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Biossido di titanio bandito dai cibi ma non ancora dai farmaci

14 ottobre 2021
Allarme biossido di titanio (E171): cosa c'è da sapere sull'additivo che fa discutere

L'Europa conferma la messa al bando del biossido di titanio (E171), additivo alimentare contenuto in diversi prodotti come dolci e gomme da masticare ma considerato non sicuro. Dal prossimo anno l'additivo sarà vietato negli alimenti. Rimandata, invece, la decisione per vietarne l'uso anche nei farmaci.

È notizia di questi giorni che gli Stati Membri hanno votato a favore della messa al bando del biossido di titanio (E171) come additivo alimentare, proposta dalla Commissione europea.

La proposta della Commissione ha preso forma dopo che l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), nel maggio di quest’anno aveva aggiornato la sua valutazione su questo additivo tanto discusso, concludendo che il biossido di titanio non poteva più essere considerato sicuro come additivo alimentare.  Sulla base degli studi disponibili, infatti, l’Autorità non aveva potuto escludere problemi di genotossicità - ovvero capacità di danneggiare il DNA - dopo il consumo di particelle di biossido di titanio contenute negli alimenti.

Nessun bando per i farmaci

La valutazione dell’EFSA è stata condotta seguendo una metodologia rigorosa e prendendo in considerazione molte migliaia di studi che si sono resi disponibili dalla precedente valutazione dell'Autorità nel 2016, comprese nuove prove scientifiche e dati sulle nanoparticelle.

La genotossicità si riferisce alla capacità di una sostanza chimica di danneggiare il DNA , il materiale genetico delle cellule. Poiché la genotossicità può portare a effetti cancerogeni, è essenziale valutare il potenziale effetto genotossico di una sostanza per trarre conclusioni sulla sua sicurezza.

Per questo stupisce la posizione dell’EMA (Agenzia Europea del Farmaco), pubblicata pochi giorni fa, che dichiara sostanzialmente impossibile in questo momento una messa al bando del biossido di titanio dai farmaci e difficile la previsione di un lasso temporale per la sostituzione di questo eccipiente nella loro formulazione.

Un divieto che chiediamo da tempo

Altroconsumo, insieme alle altre associazioni di consumatori europee riunite nel Beuc, chiedeva da tempo alla Commissione europea di proporre il divieto immediato del biossido di titanio - E171 come additivo alimentare in tutti gli Stati membri.

Altroconsumo ha lanciato l'allarme sulla sicurezza del biossido di titanio già nel 2019. Sarebbe stato meglio che i responsabili politici dell'UE si fossero mossi per tempo, seguendo l'esempio della Francia, dove l’E171 è stato vietato per l'uso alimentare già dal gennaio 2020, in base al principio di precauzione. Oltretutto il biossido di titanio - E171 non è necessario dal punto di vista tecnologico. È usato solo per scopi estetici, non ha alcun valore nutritivo, né ha funzione, per esempio, di conservante. In breve, non porta alcun vantaggio per i consumatori. L'esperienza dalla Francia ha dimostrato che i produttori possono farne tranquillamente a meno, visto che questo additivo è già scomparso dalla lista degli ingredienti di diversi prodotti alimentari. Ben venga, quindi, il divieto di utilizzo di questo additivo in tutta l'UE.

Ci auguriamo che presto si arrivi ad un'approfondita valutazione del rischio anche nel caso dei farmaci e dei prodotti per la cura della persona che contengono questa sostanza e che vengono ingeriti (burro cacao e simili).

Cos'è il biossido di titanio e a cosa serve

Il biossido di titanio è una sostanza di origine minerale che si presenta di colore chiaro e opaco. Viene indicato con la sigla E171 quando usato negli alimenti, ma è presente anche come ingrediente in diversi farmaci e cosmetici. Come additivo alimentare viene utilizzato nella produzione di caramelle, salse, prodotti a base di pesce e formaggio e molte altre tipologie di alimenti come colorante. Nei farmaci viene usato, oltre che per scopi estetici, anche per la sua inerzia e capacità di proteggere dalla luce UV. Nei prodotti cosmetici, invece, viene utilizzato sia perché è in grado di conferire al prodotto una colorazione bianca sia per le sue proprietà assorbenti (è il caso delle creme per il cambio del pannolino, ciprie e trucchi, deodorantidentifrici...). Il biossido di titanio è inoltre utilizzato nelle creme solari, come filtro solare per le sue capacità di riflettere le radiazioni UV: in questi casi riconoscerlo è semplice, in etichetta viene indicato come C.I. 77891 (quando usato come colorante) oppure con il nome di titanium dioxide.

Rischi legati anche all’uso sotto forma di nanomateriale

Come altri ingredienti utilizzati nell'industria cosmetica (ma non solo), anche il biossido di titanio può essere utilizzato sotto forma di nanomateriale (ovvero con particelle di dimensioni comprese tra 1 e 100 nm) con effetto migliorativo dell'efficienza e dell'usabilità dei prodotti. Nei prodotti alimentari, invece, l'impiego del biossido di titanio sotto forma di nanomateriale non è previsto. Ma c'è una precisazione da fare: la materia prima e il suo processo produttivo, infatti, fanno sì che all'interno dell'ingrediente finito ci possa essere una parte della sostanza in forma nano.

Lo ha dimostrato anche un'inchiesta di Altroconsumo (2019): le nostre analisi hanno evidenziato che in quasi tutti i casi gli additivi segnalati in etichetta senza alcun riferimento alla loro forma nano, contenevano in realtà nanoparticelle. Nel caso del biossido di titanio l’inchiesta ha riscontrato che ciò avviene in percentuali variabili dal 27 al 76%. Il tutto nel silenzio colpevole dell’etichetta. Un motivo in più che ci ha spinto a chiedere il divieto di uso di questo additivo negli alimenti.

Infine, il biossido di titanio non è certo l'unico additivo che sconsigliamo o che necessiti di indagini più approfondite: puoi consultare la nostra banca dati per scoprire quali sono quelli più a rischio e dove sono contenuti.