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Arriva l'influenza

10 ottobre 2016
influenza

10 ottobre 2016

La nuova stagione influenzale è qui. Quali i sintomi? Come prevenirla? Come va curata? Preparati ad affrontarla nel modo migliore. Scegli i farmaci giusti e solo quelli realmente indispensabili.

Affrontare l'influenza

Tempo di influenza, che come ogni anno colpisce un gran numero di italiani (si stima attorno al 5-10% della popolazione). Come affrontarla? Come cercare di evitare il contagio? Il vaccino funziona? Quali farmaci da utilizzare e quali no?

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Quali sono i sintomi dell'influenza?

L’influenza si manifesta con una serie di sintomi: febbre che insorge in modo improvviso e raggiunge picchi elevati (oltre i 38 C°); malessere generale con mal di testa, dolori muscolari e articolari; sintomi respiratori come tosse, mal di gola, congestione del naso.

In generale la malattia si risolve in modo spontaneo nell’arco di una settimana, anche se la sensazione di stanchezza e affaticamento che l’accompagna può durare più a lungo. Chi è colpito dal virus influenzale generalmente comincia ad accusare i primi sintomi della malattia tra le 24 e le 72 ore dal contagio.

Come riconoscerla dalle altre forme virali simili?

Spesso si confonde la vera influenza con altre forme virali stagionali molto simili. Oltre ai cosiddetti virus influenzali veri e propri, in inverno circolano vari agenti infettivi che colpiscono le vie respiratorie, ad esempio i virus parainfluenzali, i quali causano sintomi sovrapponibili a quelli dell'influenza. Fare una distinzione sulla base dei sintomi è però molto difficile, se non impossibile. L’influenza si manifesta in modo brusco, comporta un forte rialzo della temperatura (oltre i 38°C), e si presenta insieme ad altri sintomi respiratori e di carattere più generale (mal di testa, malessere generale, debolezza, dolori). Quindi, i malanni invernali che non hanno questa serie di sintomi, probabilmente non sono vere influenze ma solo brutti raffreddori.

Un altro fattore che può far sospettare al medico che si tratti di vera influenza è il periodo: i casi di influenza vera e propria si osservano tipicamente da fine dicembre a fine marzo, ma si concentrano nei mesi di gennaio e febbraio. Comunque, per chi ne è colpito, sapere se si ha una vera influenza o un altro virus stagionale ha poco significato, visto che la terapia e le indicazioni di riposo sono le medesime.

È pericolosa? Chi è più a rischio?

L'influenza è una malattia di natura benigna, che nella maggior parte dei casi si risolve in modo autonomo in un breve periodo, senza causare danni a lungo termine o mettere a repentaglio la vita.

I più colpiti sono i bambini e i ragazzi, tra i quali si registra il maggior numero di casi di malattia (la scuola è un ambiente che favorisce il contagio). Al contrario tra gli anziani sopra i 65 anni si verifica il minor numero di casi, forse in virtù di una parziale memoria immunitaria che si instaura con il passare delle stagioni influenzali. A dispetto di questa bassa incidenza della malattia, però, è proprio tra gli anziani, specie se portatori di patologie croniche, che si registrano i casi di influenza più gravi, a volte letali.

Casi severi di malattia possono verificarsi quando l'infezione virale coinvolge le vie respiratorie profonde, cioè bronchi e polmoni, oppure favorisce il sopraggiungere di una polmonite batterica, con esiti a volte letali. Gli anziani sopra i 65 anni e le persone di qualunque età affette da malattie respiratorie croniche, malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale, patologie infiammatorie croniche o con un sistema immunitario compromesso, hanno un rischio più alto di andare incontro a queste complicazioni. Anche le donne nel secondo e terzo mese di gravidanza sono tra le categorie considerate a rischio.

Nonostante i casi complicati di influenza possano in linea teorica manifestarsi anche in persone sane e non anziane, la quasi totalità dei decessi per influenza si registra tra gli anziani: su 10 morti, circa 9 sono persone con più di 65 anni.

Come si trasmette?

