ultimo aggiornamento: 13/05/2020

INTESA SANPAOLO/IUS VARIANDI

Gentile Community,

facendo riferimento al mio contratto in essere di correntista ordinaria, ex Cassa di Risparmio di Venezia 'assorbita' da Intesa Sanpaolo S.p.A., ho notato (recentemente) che l'intermediario bancario negli anni, trimestralmente, ha fatto un uso sistematico dello Ius Variandi o 'Proposta di modifica unilaterale'. 

La natura di quelle lettere che esercitano tale 'diritto' previsto dal T.U.B. è: a) in forma ordinaria b) senza avviso di ricevimento o constatazione da parte dell'intermediario bancario/filiale/Direzione di 'presa coscienza' della modifica unilaterale proposta al correntista b) vincolanti per effetto del silenzio/assenso su lettera ordinaria, non ufficiale, completamente slegata dalla paginazione degli estratti conto corrente cartacei, senza indicazione dell'esistenza di essa sugli 'Avvisi importanti' riportati sulla prima pagina dell'Estratto Conto o spedita in forma di lettera ordinaria in tempi del tutto diversi dall'invio regolare dell'Estratto Conto cartaceo, con ovvio pericolo che tale comunicazione (fondamentale per il correntista) NON arrivi al titolare del conto corrente, interessato a tale modifica - soprattutto se evidentemente SFAVOREVOLE - non consentendo, pertanto, che il cliente, presa coscienza della modifica sfavorevole, possa recedere gratutitamente e nei tempi imposti dalla Proposta Unilaterale.

Ogni modifica unilaterale proposta da Intesa Sanpaolo S.p.A. (da me visionata recentemente) esercita infatti lo Ius Variandi con solo diritto di recesso, senza offrire la concreta possibilità di dialogare con l'intermediario bancario (contrattazione); la volontà di non dialogare con il cliente è palesata proprio dalla formula 'ti propongo questo, ma se non lo vuoi vai via', inferta ai correntisti, con il mezzo del silenzio/assenso e per giunta con mezzo di lettera ordinaria, che non può essere considerata quale 'supporto durevole'  (il supporto durevole è un mezzo di informazione che non deve offrire ostacoli, di qualunque genere, all'accesso del cliente; se esistono ostacoli, come possono verificarsi nella perdita di una lettera ordinaria durante la consegna, è chiaro che una lettera ordinaria non è un supporto durevole).

Quando una azienda desidera davvero dialogare/contrattare con il cliente ed essere corretta professionalmente, nella misura in cui ogni consumatore medio si attende da chi esercita una professione specifica (come le norme dei Diritti dei Consumatori dicono), quando una comunicazione è estremamente delicata, come è delicato l'esercizio dello ius variandi su beni primari, quali la gestione dellla liquidità, le comunicazioni NON possono e non devono essere di natura ordinaria, ovvero lettere stampate, senza alcun tipo di avviso di ricevimento.

Quando inoltre si esercita uno Ius Variandi - e in questo mi riferisco a tutta la realtà bancaria, non solo a Intesa Sanpaolo S.p.A. - tutte le variazioni che intervengono nel contratto (addebiti) devono essere rese ben chiare attraverso un metodo di presentazione grafico che evidenzi, in modo INDISCUTIBILE che è avvenuta una variazione per effetto di una modifica unilaterale, consentendo al cliente - che potrebbe non aver letto la comunicazione ricevuta anche se arrivata per raccomandata o per fax - di prendere piena coscienza. In questo modo anche la reputazione della banca, che si è attenuta ad uno stile di lavoro 'il più corretto possibile' nei confronti del cliente, viene salvata nel modo in cui, la stessa Banca d'Italia, nelle sue prescrizioni sulla 'trasparenza' prevede, consiglia e nel contempo ammonisce gli intermediari bancari.

Dopo questa premessa, chiedo alla Community di relazionare casi simili, per sollevare una Interrogazione Parlamentare in merito all'esercizio dello Ius Variandi da parte degli Intermediari bancari e finanziari, poichè temo che, per quanto la Vigilanza della Banca d'Italia si sforzi di richiamare gli intermediari bancari e finanziari e vigili su di essi con i mezzi consentiti, per quanto l'AGCM sanzioni con meticolosità, la contrattazione/le comunicazioni fra cliente e banca (privata) sfuggono irrimediabilmente ai controlli - facendo si che alcuni esercizi di ius variandi siano anche discriminatori, cioè ledano alcuni correntisti piuttosto che altri in visione probabilmente anche di fare fronte ai rischi collegati all'attività bancaria (quando l'attività bancaria non è esercitata secondo professionalità e viene inferta una contravvenzione), ergo 'riserve per rischi legali e di compliance' e/o investimento nell'acquisto di altre realtà bancarie, finanziare e assicurative (a spese dei correntisti, a cui con la formula 'mi costi troppo caro correntista', aumentano/raddoppiano le spese di gestione, fingendo che vi siano davvero maggiori spese di gestione, ovvero indicando un 'giustificato motivo' FITTIZIO).

La Banca d'Italia (Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria, Servizio Tutela dei Clienti e Antiriciclaggio) si era espressa in modo insindacabile con una nota VII 2 8. Ma ciò, chiaramente, NON BASTA.

Ringrazio, in anticipo, quanti replicheranno al mio appello.

 

 

User name

Commenta il post

Risposte

Nessun utente ha ancora risposto