Consigli

Basta imballaggi, la spesa plastic-free in quattro mosse

Ormai non si tratta più soltanto di riciclare correttamente, ma di ridurre ed eliminare il più possibile gli imballaggi in plastica. E in questo i nostri comportamenti, dal supermercato a casa, possono davvero fare la differenza. Ecco quattro punti da cui partire per fare la nostra parte, per il bene del Pianeta. 

04 giugno 2019
pellicola trasparente

Quando parliamo del bene dell'ambiente, le nostre scelte di consumo possono veramente fare la differenza. Secondo il rapporto rifiuti di Ispra, ogni anno ciascuno di noi produce circa 500 kg di rifiuti, metà dei quali sono imballaggi e di questi la maggior parte è costituita da plastica. Può essere smaltita con una raccolta differenziata corretta, è vero, ma deve essere comunque trattata prima del riciclo. Quando viene smaltita nel modo giusto, la plastica può essere riutilizzata per produrre plastica di minor qualità (è il caso della scocca dei motorini o degli aspirapolvere) o di tessuti (come imbottiture per piumini, pile o coperte). Se finisce negli inceneritori e se non viene bruciata correttamente, la plastica può liberare nell'aria gas dannosi. Quando viene dispersa nell'ambiente e nei mari, infine, può impiegare fino a 500 anni per deteriorarsi: un fenomeno molto pericoloso per gli animali marini. Greenpeace stima che solo l'1% della plastica presente nei mari galleggi in superficie, un 5% rimanga sul bagnasciuga e il restante 94% si depositi sul fondo dei nostri mari

Qual è allora la soluzione? Non può più essere riciclare, ma ridurre e, dove possibile, eliminare imballaggi e plastica dalle nostre abitudini. Vediamo cosa possiamo fare concretamente quando scegliamo i prodotti da acquistare al supermercato.

  • Basta con l'acqua in bottiglia

    Fa parte di quelle abitudini dure a morire, eppure sarebbe bene che tutti iniziassimo a optare per un cambio di rotta. Noi italiani continuiamo a detenere il triste primato del maggior consumo di acqua minerale in bottiglia in Europa e siamo tra i primi al mondo, in buona parte a causa di false credenze. Una nostra recente inchiesta svolta nelle case di 280 famiglie italiane ha infatti confermato che l'acqua italiana è in linea di massima buona e sicura, eppure pregiudizi e paure continuano a persistere: per questo motivo,per toglierti ogni dubbio, puoi scegliere di fare analizzare l'acqua che sgorga dai rubinetti di casa tua. Ma in che modo impatta sull'ambiente scegliere la minerale in bottiglia? In un anno in Italia consumiamo 11 miliardi di litri d'acqua in bottiglia, che si traduce con la produzione di 242 mila tonnellate di plastica, senza contare l'impatto ambientale per la produzione e il trasporto. La spesa per l'acquisto delle bottiglie, inoltre, non è una voce che può essere trascurata: scegliere l'acqua del rubinetto ci porta a spendere circa 1,62 euro all'anno (e risparmiare circa 17 kg di plastica al Pianeta per famiglia), contro i 204 euro per la naturale imbottigliata. E chi preferisce quella frizzante? In questo caso la spesa annua si attesta sui 212 euro per la minerale, contro i 211 di chi utilizza un gasatore domestico: un'alternativa valida che ci libera anche dall'ingombro di doverci fare carico di pesanti casse d'acqua. Come dimostra l'ultimo test sui gasatori, inoltre, negli ultimi anni questi prodotti hanno registrato un calo nei prezzi e, in aggiunta, stanno arrivando sul mercato anche le ricariche compatibili, com'è già avvenuto per le capsule per le macchine per il caffè espresso: scegliendo le ricariche alternative la spesa annua per l'acqua frizzante arriva a 184 euro. Sì alla borraccia in alluminio in ufficio o quando siamo fuori casa: ha un buon rapporto tra costo e durata perché, a differenza della plastica, l'alluminio può essere riciclato praticamente all'infinito e, non ultimo, è meno soggetto alla proliferazione di muffe e batteri
  • No a monoporzioni e a frutta e verdura confezionate