L’infezione si trasmette per via aerea (attraverso il respiro, la tos­se, gli starnuti...), ma anche indi­rettamente: basta avvicinare alla bocca la mano che si è data a una persona contagiosa, che magari in apparenza sembra perfettamente sana. Il virus dell'influenza si trasmette facilmente da un individuo all'altro. Quando una persona influenzata respira, tossisce o parla emette goccioline di saliva che contengono il virus e che possono essere inalate da altre persone.

Trascorso un periodo di in­cubazione di 1/3 giorni, l’influenza si scatena con sintomi tipici.

Come si previene?

Alcuni semplici accorgimenti quotidiani possono aiutare a proteggersi e a proteggere gli altri dal contagio.

  • Lavarsi spesso le mani, soprattutto dopo avere preso i mezzi pubblici o aver soggiornato in un luogo affollato. Non sono necessari prodotti igienizzanti con alcol (efficaci solo se ne contengono almeno il 60%), né gel antibat­terici, che alla lunga possono rendere i batteri resistenti. Lavarsi le mani con acqua e sapone è sufficiente per difendersi. Perché il lavaggio sia efficace, bisogna lavare le mani per un tempo compreso fra i 15 e i 30 secondi, stando attenti a dove e come si asciugano (per non vanificarne l'operazione).
  • Mettere una mano davanti alla bocca e al naso quando si tossisce o si starnutisce o usare un fazzoletto di carta per coprire naso e bocca onde evitare di contagiare gli altri.
  • Evitare di toccarsi occhi, naso e bocca: i germi infatti si trasmettono quando un individuo viene in contatto con un soggetto contaminato e poi con le mani si tocca occhi, naso e bocca.
  • Evitare la stretta vicinanza con soggetti infetti.
  • Se possibile, rimanere a casa quando si è malati per evitare di contagiare gli altri.

L’unica forma di prevenzione dell’influenza da un punto di vista farmacologico è il vaccino, anche se l'entità della sua efficacia e la sua utilità sono oggetto di discussione nel mondo scientifico. Il vaccino influenzale ha comunque poche controindicazioni e gli effetti indesiderati sono per lo più lievi: è quindi una pratica considerata sicura. Il ministero della Salute indica i gruppi di persone per cui il sistema sanitario propone la vaccinazione gratuita (persone sopra i 65 anni; bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti affetti da patologie croniche; personale sanitario...).

Come si cura?

Il rimedio più efficace per uscire il più velocemente possibile dall’influenza, senza complicazioni, è il riposo. La spossatezza che arriva con l'influenza ci fa comodo in realtà: stando a riposo, il nostro corpo può destinare le energie alla difesa dell'organismo.

Fatta eccezione per gli antivirali, i farmaci generalmente utilizzati in caso di influenza servono solo ad alleviare i sintomi, in quanto non agiscono sulle cause della malattia. Non sempre però sono utili o necessari. Meglio preferire i farmaci con singolo principio attivo ed evitare i farmaci che ne associano due o più: non offrono un beneficio maggiore e ci espongono a più effetti indesiderati. Attenzione ai sovradosaggi: nonostante i nomi differenti, in molti farmaci da banco ricorrono alcuni principi attivi, come il paracetamolo. Senza accorgersene si rischia di assumere dosi eccessive che espongono a spiacevoli effetti indesiderati.

Ecco una rassegna dei farmaci più usati.

Farmaci per abbassare la febbre

Vanno usati quando la febbre è alta e mal tollerata. Ma se il rialzo della temperatura è moderato e i sintomi sono sopportabili, assumere un farmaco antifebbrile non è strettamente necessario: la febbre è una reazione utile per l'organismo, perché contrasta la proliferazione degli agenti infettivi e accresce l'efficienza delle difese immunitarie. Dunque è sconsigliabile sforzarsi di tenere bassa la febbre a ogni costo, se non per attenuare i sintomi più fastidiosi e favorire il riposo. Spegnere la febbre non guarisce la malattia. Molti farmaci antifebbrili sono a base di paracetamolo, che è un principio attivo in genere sicuro, se però è preso alle dosi raccomandate. Quando assunto in eccesso può provocare problemi epatici. Quel­lo del sovradosaggio è un rischio concreto, visto che molti farmaci con nomi commerciali diversi lo contengono. Anche i medicinali antinfiammatori non steroidei, come l'ibuprofene e l'acido acetilsalicilico possono essere usati come antifebbrili, stando attenti ad assumerli correttamente per minimizzare il rischio di effetti indesiderati gastrici.

