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Biossido di titanio (E171): da evitare, ma l'allarme deve essere ridimensionato

06 aprile 2017
Coca Cola

06 aprile 2017
L’additivo alimentare “biossido di titanio” è davvero cancerogeno? La trasmissione “Report” ha denunciato la presenza di titanio in molte bevande gassate in commercio, collegandola a un potenziale rischio di tumore del colon. Ma quali sono i reali rischi? In attesa di dati certi, per precauzione, ecco come evitarlo.

In una recente puntata, dedicata interamente al colosso Coca Cola, la trasmissione Report di Rai Tre ha analizzato molti campioni di bevande gassate (Coca Cola inclusa) alla ricerca di contaminanti dannosi, tra cui pesticidi e metalli. L’unica sostanza "sgradita" rilevata  è stato il “titanio” , ritrovato in tutte le bevande, per fortuna in concentrazioni definite come “non preoccupanti”. Tra le possibili fonti responsabili della presenza del metallo in questione è stato citato l’additivo “biossido di titanio”, ma riteniamo sia necessario fare delle importanti precisazioni: nelle bevande analizzate l’additivo biossido di titanio non è contemplato, dal momento in cui non è richiesta la sua particolare funzione.

La presenza di titanio non è quindi dovuta all’uso intenzionale dell’ingrediente biossido di titanio (E171), ma è forse conseguenza di una contaminazione nel processo produttivo. Potrebbe forse essere legata all’uso del nitruro di titanio, autorizzato per la composizione delle bottiglie in PET, la cui migrazione dalla bottiglia alla bevanda non è esclusa a priori. 

L'allarme titanio-cancro: dove nasce?

Ben prima della trasmissione di Rai Tre uno studio francese aveva riportato all'attenzione il discusso tema degli additivi pericolosi, sempre più utilizzati dall'industria alimentare ma presenti anche in quella cosmetica, come ingredienti. Stando a quanto pubblicato dai ricercatori dell'Inra (Institut national de la recherche agronomique), il biossido di titanio, conosciuto anche con il nome E171 se utilizzato come additivo alimentare, sarebbe il responsabile dello sviluppo di cancro colon-rettale e avrebbe effetti sulle funzioni immunitarie.

In questo momento, però, non possiamo collegare automaticamente le preoccupazioni emerse dallo studio francese ai rilevamenti della trasmissione di Rai tre. Il potenziale cancerogeno suggerito dallo studio francese è oggi collegabile all’uso dell’additivo “biossido di titanio” negli alimenti, in quanto in parte presente sotto forma di nanoparticelle. Al contrario, la pericolosità della contaminazione rilevata da Report non è oggi nota. Aspettiamo quindi che le autorità forniscano spiegazioni a riguardo

Attenzione quindi ai facili allarmismi, anche perché lo studio si riferisce agli effetti sugli animali e le sue conclusioni non sono estrapolabili e applicabili all'uomo. Vediamo perché lo ritniamo comunque un additivo da cui è meglio stare alla larga.

Cos'è il biossido di titanio e quali sono i suoi impieghi

Il biossido di titanio è una sostanza di origine minerale che si presenta di colore chiaro e opaco. Viene indicato con la sigla E171 quando usato negli alimenti, ma è presente anche come ingrediente in diversi cosmetici. Come additivo alimentare viene utilizzato nella produzione di caramelle, salse, prodotti a base di pesce e formaggio e molte altre tipologie di alimenti come colorante. Nei prodotti cosmetici, invece, viene utilizzato sia perché è in grado di conferire al prodotto una colorazione bianca sia per le sue proprietà assorbenti (è il caso delle creme per il cambio del pannolino, ciprie e trucchi, deodoranti, dentifrici...). Il biossido di titanio è inoltre utilizzato nelle creme solari, come filtro solare per le sue capacità di riflettere le radiazioni UV: in questi casi riconoscerlo è semplice, in etichetta viene indicato come C.I. 77891 (quando usato come colorante) oppure con il nome di titanium dioxide.

Quando viene utilizzato sotto forma di nanomateriale

Come altri ingredienti utilizzati nell'industria cosmetica (ma non solo), anche il biossido di titanio può essere utilizzato sotto forma di nanomateriale (ovvero con particelle di dimensioni comprese tra 1 e 100 nm). Nelle creme solari non spray, per esempio, il vantaggio sta in una migliore efficienza anche in termini di "usabilità" del prodotto, perché grazie alle nanoparticelle migliorano le prestazioni dal punto di vista della protezione solare e si riduce il fastidioso effetto bianco, tipico dei filtri fisici. Nei prodotti alimentari, invece, l'impiego del biossido di titanio sotto forma di nanomateriale non è previsto. Ma c'è una precisazione da fare: la materia prima e il suo processo produttivo, infatti, fanno sì che all'interno dell'ingrediente finito ci possa essere una parte della sostanza in forma nano.

Quali novità sono emerse dallo studio francese

Lo studio condotto dai ricercatori dell'Inra (Institut national de la recherche agronomique) ha preso in analisi l'effetto dell'assunzione del biossido di titanio per via orale, sottoponendo dei topi all'ingestione controllata dell'ingrediente. La novità principale emersa è che nell'animale la frazione "nano" (quindi quella parte di cui abbiamo parlato in precedenza) riesce a superare la barriera intestinale, riuscendo a entrare in circolo nell'organismo. I ricercatori francesi hanno quindi evidenziato le conseguenze di questa ingestione sul sistema immunitario e il possibile sviluppo di lesioni tumorali, nel caso di esposizione cronica. Quello che è stato chiarito subito, però, è che i risultati non possono essere applicati all'uomo. I nuovi dati costituiscono sicuramente un nuovo punto di partenza per la valutazione del rischio della sostanza, ma l'allarme lanciato da diverse fonti deve essere ridimensionato.

I pareri dell'Efsa sul buossido di titanio e qualche consiglio pratico

L'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare, ha recentemente rivalutato l'additivo E171, affermando che i dati a disposizione per ora non permettono di associare effetti nocivi all'ingestione. Ad ogni modo, quello che è emerso è che per questa sostanza sono necessari ulteriori studi sia per stabilire una dose giornaliera accettabile e sia per risalire a potenziali effetti del biossido di titanio sull'apparato riproduttivo. Proprio perché manca l'indicazione della dose giornaliera accettabile, per noi il biossido di titanio rimane un additivo sconsigliato, almeno fino a quando non saranno disponibili ulteriori studi che escludano altri potenziali rischi per la salute. Non è certo l'unico additivo che sconsigliamo o che necessiti di indagini più approfondite: puoi consultare la nostra banca dati per scoprire quali sono più a rischio e dove sono contenuti.

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