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Banche fallite: firmato il decreto, ma per i rimborsi occorre attendere

Il Ministero dell'Economia ha finalmente redatto il decreto attuativo che regola le modalità di rimborso dei risparmiatori truffati delle banche fallite. Indennizzo automatico per chi ha un reddito sotto i 35 mila euro o un patrimonio mobiliare sotto i 100 mila euro (se la UE vorrà, elevabili a 200 mila). Gli altri dovranno dimostrare di essere stati truffati davanti a un'apposita commissione. Si attende ora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e la creazione della piattaforma per le domande.

13 maggio 2019
banche affidabili

Il decreto crescita è entrato in vigore il 1° maggio. Tra gli altri provvedimenti, il decreto contiene la norma sui rimborsi che modifica in parte la misura dell'ultima manovra finanziaria e riguarda i risparmiatori che sono in possesso di titoli azionari o obbligazionari subordinati di banche liquidate. Per tutelare questi risparmiatori è stato istituito il FIR, fondo di indennizzo risparmiatori: sono stati stanziati in totale 1,575 miliardi di euro, cioè 525 milioni di euro per ogni anno del triennio 2019-2021. Questo è stato confermato ma in parte sono state modificate le modalità di rimborso dettagliate ora nel decreto attuativo del Mef. Perché partano i rimborsi bisogna attendere che il decreto venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni. Poi bisognerà aspettare ancora 45 giorni per avere la piattaforma online gestita da Consap su cui compilare le richieste. 

Indennizzo automatico ma non per tutti 

Confermato il doppio binario nell’indennizzo: il rimborso automatico è riservato ai possessori di azioni e obbligazioni subordinate delle banche interessate che dimostrano, però, di avere avuto un reddito lordo nel 2018 inferiore ai 35 mila euro o di avere un patrimonio mobiliare inferiore a 100 mila euro, elevabile a 200 mila se la Commissione Europea darà il suo assenso. Quest'ultima, infatti, sul risarcimento automatico a pioggia su tutti i risparmiatori truffati, aveva già espresso delle riserve, paventando l'ipotesi che si tratti di una sorta di aiuto di Stato, in violazione delle leggi sul bail-in.

Per tutti gli altri risparmiatori, invece, è previsto un rimborso semi-automatico, ovvero dovranno presentare una domanda a una Commissione tecnica di esperti creata ad hoc allegando tutte le prove di avere subito una vendita scorretta di titoli senza rispettare le norme del TUF (testo unico in materia finanziaria).

Quali sono le banche in liquidazione

Il Fondo erogherò un indennizzo ai risparmiatori che hanno subito un pregiudizio da parte di banche o loro controllate poste in liquidazione coatta amministrativa nel periodo 17 novembre 2015 - 31 dicembre 2017. Si tratta di Banca Etruria, Banca delle Marche, Carichieti, Cariferrara, le banche venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e le loro controllate. Oltre a queste, nel periodo considerato sono andate in liquidazione coatta amministrativa altre banche di cui si è parlato in misura minore : Banca Padovana, BCC di Pelaco, BCC Etrusca Salernitana, BCC di Frascati, Banca Popolare delle Province Calabre, BCC Banca Brutia, BCC di Altavilla e Credito cooperativo Interprovinciale Veneto.

Chi può accedere al FIR

Possono accedere al FIR i risparmiatori persone fisiche, piccoli imprenditori e microimprese in possesso di azioni o di obbligazioni subordinate delle banche alla data del provvedimento di liquidazione o i loro eredi legittimi.

Quanto spetta ai risparmiatori?

Per chi è in possesso di azioni l’indennizzo sarà pari al massimo al 30% del costo di acquisto delle azioni con un limite massimo di 100.000 euro per risparmiatore. Per gli obbligazionisti subordinati la percentuale sale al 95% del costo di acquisto entro il limite massimo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore. L’indennizzo però sarà erogato al netto di altre somme ricevute dai risparmiatori per transazioni con le banche o per altre forme di ristoro, per le obbligazioni inoltre si tiene anche conto di quanto incassato come cedole in più rispetto alle cedole pagate dai Titoli di Stato di pari durata. 

Integrazione per i rimborsi FITD

Chi ha già avuto un rimborso dal FITD (fondo interbancario tutela dei depositi) per le sue obbligazioni subordinate, che per le norme in vigore è stato pari al massimo all’80% del loro costo di acquisto, dovrebbe avere un’integrazione del rimborso in modo da arrivare al 95% del costo di acquisto. Ma anche su questo dovrebbero arrivare indicazioni specifiche, perché al momento non ci sono certezze.

Cosa fare: i prossimi passi

Il decreto attuativo deve essere ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale; entro 20 giorni dalla pubblicazione Consap produrrà un sito online con le istruzioni del caso e entro 45 giorni sarà predisposta la piattaforma per la raccolta delle domande.

Da una parte il consumatore dovrà capire se rientra nei parametri per ottenre il rimborso automatico (un reddito Irpef inferiore a 35.000 euro o un patrimonio mobiliare entro i 100.000 euro). In caso contrario bisognerà presentare tramite piattaforma la domanda di rimborso allegando prove documentali che dimostrino che la vendita dei titoli è avvenuta senza rispettare le indicazioni di correttezza e trasparenza del TUF (testo unico in materia finanziaria). Nel decreto attuativo sono anche indicati casi in cui è palese questo mancato rispetto delle regole del TUF: la mancanza del profilo Mifid, o un profilo Mifid non adeguato rispetto alla rischiosità delle azioni o ancora la vendita di azioni e obbligazioni per poter avere accesso a un mutuo o un finanziamento, sono considerati comportamenti non adeguati rispetto alle disposizioni.

Sei uno dei risparmiatori truffati dalle banche fallite? Nei prossimi giorni ti forniremo tutte le indicazioni utili per la richiesta dell’indennizzo.