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Pensione: tutti i modi per andarci entro fine anno e nel 2022

Il 31 dicembre 2021 terminerà Quota 100. Ecco quali sono le opzioni per andare in pensione in questi ultimi mesi dell'anno. Nel frattempo la nuova versione della Legge di Bilancio ha lasciato invariate le soglie di età per Opzione Donna, vediamo quali sono insieme alle altre misure, almeno per il 2022. Bloccato anche l’aumento di 3 mesi dell’età pensionabile che avrebbe dovuto scattare dal 1° gennaio 2023.

12 novembre 2021
fondopensione

Il 31 dicembre 2021 scade il termine entro il quale i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, e i lavoratori autonomi, inclusi gli iscritti alla gestione separata, possono maturare i requisiti per accedere alla pensione con Quota 100. Secondo i dati Inps, al 31 agosto 2021, i lavoratori che hanno avuto accesso alla pensione quota 100 sono 341.128. I lavoratori dipendenti sono 273.519, di cui 166.282 del settore privato e 107.237 del settore pubblico, mentre i lavoratori autonomi sono 67.609. Il 69,3% dei beneficiari sono uomini, il 30,7% donne. L’importo lordo medio annuo è di 25.663 euro. Per il 2022 il Governo ha prorogato l’Ape Sociale e Opzione donna, introducendo quota 102 e il fondo per l’uscita anticipata dei lavoratori delle imprese in crisi.

Quota 100, opzione donna e Ape sociale

Fino al 31 dicembre 2021 si può andare in pensione anticipatamente con la ormai famosa Quota 100, ovvero sommando età anagrafica e anni di contributi versati (con un minimo di 62 anni d'età e 38 di contributi).

In alternativa, ma solo per le signore, esiste Opzione donna, ovvero la possibilità per le lavoratrici di andare in pensione con 35 anni di contribuzione e 58 anni d'età (59 nel caso delle lavoratrici autonome) a patto però che la pensione venga ricalcolata con il metodo contributivo.

Infine esiste la possibilità di andare in pensione con l’Ape Sociale alla quale può accedere, però, solo chi si trova in particolari condizioni:

  • disoccupati con ammortizzatori sociali scaduti da più di 3 mesi;
  • invalidi civili dal 74 per cento;
  • chi assiste familiari conviventi entro il primo grado gravemente handicappati;
  • chi è addetto a lavori faticosi o usuranti.

Può accedere all’APE sociale chi ha compiuto i 63 anni di età ed ha almeno 30 anni di versamenti (servono 36 anni per chi svolge lavori faticosi di cui almeno 7 negli ultimi 10 anni o 6 negli ultimi 7). L’indennità è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione ma non può, in ogni caso, superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro; non è soggetta, infine, a rivalutazione ed è erogata per 12 mesi all’anno.

Lavori gravosi: ecco quali sono

Ma cosa intende la legge per lavori faticosi o usuranti? Ecco l'elenco completo:

  • operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti della scuola dell'infanzia e educatori degli asili nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • operai dell'agricoltura, della zootecnia e della pesca;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
  • lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67;
  • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

Cosa succederà dal 1° gennaio 2022

Nella Legga di Bilancio il Governo ha prorogato fino al 31 dicembre 2022 l’Ape Sociale e Opzione Donna, ha istituito Quota 102 e il Fondo per l’uscita anticipata dei lavoratori delle imprese, vediamo più da vicino queste misure.

Quota 102

Quota 102 è la novità di questa Finanziaria. La misura varrà solo per il prossimo anno perché l’intenzione del Governo è di discutere un riordino del settore con le forze sociali. In concreto prevede la possibilità di andare in pensione se entro il 31 dicembre 2022 si raggiungono i 64 anni di età anagrafica e i 38 anni di anzianità contributiva. 102 è infatti la somma di età anagrafica ed età contributiva. Rispetto a quota 100, quindi, vengono richiesti due anni in più di età anagrafica.

