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Fascicolo sanitario, uno strumento da migliorare

Il Fascicolo sanitario elettronico doveva digitalizzare i nostri dati sanitari per aiutare i medici a curarci meglio. Ma a oggi, quanto viene tenuto aggiornato e cosa offre? Molti fascicoli sono incompleti o del tutto vuoti, pochi offrono servizi aggiuntivi. La nostra inchiesta promuove solo sette Regioni. Ecco quali.

15 ottobre 2020
Fascicolo sanitario elettronico

La digitalizzazione dei dati promette ormai da anni di semplificarci la vita, arginare la burocrazia, aiutarci a vivere meglio. Anche la salute dei cittadini può trarre enormi benefici da questo processo, a patto che si svolga in maniera adeguata. I nostri dati sanitari devono essere facili da digitalizzare e consultare per poter fornire un aiuto concreto ai medici che devono curarci. Il Fascicolo sanitario elettronico è lo strumento che è stato scelto per assolvere a questo scopo. Siamo andati a vedere come funziona nelle diverse regioni italiane e abbiamo scoperto che c’è ancora molto da fare per migliorarne la funzionalità e quindi la reale utilità.

Il puzzle delle regioni

La prima considerazione da fare riguarda la diversità dei fascicoli nelle varie Regioni. Ognuna ha potuto costruire e implementare il fascicolo come voleva, in alcune Regioni il fascicolo è presente da molto più tempo che in altre, quindi è ovvio che non siano tutte allo stesso punto. Se in quasi tutti i fascicoli abbiamo trovato i contenuti minimi (i documenti sanitari, come referti di visite ed esami, le esenzioni a cui si ha diritto e in qualche caso l’elenco delle vaccinazioni effettuate), altri offrono anche molte funzioni aggiuntive, come la possibilità di prenotare esami, pagare il ticket, cambiare medico ecc. Ovviamente nelle regioni in cui il fascicolo è più ricco, il cittadino ha molti più vantaggi nell’utilizzarlo. E in effetti i dati dicono che in regioni come Lombardia, Friuli, Toscana e nella provincia autonoma di Trento, dove è fatto meglio e offre un maggior numero di informazioni e servizi, il fascicolo ha una percentuale di attivazioni molto maggiore che altrove.

Manca il profilo sanitario sintetico

Basta una serie di referti, elencati in maniera anonima e non inseriti in una narrazione coerente sullo stato di salute generale della persona, ad aiutare chi non la conosce ma la prende in cura a fare meglio il proprio lavoro? Può uno strumento nato per fini prettamente amministrativi essere utile anche nella pratica clinica? A fare la differenza dovrebbe essere la presenza del profilo sanitario sintetico, anche detto “Patient summary”. Un racconto, fatto dal medico curante, della storia clinica del paziente, che gli altri medici possano leggere per farsi rapidamente un’idea di chi hanno di fronte. Purtroppo il profilo in molti casi non è neanche previsto e dove c’è risulta vuoto. Questo è il segno che ancora manca un adeguato coordinamento tra Sanità pubblica e medici e pediatri di famiglia, che sarebbe invece essenziale per rendere il fascicolo davvero utile.

Attivarlo è il primo passo

Se vogliamo che lo strumento funzioni, però, dobbiamo anche noi cittadini essere disposti a fare la nostra parte, per prima cosa attivandolo (tramite l’identità elettronica Spid, la carta dei servizi regionale o negli altri modi previsti dalla nostra Regione di residenza). Se il cittadino non lo attiva, i medici non potranno né alimentarlo né consultarlo, quindi il fascicolo è destinato a restare vuoto e inutilizzato. Il percorso verso una reale digitalizzazione della salute è solo all’inizio, ma si profila inarrestabile: sta anche a noi contribuire al suo successo.