Antidolorifici

Per il mal di testa e per i dolori mu­scolari e articolari possono essere usati gli stessi principi attivi usati per la febbre, vale a dire il paracetamolo (che ha anche attività analgesica, oltre che antipiretica) e gli antinfiammatori non steroidi, detti anche Fans, come l'acido acetisalicilico e l'ibuprofene, che hanno azione analgesica e antinfiammatoria. I Fans possono irritare lo stomaco, causare disturbi digestivi, ulcere e sanguinamento: per evitare il più possibile questi effetti indesiderati, è opportuno seguire le indicazioni su dosi e tempi di assunzione riportati nel foglietto illustrativo. Molti non sanno che l’Aspirina non va usata da bambini e ragazzi al di sotto dei 16 anni, a causa del rischio della sindrome Reye, una ma­lattia rara ma fatale che colpisce sistema nervoso centrale e fegato. Anche l'ibuprofene non va usato al di sotto dei 12 anni.

Gocce e spray nasali

Contengono sostanze che riducono la congestione delle mucose nasali. Sono efficaci nel liberare temporaneamente il naso, ma se usati per più di qualche giorno possono dare l'effetto opposto, provocando appunto una congestione nasale. Meglio usarli solo quando la difficoltà a respirare impedisce il riposo, fondamentale per la guarigione. Sono controindicati per i bambini sotto i 12 anni, per il maggior rischio di effetti indesiderati: eritemi, eruzioni cutanee, difficoltà respiratoria, rallentamento del battito cardiaco. Da evitare anche in caso di pressione alta e quando si assumono alcuni antidepressivi. Per fluidificare il muco e facilitarne l'espulsione è utile fare lavaggi nasali con la soluzione fisiologica.  

Sciroppi per la tosse

Sul banco del farmacista troviamo farmaci sedativi della tosse e farmaci mucolitici. Se la tosse non dà particolare fastidio (per esempio non impedisce il sonno) è bene non combatterla, specie quando c'è catarro, perché aiuta la rimozione del muco dalle vie respiratorie. Usare un farmaco per sedare la tosse in questi casi può essere controproducente. I farmaci mucolitici invece hanno la funzione di rendere il catarro più fluido, per aiutarne l'espulsione, ma l'efficacia di questi ultimi è paragonabile a quella dei rimedi non farmacologici, come bere molto. Attenti alle combinazioni di principi attivi: ci sono sciroppi che contengono una so­stanza sedativa, che sopprime la tosse, e un’altra che fluidifica il catarro, che l'aiuta. Un cocktail assurdo.

Spray, collutori e pastiglie per la gola

In linea di massima, anche per il mal di gola non è consigliabile assumere nulla: spray, collutori e pastiglie contengono in gran parte dei principi attivi antinfiammatori o antisettici (disinfettanti), la cui efficacia come rimedi locali è poco provata. Per le pastiglie da succhiare è probabile che l'effetto lenitivo sia legato più all'azione emolliente (la pastiglia stimola la produzione di saliva, che lubrifica la faringe) che ad azioni farmacologiche: una qualsiasi caramella fa più o meno lo stesso effetto. Sia i farmaci ad azione disinfettante sia quelli antinfiammatori non sono indicati nei bambini al di sotto dei 12 anni, né alle donne nel terzo trimestre di gravidanza. Se il mal di gola dà fastidio, si può ricorrere a paracetamolo o ibuprofene per bocca, come in caso di febbre o dolori. Anche il miele può aiutare (a parte di non essere diabetici o lattanti): gli studi scientifici confermano le sue capacità lenitive sulle mucose arrossate e contro la tosse. La propoli, una resina prodotta dalle api, è un rimedio molto utilizzato per il mal di gola, ma non ci sono prove chiare di efficacia. Inoltre è controindicata nelle persone allergiche ai pollini e in chi è ipersensibile.

Vitamina C e altri integratori

Nonostante la vitamina C sia disponibile in vari prodotti promossi contro i sintomi influenzali, che siano farmaci o integratori, non ci sono prove che sia efficace nel prevenire o nel curare raffreddori e influenza. Lo stesso vale per altre integrazioni di vitamine e sali minerali o per gli estratti vegetali, per esempio l'echinacea, per cui non disponiamo di prove oggettive d'efficacia.

