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Pensione, tutti i modi per andarci nel 2023

Il 31 dicembre terminerà la possibilità di andare in pensione con Quota 102. Il nuovo governo ha introdotto quota 103 per il 2023 che durerà solo un anno, per lasciare il posto a una riforma sostanziale del sistema pensionistico che dovrebbe abrogare la legge Fornero. Ecco come funziona quota 103 e quali altre possibilità ci sono per andare in pensione il prossimo anno. 

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
23 dicembre 2022
  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
fondopensione

Nel 2023 sarà possibile andare in pensione con quota 103, si tratta di un provvedimento ponte che serve a dare il tempo al nuovo Governo di varare una vera e propria riforma del sistema previdenziale nell’ottica del superamento della Legge Fornero. Vediamo quindi quali sono i requisiti per andare in pensione a partire dal 1° gennaio 2023.

Andare in pensione con quota 103

I requisiti, da maturare entro il 31 dicembre del 2023, per utilizzare quota 103 o la “pensione anticipata flessibile” come viene definita nel provvedimento sono:

  • Aver maturato un’anzianità contributiva di 41 anni
  • Avere un’età anagrafica di almeno 62 anni

Quota 103 può esser utilizzata da chi ha versato i contributi all’Inps, alla gestione separata o alle altre forme esclusive e sostitutive, sempre gestite dall’Inps. Chi è iscritto a due o più gestioni previdenziali e non sia già titolare di pensione a carico di una di queste può sfruttare il cumulo dei periodi per ottenere la pensione con quota 103.

La novità rispetto alle precedenti versioni delle quote 100 e 102 è che viene fissato un limite di reddito massimo da pensione. In pratica, chi decide di utilizzare quota 103 va in pensione percependo al massimo una pensione pari a 5 volte il trattamento minimo.

Chi matura i requisiti a partire dal 1° gennaio 2023 percepiscono la pensione dopo tre mesi dalla maturazione dei requisiti stessi. Inoltre, chi matura i requisiti per quota 103 entro il 31 dicembre del 2022 può utilizzare questa opzione e percepire la pensione a partire dal 1° aprile 2023 se dipendente del settore privato,.

Per i dipendenti pubblici la percezione della pensione scatta dal 1° agosto 2023 se hanno maturato i requisiti entro il 2022, chi lo matura nel 2023 invece, percepisce la pensione dopo 6 mesi dal momento in cui li ha maturati.

Come si calcola l’assegno della pensione

Il limite di reddito pari a 5 volte il minimo comporta che chi va in pensione con quota 103 e, in base a quanto versato avrebbe diritto a una pensione più alta, non la percepisce fino a quando non matura i requisiti pieni attualmente previsti dalla Fornero. Negli anni che mancano da quando va in pensione a quando matura i requisiti Fornero percepisce al massimo l’importo lordo pari a 5 volte la pensione minima. Di fatto il limite è di circa 2.800 euro lordi al mese nel 2023, considerando anche la tredicesima.

La pensione ottenuta con quota 103 non è cumulabile con altri redditi da lavoro dipendente o autonomo, salvo quelli derivanti da rapporti di lavoro autonomo occasionale nel limite di massimo 5.000 euro lordi annui.

L’incentivo per chi rinuncia a quota 103

Se da un lato si adottano dei provvedimenti per agevolare il collocamento in pensione, dall’altro, il Governo Meloni ha previsto un incentivo per chi sceglie di non andare in pensione nel 2023 con quota 103. Infatti, i lavoratori dipendenti che pur avendo maturato i requisiti minimi previsti con quota 103 decidono di continuare a lavorare, possono scegliere di non versare i contributi dovuti sulla propria busta paga e riceverne l’importo. In pratica questo si traduce in un aumento del lordo dello stipendio di circa il 10%, senza che questo mancato versamento dei contributi si traduca in una decurtazione della pensione futura 

Andare in pensione con l'Ape sociale

L’Ape Sociale viene prorogata fino al 2023. Rientra tra gli ammortizzatori sociali e servono almeno 63 anni compiuti nel 2023 e 30 anni di contributi versati. A questa forma di pensione può accedere, però, solo chi si trova in particolari condizioni:

  • disoccupati a causa di licenziamento anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale o scadenza di un contratto a tempo determinato, a condizione che nei 36 mesi precedenti abbiano avuto un contratto di lavoro per almeno 18mesi;
  • invalidi civili almeno al 74 per cento;
  • chi assiste familiari portatori di handicap in situazione di gravità, che siano conviventi da almeno sei mesi;
  • chi svolge a lavori faticosi o usuranti da almeno sei anni negli ultimi 7 o 7 negli ultimi 10 anni (in quest’ultimo caso sono richiesti 32 anni di contributi per gli edili e 36 per gli altri).

