News

Mascherine in tessuto: una buona idea

Le mascherine in tessuto sono riutilizzabili, ecologiche ed economiche. Danno una protezione limitata ma sufficiente per i contesti di comunità, a patto che si mantenga la distanza sociale e ci si lavi spesso le mani. Si possono anche fare in casa, ma devono avere almeno tre strati e coprire bene naso e bocca.

  • di
  • Simona Ovadia
06 maggio 2020
  • di
  • Simona Ovadia
mascherina in tessuto

Oltre alle mascherine per uso medico, per lo più usa e getta (chirurgiche o filtranti, vedi le differenze), il nuovo decreto del Governo dà la possibilità, “ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19”, di utilizzare quelle che sono state definite mascherine di comunità, ovvero “mascherine lavabili anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Si tratta di una soluzione da prendere in considerazione nelle situazioni di vita quotidiana dato che la mascherina è ormai un accessorio di cui non possiamo più fare a meno e che per diversi motivi, compreso il problema delle scorte non infinite, usare tutti quanti quelle destinate agli operatori sanitari non è un’opzione sostenibile. La mascherina in tessuto, in un contesto di comunità, ha diversi vantaggi, in primis quella di essere riutilizzabile quindi più ecologica ed economica della mascherina usa e getta.

Sono sicure?

Dipende cosa intendiamo con questo termine. Deve essere chiaro fin da subito che la mascherina che indossiamo quando usciamo da casa non è uno scudo magico in grado di tenere lontano da noi il virus in qualunque condizione, soprattutto se parliamo delle mascherine chirurgiche, similchirurgiche o “di comunità”, perché non sono dispositivi di protezione individuale. Nascono infatti con la funzione opposta, ovvero quella di proteggere gli altri dalle nostre emissioni di saliva e non viceversa.

Gli unici dispositivi concepiti per proteggerci dagli agenti esterni dispersi nell’aria (sostanze tossiche, virus o batteri) sono le mascherine filtranti certificate FFP2 e 3, che però sono necessarie agli operatori sanitari e hanno un’indicazione soltanto in contesti dove c’è un alto rischio di contagio o la dispersione di aerosol infetti, come appunto negli ospedali e nelle strutture sanitarie.

Fatta questa premessa, le mascherine chirurgiche, comprese quelle in tessuto, fungono comunque da barriera meccanica alle particelle di saliva che emettiamo mentre parliamo, facciamo uno starnuto o un colpo di tosse (le famose “droplets”) e sono considerate uno strumento utile, soprattutto in un contesto dove tutti quanti ne indossano una, per limitare la diffusione del contagio. Ricordiamoci sempre, però, che la mascherina va indossata correttamente e che da sola non basta: bisogna sempre mantenere la distanza interpersonale e lavarsi le mani con frequenza oppure usare un gel antibatterico che contenga almeno il 60% di alcol.

Proteggono abbastanza?

Se sono fatte nel modo corretto sì. A darci alcune indicazioni su quale può essere il modo migliore, per esempio per farle in casa, ci viene in aiuto il Centro governativo americano per la prevenzione delle malattie, che consiglia di sovrapporre due strati di tessuto, creando una tasca per inserire un filtro usa e getta (per esempio un pezzo di carta casa) che sarà in grado di assorbire ulteriormente l’umidità. Senza la tasca per il filtro, invece, gli strati di tessuto dovranno essere almeno tre. Per quanto riguarda il modello si possono trovare diverse soluzioni (con piega centrale o tre pieghe orizzontali, con elastici o lacci). L’importante è che la mascherina copra bene il naso e la bocca e sia abbastanza aderente al volto anche sui lati: in questo senso, il modello “a soffietto” con pieghe è più facile da realizzare rispetto a quello tridimensionale “a becco” e risulta più aderente.

Farle in casa: ecco come

Le mascherine in tessuto possono essere fatte in casa. Basta avere una macchina da cucire (ma anche saper cucire il punto dritto a mano) e usare uno dei numerosi tutorial gratuiti che si trovano online. Servono due-tre piccoli quadrati di tessuto (20 x 20 cm), filo da cucire e due pezzetti di elastico piatto da 20 cm per fare le asole da infilare dietro l’orecchio. Si possono preparare anche senza cucire, ripiegando in tre un grande quadrato di tessuto e infilando nelle pieghe laterali due grandi elastici circolari, come quelli da cancelleria (anche per queste esistono molti tutorial su internet).

Quali tessuti usare?

La questione è delicata: bisogna trovare un tessuto abbastanza fitto da trattenere bene le particelle di saliva, ma anche abbastanza traspirante da poterlo effettivamente indossare sulla bocca senza sentirsi soffocare. Un buon equilibrio tra comfort e protezione è necessario anche per far sì che la mascherina venga indossata nella maniera più corretta e senza essere continuamente abbassata o toccata. Alcuni test condotti negli Stati Uniti sui principali tessuti di uso comune, come il cotone, la seta e la flanella di cotone, hanno fornito valide indicazioni sul loro potenziale di filtrazione. Questo studio appena pubblicato su ACS NANO, la rivista dell’associazione americana dei chimici, per esempio, fornisce molte risposte interessanti sulla capacità di filtrazione dei principali tessuti di uso comune e sull’efficacia protettiva delle mascherine. Un tessuto di cotone a trama fitta (come il percalle usato per le lenzuola o il cotone delle camicie da uomo, il jersey delle t-shirt e la flanella) è la scelta migliore per confezionarle, ma bisogna sempre sovrapporre almeno due/tre strati di materiale. Attenzione, quindi, a non utilizzare tessuti troppo leggeri, evitando garze o lini a trama rada che mancherebbero lo scopo di trattenere le nostre secrezioni, e a sovrapporre più strati di tessuto (meglio infilando in mezzo uno strato di altro materiale, come la carta).
Lo studio conferma anche l’importanza della forma della maschera, che deve aderire bene sui lati (anche una FFP2 se non aderisce bene al volto perde quasi completamente di efficacia). Prima di cucire gli elastici, quindi, controllate che non siano troppo lunghi.

Come lavarle?

La mascherine in cotone possono essere lavate con un normale detergente per il bucato a 60 °C. L’aggiunta di additivi igienizzanti è superflua e la stiratura a vapore non è strettamente necessaria.

Le mascherine di tessuto in commercio

Le mascherine in tessuto lavabili e riutilizzabili si trovano ormai facilmente anche in farmacia o su internet. Ce ne sono di tre tipi: quelle con marchio CE che si configurano come dispositivi medici (che hanno fatto i test richiesti per questo tipo di categoria); le mascherine prodotte “in deroga alle disposizioni” o “in autocertificazione” che, secondo quanto previsto dai decreti emergenziali, non devono passare l’iter burocratico classico ma devono comunque produrre all’autorità una certa documentazione precisa; le mascherine in tessuto che non rientrano in queste due categorie e che verosimilmente non hanno effettuato alcun tipo di prova di laboratorio specifica. Queste ultime possono essere vendute alla popolazione come “mascherine di comunità”.

Come sceglierla

Per sceglierla, oltre a leggere bene l’etichetta e le informazioni messe a disposizione dal produttore per capire meglio il tipo di mascherina che si sta acquistando, un buon criterio è quello di verificare la vestibilità e la taglia (soprattutto se bisogna acquistarla per un bambino). Una buona aderenza e un buon comfort sono aspetti fondamentali per usarle nel modo migliore ed evitare che diventino soltanto un fastidio. Se mal tollerate, le mascherine rischiano di venire usate poco e male, perché vengono continuamente toccate, abbassate, tolte...