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Reddito di Libertà rifinanziato: 400 euro per le donne vittime di violenza

Dopo il finanziamento diretto da parte di Regioni e Province a questa importante misura di sostegno al reddito, ritornano anche i fondi statali. Fino a 400 euro al mese per le donne vittime di violenza seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali. L’Inps riconoscerà questo contributo prima di tutto alle domande presentate ma non coperte dai precedenti stanziamenti. Ecco a chi spetta e come si fa a richiederlo.

14 settembre 2022
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Il Decreto Rilancio aveva stanziato 3 milioni di euro per il 2020 per favorire, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di autonomia ed emancipazione delle donne vittime di violenza che si trovano in situazione di povertà. Infatti l’emergenza Covid, in molti casi, ha reso ancora più difficile la situazione di diverse donne che subiscono maltrattamenti e che hanno trovato la forza di rivolgersi ai centri antiviolenza.

Dopo più di un anno, a fine 2021 l’Inps ha emanato la circolare contenente le modalità per richiedere questo contributo ma i fondi si sono ben presto esauriti. Le Regioni e le Province sono subentrate destinando autonomamente dei fondi per rifinanziare questa misura per le proprie cittadine. Ora, tornano in gioco i fondi statali, con 9 milioni destinata alla misura.

Ma attenzione, i fondi verranno usati primariamente per coprire le richieste di contributo che sono state regolarmente presentate ma che non sono state evase per mancanza di fondi.

Reddito di Libertà, chi ne ha diritto?

Il Reddito di Libertà è destinato alle donne vittime di violenza con o senza figli minori che sono seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali per percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

Il contributo è destinato alle donne residenti nel territorio italiano che siano cittadine italiane o comunitarie oppure in possesso di regolare permesso di soggiorno se extracomunitarie. Allo stesso modo ne hanno diritto le straniere con lo status di rifugiate politiche o lo status di protezione sussidiaria.

Ammontare del contributo

Il Reddito di Libertà è un contributo di massimo 400 euro mensili che viene erogato in un’unica soluzione per massimo 12 mesi. Le modalità di calcolo dell’importo erogato e la durata del trattamento sono valutate dall’’Inps in sede di verifica della situazione personale di chi presenta da domanda.

Di fatto, le domande sono state accolte in base all’ordine di arrivo, non viene prevista alcuna particolare priorità, l’unico vincolo è l’esaurimento dei fondi stanziati.

Il Reddito di Libertà è finalizzato a sostenere le spese per:

  • assicurare l’autonomia abitativa
  • riacquisire l’autonomia personale
  • il percorso scolastico e formativo dei figli minorenni.

Questo contributo non è tassato ed è compatibile con altri strumenti di sostegno al reddito come il Reddito di cittadinanza, il Rem, la NASpI, la cassa integrazione guadagni, l’assegno al nucleo famigliare.

Come si richiede

La domanda doveva essere presentata dall’interessata entro il 31 dicembre 2021 (anche tramite una persona delegata) al Comune di residenza, che dal 24 novembre la inviava tramite il portale dell’Inps.

Per presentare la domanda occorre compilare il modulo, al cui interno c’è l’attestazione della condizione di bisogno ordinario o la condizione di bisogno straordinaria e urgente rilasciata dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale e la dichiarazione che attesta il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso che viene rilasciata dal legale rappresentante del centro antiviolenza.

Inoltre, occorre fornire un Iban valido per l’accredito del contributo.

Al termine dell’invio il Comune rilascia una ricevuta di avvenuta presentazione della domanda per il Reddito di Libertà, successivamente l’Inps analizza i dati e, in presenza di tutti i requisiti e di budget disponibile, accoglie la domanda comunicandolo al Comune e all’interessata via cellulare o e-mail che vanno indicati sul modulo di domanda.