Quali sono i lavori "usuranti"

Si considerano lavori ritenuti usuranti:

  • Professori di scuola primaria, pre–primaria e professioni assimilate
  • Tecnici della salute
  • Addetti alla gestione dei magazzini e professioni assimilate
  • Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali
  • Operatori della cura estetica
  • Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati
  • Artigiani, operai specializzati, agricoltori
  • Conduttori di impianti e macchinari per l'estrazione e il primo trattamento dei minerali
  • Operatori di impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli
  • Conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati
  • Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta
  • Operatori di macchinari e di impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di base e la chimica fine e per la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica
  • Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque
  • Conduttori di mulini e impastatrici
  • Conduttori di forni e di analoghi impianti per il trattamento termico dei minerali
  • Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio
  • Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare
  • Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento
  • Personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci
  • Personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli
  • Portantini e professioni assimilate
  • Professioni non qualificate nell'agricoltura, nella manutenzione del verde, nell'allevamento, nella silvicoltura e nella pesca
  • Professioni non qualificate nella manifattura, nell'estrazione di minerali e nelle costruzioni

Andare in pensione con Opzione donna

Opzione donna è oggetto di proroga in manovra di bilancio anche per chi matura i requisiti nel 2022, ma con delle limitazioni importanti.

Infatti, opzione donna 2023 si applica a tutte le lavoratrici che entro il 31 di dicembre 2022 hanno maturato un'anzianità contributiva almeno pari a 35 anni e un'età anagrafica di 60 anni. I sessant'anni di età si riducono a 59 anni in caso di un figlio e 58 nel caso di due o più figli.

Per accedere a opzione donna, la lavoratrice deve trovarsi in una di queste condizioni:

  • assistere da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado con handicap grave (art. 3 c. 3 L. 104/92), un parente o affine di secondo grado in situazione di handicap grave, se i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto almeno sessant'anni o siano anch'essi affetti da patologie invalidanti, siano deceduti o non ci siano. In ogni caso l’assistito deve esser convivente con la lavoratrice;
  • avere una riduzione della capacità lavorativa accertata almeno pari al 74%;
  • Essere state licenziate o essere dipendenti di imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale. In questo caso la riduzione dai due anni del requisito anagrafico spetta a prescindere dal numero dei figli.

Ricordiamo che bisogna avere 35 anni di contribuzione al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti e che la pensione sarà liquidata esclusivamente con le regole di calcolo del sistema contributivo. Infine, le lavoratrici che ne hanno diritto riceveranno la pensione dopo una “finestra” di 12 (lavoratrici dipendenti) e 18 mesi (lavoratrici autonome).

Opzione donna 2022 è riconosciuta invece alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2021 avevano maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e un'età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome. Quindi se si sono maturati i requisiti nel 2021 e non si è fatta domanda è possibile farla entro fine anno.

Andare in pensione con la "pensione di vecchiaia"

Bisogna distinguere tra i lavoratori che possono far valere almeno un contributo accreditato prima del 1996 e quelli che hanno iniziato a versare dal 1° gennaio 1996. Per i primi, per cui ci si rifà al sistema retributivo o misto, l’assegnazione della pensione richiede il raggiungimento congiunto di due requisiti, quello anagrafico (età) e quello contributivo. Salvo qualche particolare eccezione, il requisito contributivo è fissato in 20 anni di versamenti (cioè 1.040 settimane), mentre quello anagrafico, per il 2023, è fissato a 67 anni, senza differenza tra uomini e donne e tra dipendenti e autonomi. Una volta raggiunti entrambi i requisiti, si può andare in pensione dal mese successivo. L’ammontare viene calcolato con il sistema retributivo nel caso si fossero raggiunti i 18 anni di contributi entro la fine del 1995; in caso contrario, il calcolo farà riferimento al sistema “misto” (in parte retributivo e in parte contributivo).

Rientrano invece nel contributivo “puro” i lavoratori che non possono far valere neppure un contributo prima del 1° gennaio del 1996. Anche in questo caso devono essere maturati i 20 anni di versamento e l’età pensionabile, fissata a 67 anni per il 2023 senza differenze tra uomini, donne, dipendenti o autonomi. In più, c’è un’altra condizione: l’importo della pensione deve essere pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale, cioè raggiungere i 754,89  euro nel 2023. Se non si hanno questi requisiti si va in pensione a 71 anni (nel 2022) anche con soli 5 anni di contributi. L’assegno previdenziale viene calcolato esclusivamente in base al sistema contributivo.

