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Caro ombrellone: i prezzi salati dell’estate 2022

Rispetto all’anno scorso pagheremo in media il 10% in più per ombrellone e sdraio. Alassio la città più cara; Senigallia la low cost: sono i principali dati emersi dalla nostra indagine prezzi in dieci località balneari. Abbiamo chiesto agli italiani anche le loro preferenze in fatto di spiagge e che cosa ne pensano della riforma delle concessioni balneari, una liberalizzazione che va nella direzione indicata dall'Europa ma che non può più permettersi proroghe e scappatoie.

  • di
  • Manuela Cervilli
27 maggio 2022
  • di
  • Manuela Cervilli
Concessioni balneari

Accomodarci sulla sdraio sotto l’ombrellone quest’anno ci costerà il 10% in più (*rincaro calcolato sulla settimana dal 31 luglio al 6 agosto, facendo una media delle file, nelle dieci città dell’indagine). Non poco, soprattutto se si tiene conto che l’anno scorso la nostra inchiesta aveva già riscontrato un aumento dei prezzi, nelle stesse località balneari, del 17% rispetto al 2019, l’ultimo anno con un’estate “normale”). Tradotto: prima del Covid il posto in spiaggia era aumentato del 17% in tre anni; post-emergenza il balzo è stato del 10% in 12 mesi. Quest’anno dunque aspettiamoci molti rincari: a Palinuro, per esempio, pagheremo il 18% in più: l’anno scorso la spesa media era di 143 euro, contro i 169 di quest’anno, per una settimana di ombrellone e lettino. Seguono Rimini, Alassio e Alghero, rispettivamente con 14%, 13% e 12%. Nelle altre località l’aumento dei prezzi degli stabilimenti si aggirerà tra il 5% di Lignano e il 7% di Taormina e Giardini Naxos. Una bella botta per le tasche degli italiani, che si sa possono rinunciare a tante cose, ma non alle vacanze.

Mare ad agosto: il costo della spiaggia in 10 località

Quanto si spende per una settimana di ombrellone e lettino? Per la nostra inchiesta abbiamo visitato 227 stabilimenti distribuiti in 10 località balneari italiane: Lignano, Rimini, Senigallia, Viareggio, Palinuro, Alassio, Gallipoli, Alghero, Taormina e Giardini Naxos, Anzio. Per godere di mare e sole in prima fila ad Alassio, in agosto (per la settimana dal 31 luglio al 6 agosto) si devono spendere 380 euro (281 dalla 4 fila in poi). Dall’altra parte della costa, sull’Adriatico a Rimini, si paga invece meno della metà - 146 euro - per la prima fila (e 108 euro dalla 4 in poi). 

Se si fa una media la prima fila nella prima settimana di agosto costa 212 euro: una bella cifra, che si riduce nelle successive file a 194, 181 e 173 euro. La città ligure (Alassio) si rivela davvero la più cara: qui, facendo una media delle prime quattro file, si spendono 323 euro. Un bel salasso a cui è difficile scampare. La spiaggia libera qui, come in tante altre località balneari, è solo un’alternativa astratta e andrebbe moltiplicata.

Dopo Alassio, nella nostra classifica, seguono Gallipoli (282 euro), Alghero (194 euro), Viareggio (184 euro) Taormina e Giardini Naxos (180) e Palinuro (169), Anzio (159), Lignano (142,) Rimini (131).  La località più economica? Contro il caro-ombrellone si schiera Senigallia, la meno cara tra quelle della nostra indagine: qui si spendono in media 129 euro (sempre in media fra le file e per la settimana dal 31 luglio al 6 agosto). 

Preferiamo la spiaggia libera o lo stabilimento? La parola agli italiani

Che tipo di spiaggia sceglie abitualmente chi trascorre vacanze in località balneari italiane? Secondo una nostra indagine (svolta a maggio su un campione di 803 italiani di 25-79 distribuiti su tutto il territorio nazionale) il 28% degli intervistati sceglie lo stabilimento balneare, l’11% la spiaggia libera attrezzata a pagamento, il 16% la spiaggia libera e gratuita con servizi (come bar, docce, wc…) e il 19% la spiaggia libera e gratuita senza servizi.  Chi sceglie lo stabilimento balneare o spiagge libere attrezzate a pagamento lo fa in primis per l’equipaggiamento offerto (motivo indicato dal 74%). Ma tra le principali motivazioni c’è anche la sicurezza di avere il proprio posto (44%), i servizi di ristorazione della struttura (44%) e la possibilità di usare la doccia (43%).

Spiagge scelta

Concessioni balneari : l’86% sa di che cosa si tratta

A pesare forse sui prezzi, ci sono anche le nuove gare sulle concessioni demaniali del 2023. Uno spettro che si aggira in questi giorni con il rischio di derive speculative sui prezzi dei servizi spiaggia.