Antivirali

Diversamente dagli altri, questi farmaci agiscono sulla causa dei sintomi dell'influenza (quella vera), cioè sui virus influenzali A e B. Gli antivirali ostacolerebbero la diffusione del virus nell'organismo ed il contagio di altre persone, con l'effetto di ridurre la durata dei sintomi in chi è stato contagiato, ma anche di prevenire l'influenza nelle persone esposte al contagio. Altri effetti vantati sono la riduzione delle complicazioni gravi dell'influenza (come le polmoniti) e il contenimento del contagio, motivi per cui i paesi occidentali hanno fatto grandi scorte di questi farmaci (mai utilizzate) nel caso di una eventuale pandemia. Purtroppo però le prove di questi effetti sono scarse o addirittura assenti. Nonostante questi farmaci siano stati autorizzati al commercio da più di un decennio, solo ora sappiamo che i benefici offerti sono quasi irrisori. Hanno un impatto molto limitato sulla durata dei sintomi (da 7 a 6 giorni circa, a patto che vengano assunti entro 48 ore dall'esordio dei primi sintomi) e non è chiaro se siano più efficaci di comuni farmaci antipiretici. Nessuna dimostrazione di una riduzione della mortalità o delle ospedalizzazioni legate all’influenza; un effetto minimo, poco chiaro e non convincente sulle complicazioni dell’influenza come la polmonite e nessuna chiara evidenza che questi farmaci limitino in modo significativo il contagio. Tutto questo va messo sulla bilancia con gli effetti indesiderati, abbastanza frequenti, quali nausea, vomito, cefalea e un maggior rischio di effetti indesiderati di tipo psichiatrico.

Sia che si tratti di influenza, sia che si tratti di virus parainfluenzali, infine, è inutile e dannoso assumere antibiotici. Questi, infatti, agiscono contro i batteri e non servono a sconfiggere i virus influenzali. L'unico caso in cui possono essere utilizzati è quando c'è il sospetto che ci sia un'infezione batterica in atto, insorta come complicazione del normale decorso dell'influenza. Solo il medico quindi è in grado di valutare l'eventuale necessità di una loro somministrazione. Assumere antibiotici in maniera eccessiva o inappropriata, per esempio in dosi scorrette e per periodi di tempo brevi o eccessivi, può provocare la cosiddetta antibiotico-resistenza: sempre più batteri diventano resistenti all'azione dei farmaci, rendendo inefficaci le cure e pericolose anche malattie normalmente non problematiche.

Il virus cambia, perché?

I virus influenzali sono in continua mutazione, ecco perché possono cambiare da un anno all’altro, spesso di molto. Le modificazioni sono di due tipi.

  • La prima variazione (chiamata“drift”) è graduale e di piccola entità: anche se i virus cambiano, in questo caso rimangono comunque “parenti” di quelli precedenti e una protezione parziale resta presente nella popolazione. Gli anticorpi prodotti contro il virus dell’anno precedente di­ventano però meno efficaci. A questo fenomeno si deve il parziale cambiamento del virus di stagione in stagione.
  • Poi c’è un secondo tipo di mutazione, più importan­te (detta “shift”): produce virus completamente diversi da quelli circolati negli anni precedenti. In tal caso l’intera po­polazione umana diventa vulnerabile, in quanto gli anticorpi contro i precedenti virus influenzali sono del tutto ineffica­ci. Lo “shift” può avvenire sia per il passaggio diretto di un virus aviario o suino nell’uomo sia quando virus aviari, suini e umani si scambiano materiale genetico, riassortendosi e producendo un virus nuovo. Questo fenomeno è alla base delle pandemie: epidemie globali che possono causare milioni di morti, come l’influenza spagnola del 1918.

Per nostra fortuna, il passaggio di un virus aviario dagli uccelli (che sono il principale serbatoio dei virus influenzali) all’uomo è raro e complicato, mentre quello tra uomo e suino è più facile. Non ci sono però prove dirette del ruolo dei maiali nell'origine delle precedenti pandemie, mentre la responsabilità dei volatili è un fatto assodato.