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Elettrodomestici: cambia l'etichetta, non il consumo

Con la nuova etichetta energetica, entrata in vigore a marzo, la maggior parte dei modelli di frigoriferi e lavastoviglie che troviamo nei negozi non è più nella classe energetica più alta; ma acquistare oggi un modello in classe E non significa portarsi a casa un apparecchio che consuma più di una vecchia classe A. Un terzo delle lavatrici è invece stata valutata in classe A anche con la nuova etichetta: ma la valutazione è basata su un solo programma, spesso poco usato dagli utenti.

  • di
  • Luca Cartapatti
02 dicembre 2021
  • di
  • Luca Cartapatti
Frigoriferi lavastoviglie lavatrici

In molti, girando tra gli scaffali dei negozi di elettrodomestici o visitando i siti di ecommerce, avranno notato che la maggior parte dei modelli di frigoriferi e lavastoviglie in vendita oggi è in classe energetica E. La situazione era radicalmente diversa solo qualche mese fa (per l'esattezza prima del marzo 2021) quando sugli scaffali si vedevano prevalentemente modelli in classe A+, A++ e addirittura in classe A+++. Significa che oggi tutti i modelli nei negozi consumano più energia rispetto a quelli in vendita solo qualche mese fa? La risposta è no, ovviamente. Ma per cercare di capire quali ragioni ci sono dietro a questo apparente "declassamento" abbiamo svolto un'analisi di mercato sui modelli di frigoriferi, lavastoviglie e lavatrici al momento in vendita nei principali store online, andando a vedere la loro classe energetica attuale e quella che riportavano in etichetta prima di marzo.

Nuova etichetta: aiuta a scegliere, ma non basta

La nuova etichetta energetica ha fatto sparire i simboli "+" tipici della vecchia classificazione, adottando una scala più semplice che va dalla A (la classe più efficiente) alla G (quella meno efficiente). Non solo, per la nuova etichetta sono stati modificati anche i test utilizzati per attribuire la classe: i  modelli in commercio anche prima di marzo, quindi, non solo sono stati sottoposti a nuove prove, ma sono stati tutti riparametrati sulla base della nuova scala. Dalla nostra indagine di mercato, il primo dato che emerge è che, con l'arrivo della nuova etichettatura, la maggior parte dei modelli ora nei negozi (almeno per quanto riguarda frigoriferi e lavastoviglie) si è spostata dalla classe più alta alle classi inferiori come la E o la D. Con la vecchia etichetta energetica, infatti, nessun frigorifero, lavatrice o lavastoviglie veniva classificato in una classe inferiore alla A. Il consumatore pertanto si era abituato a trovare in negozio solo modelli di classi A+, A++ e A+++.

Con le nuove etichette energetiche si dovrà invece iniziare a prendere in considerazione anche prodotti in classi più basse. Parallelamente è anche importante evitare di considerare eccessivamente energivori prodotti solo basandosi sulla classe energetica in etichetta: questa, infatti, si riferisce al solo utilizzo in una determinata situazione (ad esempio per le lavatrici viene valutato il solo programma ECO 40-60), non a tutto l’elettrodomestico nel suo insieme. L'intento del legislatore nell'adottare la nuova etichetta è proprio quello di ridistribuire i modelli in circolazione nelle fasce più basse per stimolare nei produttori lo sviluppo di modelli sempre più performanti in termini di consumo. Il rischio, però, è che il risparmio e lo sforzo dei produttori sui modelli in classe A resti solo un risparmio di facciata, relegato al solo programma preso in esame per l’assegnazione dell’etichetta energetica. Un'etichetta che pertanto andrebbe ripensata, ampliando la metodologia e prevedendo una maggior trasparenza sulle prestazioni anche di tutti gli altri programmi.

Frigoriferi: la maggior parte in classe D o E

Un altro dato che emerge dalla nostra analisi è che sono pochissimi i frigoriferi e le lavastoviglie al momento in classe A (in base alla nuova etichettatura). Per quanto riguarda i frigoriferi, fanno eccezione pochissimi modelli Lg e Samsung, che comunque presentano prezzi decisamente superiori alla media di mercato (oltre i 1.300 euro) e una scarsa distribuzione nei punti vendita. 

Per quanto riguarda i combinati da libera installazione (i modelli più diffusi in Italia, con 500 mila unità vendute nell’ultimo anno), la maggior parte dei modelli è in classe E (43%) o in classe D (31%). Mediamente si spende tra gli 800 e 900 euro per acquistare un modello in classe E, D o C. Meno cari sono invece i modelli in classe F, che hanno un costo di circa 540 euro.

Grafico frigoriferi combinati

I side by side sono i frigoriferi più energivori, viste le loro dimensioni. Se si vuole acquistare uno di questi modelli si deve essere consapevoli che quasi tutti i prodotti sono in classe D ed E e una restante piccola parte in classe F. Sarà quindi inutile avventurarsi alla ricerca di modelli in classe C, B o addirittura A, non si troverebbe nulla.