La Ue è da tempo che ci avverte: in Italia "l'uso di concessioni pubbliche per i beni pubblici, come le spiagge, non è stato ottimale" e "ciò implica una significativa perdita di entrate visto che queste concessioni sono state rinnovate automaticamente per lunghi periodi e a tassi molto al di sotto dei valori di mercato". Questo è quanto sottolinea la Commissione europea nel Country Report sull'Italia incluso nel pacchetto di primavera del semestre europeo. Ma la riforma, contenuta nella legge sulla concorrenza, si è arenata più volte per l’opposizione di alcune parti politiche che sostengono che servano più tempo e più soldi per cambiare il regime delle spiagge italiane.

Ritardi a parte, presto (per la fine del 2023) i permessi ai privati per sfruttare economicamente le coste (che sono un bene pubblico) non saranno più prorogati, ma saranno necessarie delle gare per assegnare la possibilità di dare in affitto lettino e ombrellone. Un grande cambiamento che sblocca una situazione che si è cementificata nel tempo e che tutti conoscono. 

Concessioni balneari

Secondo la nostra indagine, l’86% dei nostri intervistati sa perfettamente che per concessione balneare si intende l’autorizzazione grazie alla quale uno stabilimento può, a pagamento, gestire la propria attività sul suolo pubblico. E non solo. Tre intervistati su quattro (76%) hanno sentito parlare della riforma delle concessioni balneari, e di questi il 91% è a conoscenza del fatto che riguardi la riassegnazione periodica delle concessioni per la gestione degli stabilimenti. Mentre si cerca di risolvere alcuni nodi della riforma (come il calcolo dell’indennizzo) 30 mila aziende balneari protestano e chiedono di essere tutelate per gli investimenti che hanno fatto negli anni. Oltre alle preoccupazioni legittime dei proprietari degli stabilimenti ci sono però i dubbi dei consumatori

Secondo la nostra indagine le aspettative degli intervistati riguardo i risultati della riforma sono piuttosto negative. Più della metà (52%) pensa che le tariffe degli stabilimenti aumenteranno (solo il 4% che diminuiranno). Allo stesso tempo i cittadini non prevedono un miglioramento della qualità dei servizi: secondo la maggioranza (65%) resteranno sugli standard attuali. Per quanto riguarda il ricambio dei gestori, il 43% ritiene che verrà stimolato un maggiore rinnovamento, ma una quota simile di intervistati (36%) non prevede particolari cambiamenti a riguardo. Insomma, la stagione balneare 2022 è da seguire con attenzione. Vi terremo aggiornati.

Concessioni balneari e riforma: la nostra posizione

Bene che il ddl concorrenza sia finalmente uscito dal pantano parlamentare: è di per sé una buona notizia per il Paese, che da troppo tempo attende l’approvazione di questa misura fondamentale per il rilancio e l’innovazione. Per questo va riconosciuto l’impegno, anche personale, del presidente Draghi che ha spinto a più riprese il Parlamento a superare l’impasse che rischiava di insabbiare del tutto la legge. Ma, almeno riguardo alle concessioni balneari, le misure per i consumatori rischiano di rimanere sul bagnasciuga.” - ha dichiarato Federico Cavallo, responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo - “Da un lato, l’art. 2 del provvedimento nel suo complesso va nella direzione giusta e risponde all’esigenza di mettere al centro la varietà e qualità dei servizi ai consumatori premiando l’attenzione all’ambiente, alla disabilità, all’inclusione di genere. Punti che, come Altroconsumo avevamo evidenziato sia nella nostra lettera di agosto 2021 all’AGCM e al Governo, sia sollevato durante l’audizione dello scorso marzo in Senato.  Dall’altro lato, però, vediamo forti rischi nella formula uscita dall’accordo tra le forze politiche sui contenziosi, con un testo vago che offre, di fatto, una scappatoia per sospendere la liberalizzazione almeno per un altro anno”.

Prosegue Cavallo: “Altroconsumo da tempo sostiene che la concorrenza rappresenti un elemento fondamentale in questo settore sia per portare il miglioramento dei servizi, sia per affrontare il tema dei prezzi, entrambi molto sensibili per i consumatori come dimostrato anche da questa inchiesta. Ora, chiediamo al Governo di continuare a lavorare per garantire, nell’attuazione della delega, una riforma vera per favorire, finalmente, un’offerta di servizi maggiormente variegata e dia alle persone più possibilità di scelta. Un quadro diverso da quello attuale dove, a fronte di scarso o nessun miglioramento del servizio, i prezzi sono comunque in aumento. Per questo, Altroconsumo continuerà a far sentire forte la sua voce anche durante l’iter attuativo della delega per garantire la tutela dei cittadini e dei loro diritti di utenti dei servizi balneari”.