A quanto ammonterà la pensione erogata con Quota 102? Si tratta sempre di una pensione anticipata, per cui la pensione è ancora più bassa di quella di vecchiaia – che già di suo è scarna. Questo non perché ci sono delle penalizzazioni dirette sull’assegno, ma è conseguenza del metodo utilizzato per il calcolo delle pensioni. Se si sfrutta la “quota 102” si va in pensione prima, per cui si versano meno contributi. Inoltre, i contributi versati si rivalutano per meno anni. Questo porta ad avere un “tesoretto” contributivo più basso. E non è tutto. Questo “tesoretto” deve essere, infine, diviso per un numero più grande (è il cosiddetto coefficiente di trasformazione delle pensioni), perché andando in pensione prima, quest’ultima dovrà essere pagata per più anni. Il risultato di questi tre elementi messi insieme è di una pensione pubblica più bassa rispetto a quella di vecchiaia.

Ma tra quota 100 e 102 chi consente di avere una pensione migliore? A parità di anni di contributi versati, stessa carriera – stesso stipendio e stessa crescita nel tempo – e quindi di uno stesso montante contributivo finale, quota 102 paga delle pensioni un po’ più alte. Attenzione: si tratta di un 3% circa in più, quindi di certo non possiamo definirle pensioni più “ricche”. Perché? Il motivo risiede nella spiegazione precedente. A parità di montante contributivo finale, chi ha raggiunto 38 anni di contributi va in pensione a 64 anni, due anni dopo dei 62 di quota 100. Significa che la pensione dovrà essere pagata per due anni in meno. Dunque, quel montante pensionistico viene diviso per un numero più piccolo e questo consente di avere un assegno pensionistico un po’ più alto. Un esempio? Una persona che nel 2022 avrà 64 anni, 38 di contributi e 40.000 euro lordi di stipendio, con quota 102 potrà avere una pensione di 1.590 euro (è un dato puramente indicativo), mentre quota 100 ne avrebbe dati 1.550 circa. Si tratta di 40 euro in più al mese.

Ape Sociale

L’Ape Sociale non solo è stata prorogato ma, per i disoccupati, viene eliminato il periodo di 3 mesi che intercorre dalla fine degli ammortizzatori sociale e vengono inseriti nuovi lavori ritenuti usuranti, ecco l'elenco completo:

  • Professori di scuola primaria, pre–primaria e professioni assimilate
  • Tecnici della salute
  • Addetti alla gestione dei magazzini e professioni assimilate
  • Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali
  • Operatori della cura estetica
  • Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati
  • Artigiani, operai specializzati, agricoltori
  • Conduttori di impianti e macchinari per l'estrazione e il primo trattamento dei minerali
  • Operatori di impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli
  • Conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati
  • Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta
  • Operatori di macchinari e di impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di base e la chimica fine e per la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica
  • Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque
  • Conduttori di mulini e impastatrici
  • Conduttori di forni e di analoghi impianti per il trattamento termico dei minerali
  • Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio
  • Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare
  • Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento
  • Personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci
  • Personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli
  • Portantini e professioni assimilate
  • Professioni non qualificate nell'agricoltura, nella manutenzione del verde, nell'allevamento, nella silvicoltura e nella pesca
  • Professioni non qualificate nella manifattura, nell'estrazione di minerali e nelle costruzioni

Opzione donna

Dopo una prima versione della Legge di Bilancio che prevedeva l’aumento dell’età il Governo è tornato sui propri passi, lasciando invariata l’età di accesso e limitandosi a prorogare di un anno la misura. Quindi Opzione donna è riconosciuta alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2021 hanno maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e un'età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome. Ricordiamo che bisogna avere 35 anni di contribuzione al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti e che la pensione sarà liquidata esclusivamente con le regole di calcolo del sistema contributivo. Infine le lavoratrici che ne hanno diritto riceveranno la pensione dopo una “finestra” di 12 (lavoratrici dipendenti) ovvero 18 mesi (lavoratrici autonome). Il personale delle scuole potrà fare domanda entro il 28 febbraio 2022. 