Grafico frigorifero side by side

Lavastoviglie: nessun modello nella classe più alta

Come abbiamo detto, la revisione dell’etichetta energetica ha permesso di distribuire gran parte dei frigoriferi nelle classi energetiche più energivore (principalmente la classe E). Ciò vale anche per le lavastoviglie. Bisogna infatti sapere che se si desidera acquistare ad esempio una nuova lavastoviglie ad incasso a scomparsa totale, gran parte dei modelli che si troveranno in circolazione sarà in classe D o E e che nessun modello per il momento ha raggiunto la classe A. Non solo: un modello in classe E costerà mediamente 550 euro e se si vorrà salire di classe d’efficienza bisognerà mettere in conto una spesa superiore di 120 euro per una classe D e quasi raddoppiare la spesa per una classe C.

Grafico lavastoviglie

Anche in questo caso dunque, il consumatore potrà stare tranquillo nel momento in cui dovesse imbattersi ad esempio in una lavastoviglie in classe E o D: non avrà di fronte un elettrodomestico che a fine anno gli farà spendere di più in consumi di energia elettrica e di acqua rispetto ai modelli che fino a prima di marzo 2021 si trovavano nei negozi con classi energetiche più alte.

Lavatrici, già troppe "promosse" in A

Se per lavastoviglie e frigoriferi pare che la nuova etichetta energetica abbia portato il risultato sperato (ovvero quello di aiutare il consumatore a scegliere prodotti più efficienti), eliminando di fatto quel sovraffollamento di modelli in prima classe che ormai eravamo abituati a vedere fino a prima del marzo scorso, non si può dire altrettanto per le lavatrici. La nostra analisi ci dice che quasi tutti i principali marchi del mercato hanno già ora (anche dopo l'entrata in vigore della nuova etichetta) uno o più modelli in classe energetica A. È in classe A, ad esempio, anche la maggior parte dei prodotti lanciati nell’ultimo anno e raggiunge la classe A di fatto la maggioranza dei modelli sul mercato (il 34%), mentre i restanti si collocano prevalentemente nella classi D, C e B. Quelli più venduti sono in prevalenza in classe A (il 24%), ma anche in classe D (il 28%). Questi ultimi costano in media 300 euro, mentre quelli in classe A hanno prezzo medio più altro (500 euro).

Grafico lavatrice

Ma come è possibile che per quanto riguarda le lavatrici, ci siano già così tanti modelli nella classe energetica più alta esattamente come prima dell'entrata in vigore della nuova etichetta?

Il limite del programma Eco 40-60

Il motivo è da ricercare nella poca chiarezza da parte del legislatore riguardante i test adottati per assegnare la nuova classe energetica delle lavatrici. I valori utilizzati, infatti, sono il frutto di test eseguiti su un solo programma: il ciclo ECO 40-60. Si tratta di un programma di lavaggio introdotto appositamente per l'entrata in vigore della nuova etichetta energetica e che purtroppo non stabilisce con chiarezza ad esempio la temperatura che deve raggiungere questo programma. Come abbiamo già denunciato in questa nostra recente inchiesta, molti produttori approfittano di questa scarsa chiarezza normativa per tenere le temperature di lavaggio di questo programma ECO il più basso possibile. Temperature più basse significano sì consumi meno elevati, ma anche performance di lavaggio più scadenti. Una lavatrice che lava con un programma a meno di 40 gradi consumerà meno rispetto a un altro programma che lava a temperatura superiore, ma rischierà anche di lavare meno efficacemente, a parità di altri fattori.

Questo rappresenta un forte limite, perché nella prassi quotidiana il consumatore difficilmente utilizza un programma che non garantisce buoni lavaggi, optando per altri cicli sui quali però non si basa l'assegnazione della classe energetica. Ci si potrà trovare infatti nella situazione in cui a un modello venga assegnata una classe A su un programma che poi la gente non utilizza perché non garantisce prestazioni di lavaggio o risciacquo. Ma non solo, il consumatore potrebbe essere indotto ad acquistare un modello in classe A credendo di consumare meno con qualunque programma della macchina, ma nei fatti con un ciclo differente dal ECO 40-60 i consumi potrebbero essere simili a modelli di classi energetiche inferiori.

Insomma, il limite della nuova etichetta delle lavatrici è quindi quello di dare un giudizio sui consumi energetici e di acqua sulla base di un solo programma, e di non dire nulla sui consumi con altri programmi, né sulle performance di lavaggio con il programma ECO.

Consumare meno, si può

Proprio per dare al consumatore la reale dimensione di quanto consumano i vari modelli, nel nostro test comparativo sulle lavatrici valutiamo le performance di lavaggio, risciacquo, i consumi e il rumore. Un quadro ben più articolato e veritiero rispetto ai test sui consumi su un solo programma adottati per assegnare la classe energetica. Al crescere dei prodotti con nuova etichettatura portati in laboratorio saremo in grado di capire se l’etichetta delle lavatrici sia uno strumento davvero efficace per indirizzare il consumatore a una scelta sostenibile o se invece sia uno specchietto per le allodole perché i programmi utilizzati più spesso dai consumatori sono in realtà molto meno sostenibili.

Se vuoi davvero consumare meno energia, quindi è fondamentale scegliere i modelli con le performance migliori del nostro test, ma anche adottare qualche buona abitudine nell'utilizzo della lavatrice, come ad esempio preferire lavaggi a pieno carico a temperature di 40 gradi con capi con macchie difficili, mentre in caso di capi poco sporchi anche a 30 gradi si possono ottenere risultati soddisfacenti.

 

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