    Spesso per mancanza di tempo o, più semplicemente, per pigrizia tanti acquistano frutta e verdura confezionate in vaschette di plastica con aggiunta di pellicola trasparente. Una scelta che comporta la produzione di circa 8 kg di plastica per famiglia, che si potrebbe risolvere semplicemente acquistando prodotti sfusi. Optando per questa seconda ipotesi, infatti, è possibile comprare solo quello di cui abbiamo realmente bisogno, evitando inutili sprechi di cibo. Consideriamo, infine, che i sacchetti biodegradabili compostabili possono essere utilizzati per la raccolta dell'umido: questo ci evita un'ulteriore spesa inutile per acquistare sacchetti ad hoc. Un'altra cattiva abitudine di consumo riguarda i prodotti imballati in confezioni monoporzione: possono risultare comode e pensate per nuclei familiari sempre meno numerosi. Ma, oltre ad avere un costo più elevato, comprare "mono" significa produrre quasi il doppio degli imballaggi. Scegliamo confezioni standard per yogurt e formaggi molli: possono essere conservati in frigo ed essere consumati entro qualche giorno dall'apertura. Per i prodotti meno deteriorabili, come formaggi stagionati o biscotti, si possono utilizzare contenitori ermetici oppure utilizzare una macchina per il sottovuoto
  • Detersivi e detergenti: sì a ricariche e refill

    Mentre per formaggi o yogurt il raffronto tra imballaggio standard e monoporzione risulta piuttosto semplice, per i detersivi non è sempre così. Per questo tipo di prodotto, infatti, il riferimento non sono i litri ma le dosi, ovvero il numero di lavaggi che si possono fare. Nei nostri test questo è un aspetto di cui teniamo conto, perché un flacone che contiene più prodotto comporta anche un maggior imballaggio, ma spesso questo corrisponde a un prodotto molto più diluito, con meno sostanze lavanti e, quindi, meno efficace, per cui servirà un dosaggio maggiore. Preferiamo i detersivi concentrati (come per esempio il detersivo per i piatti), che permettono di ridurre fino al 70% la produzione di rifiuti, a fronte di una maggior efficacia. In genere parliamo di ricariche quando si acquistano i flaconi senza lo spruzzino, come avviene in solitamente per i detergenti per pulire il bagno o per gli sgrassatori, e di refill quando si acquista la busta in plastica leggera che serve per riempire un contenitore che abbiamo già in casa, come il sapone liquido per le mani o il detersivo per il bucato. In entrambi i casi sono un'ottima scelta per l'ambiente e permettono di alleggerire la spesa: il risparmio economico ed ecologico vanno di pari passo.
  • Conservare e trasportare il cibo 

    In attesa che vengano banditi definitivamente dall'Unione europea, basta alla cattiva abitudine di utilizzare piatti e bicchieri di plastica. A tavola evita di utilizzare le cannucce e limita i sacchetti in plastica per conservare il cibo il frigorifero: possono essere sostituiti dai contenitori riutilizzabili di plastica rigida, utili anche per portare il cibo in ufficio o a scuola. Ricorda sempre di portare con te una borsa in tela o di materiale rigido quando vai a fare la spesa, eviterai di spendere soldi per delle shopper nuove e di contribuire a introdurre ancora plastica nell'ambiente. 

Anche Altroconsumo dalla parte dell'ambiente

Anche noi di Altroconsumo abbiamo avviato una piccola rivoluzione per ridurre l'impatto della nostra informazione sull'ambiente. Da questo mese tutte le nostre quattro riviste (Inchieste, Innova, InSalute e InTasca) sono avvolte da un sottile film biocompostabile, che sostituisce il precedente imballo in plastica. Ciò significa risparmiare l'equivalente di sei tonnellate di plastica all'anno, vale a dire oltre 600mila bottigliette di acqua minerale. Ma non solo, cambia anche la carta delle riviste: quella che utilizziamo adesso proviene da foreste gestite responsabilmente.