Fino al 2024 sarà possibile andare in pensione al compimento dei 67 anni di età, successivamente la soglia d'età verrà aumentata ogni due anni, secondo uno schema preciso attualmente in vigore. Ad oggi, le attese sono per una conferma dei 67 anni di età anche nel biennio 2024-2025, ma al momento sono soli ipotesi.

Come cambieranno i requisiti per la pensione di vecchiaia nei prossimi anni

QUANDO SI ANDRÀ IN PENSIONE

Fino al 2026: 67 anni

2027-2028: 67 anni e 2 mesi

2029-2030: 67 anni e 5 mesi

2031-2032: 67 anni e 8 mesi


Andare in pensione con la "pensione anticipata"

Per i lavoratori del sistema retributivo puro o misto la pensione anticipata si raggiunge, indipendentemente dall’età anagrafica, quando si possono far valere, nel 2023, 42 anni e 10 mesi di contributi (conta tutta la contribuzione) per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il requisito contributivo, bloccato fino al 2026, crescerà nel tempo in base all’aumento dell’aspettativa di vita. La pensione viene calcolata con il sistema retributivo o misto, a seconda se si siano raggiunti o meno i 18 anni di contributi accreditati entro la fine del 1995. Per i lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi dal 1° gennaio 1996, cioè quelli che rientrano nel sistema contributivo “puro”, esiste la possibilità di andare in pensione a 64 anni, con almeno 20 anni di contribuzione, purché l’importo della pensione maturata sia pari o superiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale, cioè a  1.409,13 euro nel 2023, obiettivo raggiungibile solo da chi ha avuto carriere ben retribuite, dato che bisogna considerare che le regole previste dal calcolo contributivo sono più penalizzanti rispetto a quelle del retributivo e, di conseguenza, è molto più difficile arrivare a percepire un assegno di importo elevato con solamente 20 anni di contributi versati. Chi ha versamenti in più gestioni (Inps, Gestione Separata, ex Inpdap, casse professionali…) può accedere alla pensione anticipata se, sommando i diversi “spezzoni”, raggiunge i 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e i 41 anni e 10 mesi per le donne.

Così come quella di vecchiaia, anche per la pensione anticipata sono previsti dei ritocchi a rialzo per i prossimi anni secondo una tabella definita. 

Come cambieranno i requisiti per la pensione anticipata nei prossimi anni
LA PENSIONE ANTICIPATA
  REQUISITI GENERALI SOLO NEL SISTEMA CONTRIBUTIVO
UOMINI DONNE SIA UOMINI SIA DONNE
2020-2022 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi 64 anni
2023-2024 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi 64 anni
2025-2026 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi 64 anni 
2027-2028 43 anni 42 anni 64 anni e 2 mesi
2029-2030 43 anni e 3 mesi 42 anni e 3 mesi 64 anni e 5 mesi
2031-2032 43 anni e 6 mesi 42 anni e 6 mesi 64 anni e 8 mesi

Calcola quando andrai in pensione

Utilizza il nostro servizio online per calcolare quando andrai in pensione: basta inserire pochi dati per sapere anche quale sarà l'importo del tuo assegno mensile

Le regole fino a fine 2022

Il 31 dicembre 2022 scade il termine entro il quale i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, e i lavoratori autonomi, inclusi gli iscritti alla gestione separata, possono maturare i requisiti per accedere alla pensione con Quota 102. Vediamo insieme tutte le possibilità che ci sono quest’anno per andare in pensione.

Andare in pensione con Quota 102

Quota 102 prevede la possibilità di andare in pensione se entro il 31 dicembre 2022 si raggiungono i 64 anni di età anagrafica e i 38 anni di anzianità contributiva. 102 è infatti la somma di età anagrafica ed età contributiva.

A quanto ammonterà la pensione erogata con Quota 102? Si tratta sempre di una pensione anticipata, per cui la pensione è ancora più bassa di quella di vecchiaia – che già di suo è scarna. Questo non perché ci sono delle penalizzazioni dirette sull’assegno, ma è conseguenza del metodo utilizzato per il calcolo delle pensioni. Se si sfrutta la “quota 102” si va in pensione prima, per cui si versano meno contributi. Inoltre, i contributi versati si rivalutano per meno anni. Questo porta ad avere un “tesoretto” contributivo più basso. E non è tutto. Questo “tesoretto” deve essere, infine, diviso per un numero più grande (è il cosiddetto coefficiente di trasformazione delle pensioni), perché andando in pensione prima, quest’ultima dovrà essere pagata per più anni. Il risultato di questi tre elementi messi insieme è di una pensione pubblica più bassa rispetto a quella di vecchiaia.