL (retribuzione annua lorda) e a questa applicare il 9,49% (9,19% per imprese che hanno meno di 15 dipendenti).
Ad esempio, un lavoratore che percepisce una RAL di 35 mila euro paga annualmente 3.321,50 euro di contributi e versa le tasse su 31.678,50 euro (RAL – contributi). Ora, questo importo confluisce netto nello stipendio, portando a un aumento netto dello stipendio, calcolato su 13 mensilità di 255 euro, infatti è esente dalle imposte.
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Quando pagano il bonus
Nel corso del 2025, per chi ha aderito a questa opzione, i primi stipendi con accreditato il bonus rinuncia sono arrivati il 1° agosto per i dipendenti privati che versano i contributi all’Inps. A seguire, il 1° settembre sono arrivati quelli dei privati con versamenti ad altri fondi, mentre i dipendenti pubblici li hanno ricevuti a ottobre e a novembre a seconda che versino i contributi a Inps o ad altre previdenze.
Torna all'inizioCome fare domanda
Per ottenere il bonus contributivo si deve presentare un’istanza all’Inps che entro 30 giorni verifica i requisiti e ne dà comunicazione al datore di lavoro, il quale può riconoscere il beneficio in busta paga.
La domanda si presenta direttamente sul sito dell’Inps accedendo con la SPID, la CIE o la CNS, seguendo il percorso “Pensione e Previdenza”, “Domanda di pensione” e proseguendo all’interno dell’area tematica “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, APE Sociale e Beneficio precoci”. Accedendo all' area tematica si deve selezionare “Certificati”.
In alternativa è possibile rivolgersi a un patronato o contattare il Contact Center Integrato al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06164164 (da rete mobile a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).
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