Fondo per l'uscita anticipata

Altra misura è l’istituzione di un Fondo per l’uscita anticipata dei lavoratori delle imprese in crisi di 200 milioni di euro per l’anno 2022, 200 milioni di euro per l’anno 2023 e 200 milioni di euro per l’anno 2024 nelle previsioni del Ministero dello sviluppo economico destinato a favorire l’uscita anticipata dal lavoro, su base convenzionale, dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi, che abbiano raggiunto un’età anagrafica di almeno 62 anni. Le modalità e le procedure di erogazione delle risorse saranno definiti con decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio. 

Pensione di vecchiaia: dal 2025 aumenta la soglia

Prima l’Istat e poi la ragioneria generale dello Stato avevano anticipato che la pandemia ha ridotto le speranze di vita degli italiani di 1,2 anni per una vita media di 82 anni (79,7 per gli uomini e 84,4 per le donne). Adesso con il decreto del 27 ottobre 2021 il ministro dell’Economia ufficializza che, a causa di questo risultato, l’aumento dell’età pensionabile che nel 2023 sarebbe dovuta passare dagli attuali 67 anni a 67 anni e 3 mesi è stato bloccato. Quindi tutto rinviato al 2025 quando, se ci saranno aumenti nelle speranze di vita degli italiani, l’età pensionabile crescerà di 3 mesi.

Bisogna distinguere tra i lavoratori che possono far valere almeno un contributo accreditato prima del 1996 e quelli che hanno iniziato a versare dal 1° gennaio 1996. Per i primi, per cui ci si rifà al sistema retributivo o misto, l’assegnazione della pensione richiede il raggiungimento congiunto di due requisiti, quello anagrafico (età) e quello contributivo. Salvo qualche particolare eccezione, il requisito contributivo è fissato in 20 anni di versamenti (cioè 1.040 settimane), mentre quello anagrafico, per il 2022, è fissato a 67 anni, senza differenza tra uomini e donne e tra dipendenti e autonomi. Una volta raggiunti entrambi i requisiti, si può andare in pensione dal mese successivo. L’ammontare viene calcolato con il sistema retributivo nel caso si fossero raggiunti i 18 anni di contributi entro la fine del 1995; in caso contrario, il calcolo farà riferimento al sistema “misto” (in parte retributivo e in parte contributivo).

Rientrano invece nel contributivo “puro” i lavoratori che non possono far valere neppure un contributo prima del 1° gennaio del 1996. Anche in questo caso devono essere maturati i 20 anni di versamento e l’età pensionabile, fissata a 67 anni per il 2022 senza differenze tra uomini, donne, dipendenti o autonomi. In più, c’è un’altra condizione: l’importo della pensione deve essere pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale, cioè raggiungere i 690,42 euro (per il 2021). Se non si hanno questi requisiti si va in pensione a 71 anni (nel 2021) anche con soli 5 anni di contributi. L’assegno previdenziale viene calcolato esclusivamente in base al sistema contributivo.

Fino al 2024 sarà possibile andare in pensione al compimento dei 67 anni di età, successivamente la soglia d'età verrà aumentata ogni due anni, secondo uno schema preciso. Questo è almeno quello che sappiamo oggi, in base alle leggi attualmente in vigore. 

