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Pubblicità ingannevole, cos’è e come fare per riconoscerla

Spot televisivi, televendite e acquisti online. Scopriamo quali rischi corre il consumatore, dalle informazioni ricevute alle tutele in atto. Consigli e raccomandazioni di influencer e webstar, ecco quali regole bisogna rispettare e quali possono essere le possibili violazioni.

28 maggio 2021
pubblicità ingennevole

Le pubblicità ingannevoli inducono in errore il consumatore per quanto riguarda il prezzo, le caratteristiche e la disponibilità di un prodotto, influenzandone atteggiamenti e scelte e inducendolo a decisioni che altrimenti non avrebbe preso. Per evitare errori è necessario valutare con attenzione il messaggio promozionale controllando anche eventuali postille, magari scritte in piccolo o mandate in onda al termine del messaggio. Bisogna leggere le condizioni di vendita e verificare che il prezzo indicato sia quello finale, comprensivo di eventuali oneri e spese accessorie. In generale bisogna diffidare dalle promesse di risultati miracolosi.

Pubblicità ingannevole, come affrontarla

Quando ci si imbatte in questo tipo di pubblicità, anche il singolo consumatore può chiedere l’intervento dell’AGCM, Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, l’autorità competente per indagare e sanzionare le pratiche commerciali scorrette e ingannevoli. In alternativa il consumatore può fare una segnalazione allo IAP, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, per verificare che la pubblicità sia in linea con le regole che gli operatori si sono autoimposti.

Trasparenza negli spot tv

Siamo abituati alle promozioni che terminano domenica e poi continuano per mesi oppure alle offerte su tutta la collezione che, si scopre alla fine, si applicano soltanto ad alcuni prodotti. Recentemente l’Antitrust è intervenuta multando per un milione di euro una nota società che commercializza divani e poltrone, la cui politica commerciale si basa su una pubblicità aggressiva e ingannevole e i cui spot sono spesso in rotazione sulle emittenti televisive nazionali.

Tutele per chi acquista prodotti attraverso le televendite

In ambito televisivo le televendite sono una delle più classiche modalità di vendita. Non sono soltanto spazi attraverso cui vendere attrezzi per la ginnastica oppure elettrodomestici. Le televendite ormai si sono trasformate in veri e propri format o canali telematici che producono esclusivamente televendite. Sono multicanali che hanno la funzione di vetrine, poi l’acquisto si conclude sul sito web dell’emittente. Il Codice del consumo le definisce vendite a distanza.

Come per tutti i contratti a distanza, il legislatore ha fornito una serie di regole a tutela del consumatore che non può toccare con mano i prodotti prima di averli ricevuti a casa. Si va dagli obblighi informativi, dalle informazioni precontrattuali riguardanti venditore, prodotto, vendita e post vendita, da fornire al consumatore prima che sia vincolato dal contratto, passando poi per il diritto di recesso, cioè il diritto di restituire il bene entro 14 giorni dalla consegna anche se semplicemente non incontra il gusto di chi ha effettuato l’acquisto, alla garanzia legale di conformità se il bene presenta difetti di produzione oppure non si presta all’utilizzo promesso.

Il consumatore ha acquistato tramite televendita ma non ha ricevuto il bene

Anche in questo caso vale la regola degli acquisti a distanza, il professionista deve consegnare nei tempi da lui stesso indicati o al massimo entro 30 giorni dall’acquisto. Se ritarda, il consumatore lo deve invitare a consegnare la merce assegnandogli un termine aggiuntivo. Mediamente bastano 15 giorni, decorso anche questo termine il consumatore può risolvere il contratto e pretendere la restituzione di quanto pagato.

Acquisti online, social shopping

Secondo gli ultimi dati del rapporto digital 2021 di “We are social” oltre 33 milioni di italiani hanno fatto shopping online nel 2020. Un anno particolare, segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia, che ha dato una forte spinta al settore dell’ecommerce. Quasi il 94% degli italiani ha visitato un sito ecommerce nel 2020. Qui entra in scena il ruolo cruciale dei social network, il social shopping è diventato infatti un’abitudine consolidata tra i consumatori.

Il social shopping, noto anche come social commerce, sta a indicare una serie variegata di operazioni, dal marketing alla vendita, che un’azienda può attuare sui social media. Si parte dall’inserire il tag del brand nella foto del prodotto utilizzando magari la notorietà di qualche influencer, fino a coprire anche altre fasi dell’esperienza di acquisto. Nelle foto dei prodotti che compaiono su Instagram si trovano spesso tag a forma di borsetta per accedere a informazioni su prezzi e caratteristiche del prodotto direttamente dalla piattaforma social. Se si è interessati premendo il tasto “acquista ora” l’utente viene rimandato all’ecommerce del venditore, dove è possibile concludere la transazione.

Su YouTube troviamo gli shopping ads, annunci pubblicitari che vengono visualizzati insieme ai risultati della ricerca sulla base degli interessi degli utenti e del loro storico di acquisti online. Se clicchi sopra questi annunci puoi proseguire con l’acquisto. Passando dai social si conclude un acquisto online, quindi un contratto a distanza a cui si applicano le regole su consegna, recesso e garanzia.

Gli utenti possono condividere la loro esperienza sui social in tempo reale. Questo è un altro vantaggio, sia per le aziende che così possono farsi pubblicità a basso costo, ma anche per i consumatori che possono contare sulle recensioni di altri acquirenti.

Influencer marketing

Il 22% delle persone tra i 18 e i 34 anni dichiara di aver deciso un acquisto seguendo il consiglio di un influencer. Le aziende lo sanno, per questa ragione si affidano sempre più spesso ai contenuti brandizzati per promuovere i loro servizi, veicolati da influencer o celebrity. Sono dinamiche guidate dall’autorevolezza e dal rapporto di fiducia che si instaura con i propri follower, in questo modo le webstar riescono a proporre sempre più spesso prodotti in una modalità non sempre trasparente e soprattutto aggirando le regole previste in materia pubblicitaria.

Esistono regole che disciplinano le sponsorizzazioni delle webstar. Non sono molte perché è un settore in costante evoluzione, sono abbastanza recenti ma sono anche abbastanza chiare. Le pubblicità sui social vanno segnalate, su Facebook dovrebbe comparire nel post la scritta “pubblicizzato da”, su Instagram la scritta “in partnership con”. In generale chi fa pubblicità sui social deve indicare esplicitamente che si tratta di un contenuto di natura commerciale, cioè che l’influencer è stato pagato per quella sponsorizzazione. Si può inserire anche per le foto una didascalia o un hashtag del tipo “adv”, “advertising”, “sponsored by”, oppure “gifted by” o “supplied by” quando il prodotto viene regalato o fornito gratuitamente all’influencer per far capire ai consumatori che non si tratta di consigli spassionati ma c’è dietro un accordo di natura commerciale o comunque i prodotti in questione sono stati proposti all’influencer. È possibile segnalare eventuali violazioni all’AGCM attraverso il sito web.

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Articolo realizzato nell’ambito di “Ascolta il futuro”, un progetto di educazione ambientale, civica e digitale promosso da Altroconsumo e realizzato con i fondi del ministero dello Sviluppo economico - ripartizione 2020.