Come cambieranno i requisiti per la pensione di vecchiaia nei prossimi anni
QUANDO SI ANDRÀ IN PENSIONE
Fino al 2024: 67 anni 2039-2040: 68 anni e 7 mesi
2039-2040: 68 anni e 7 mesi 2041-2042: 68 anni e 9 mesi
2027-2028: 67 anni e 6 mesi 2043-2044: 68 anni e 11 mesi
2029-2030: 67 anni e 9 mesi 2045-2046: 69 anni e 1 mese
2031-2032: 68 anni 2047-2048: 69 anni e 3 mesi
2033-2034: 68 anni e 1 mese 2049-2050: 69 anni e 5 mesi
2035-2036: 68 anni e 3 mesi 2051 - 2052: 69 anni e 7 mesi
2037-2038: 68 anni e 5 mesi A seguire: ogni due anni innalzamento di 2 mesi

La pensione anticipata

Per i lavoratori del sistema retributivo puro o misto la pensione anticipata si raggiunge, indipendentemente dall’età anagrafica, quando si possono far valere, nel 2021, 42 anni e 10 mesi di contributi (conta tutta la contribuzione) per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il requisito contributivo, bloccato fino al 2026, crescerà nel tempo in base all’aumento dell’aspettativa di vita. La pensione viene calcolata con il sistema retributivo o misto, a seconda se si siano raggiunti o meno i 18 anni di contributi accreditati entro la fine del 1995. Per i lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi dal 1° gennaio 1996, cioè quelli che rientrano nel sistema contributivo “puro”, esiste la possibilità di andare in pensione a 64 anni, con almeno 20 anni di contribuzione, purché l’importo della pensione maturata sia pari o superiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale, cioè a 1.288,78 euro (nel 2021), obiettivo raggiungibile solo da chi ha avuto carriere ben retribuite, dato che bisogna considerare che le regole previste dal calcolo contributivo sono più penalizzanti rispetto a quelle del retributivo e, di conseguenza, è molto più difficile arrivare a percepire un assegno di importo elevato con solamente 20 anni di contributi versati. Chi ha versamenti in più gestioni (Inps, Gestione Separata, ex Inpdap, casse professionali…) può accedere alla pensione anticipata se, sommando i diversi “spezzoni”, raggiunge i 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e i 41 anni e 10 mesi per le donne.

Così come quella di vecchiaia, anche per la pensione anticipata sono previsti dei ritocchi a rialzo per i prossimi anni secondo una tabella definita. 

Come cambieranno i requisiti per la pensione anticipata nei prossimi anni
LA PENSIONE ANTICIPATA
  REQUISITI GENERALI SOLO NEL SISTEMA CONTRIBUTIVO
UOMINI DONNE SIA UOMINI SIA DONNE
2020-2022 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi 64 anni
2023-2024 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi 64 anni e 3 mesi
2025-2026 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi 64 anni e 6 mesi
2027-2028 43 anni e 1 mese 42 anni e 1 mese 64 anni e 9 mesi
2029-2030 43 anni e 4 mesi 42 anni e 4 mesi 65 anni
2031-2032 43 anni e 5 mesi 42 anni e 5 mesi 65 anni e 1 mese
2033-2034 43 anni e 7 mesi 42 anni e 7 mesi 65 anni e 3 mesi
2035-2036 43 anni e 9 mesi 42 anni e 9 mesi 65 anni e 5 mesi
2037-2038 43 anni e 11 mesi 42 anni e 11 mesi 65 anni e 7 mesi
2039-2040 44 anni e 1 mese 43 anni e 1 mese 65 anni e 9 mesi
2041-2042 44 anni e 3 mesi 43 anni e 3 mesi 65 anni e 11 mesi
2043-2044 44 anni e 5 mesi 43 anni e 5 mesi 66 anni e 1 mese
2045-2046 44 anni e 7 mesi 43 anni e 7 mesi 66 anni e 3 mesi
2047-2048 44 anni e 9 mesi 43 anni e 9 mesi 66 anni e 5 mesi
2049-2050 44 anni e 11 mesi 43 anni e 11 mesi 66 anni e 7 mesi

Tutte le possibilità per andare in pensione per chi durante quest’anno raggiunge i requisiti contributivi nell'articolo di InTasca di maggio 2021.

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