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Stop alle case troppo energivore? La proposta della Ue che impatta sulle case degli italiani

Già dal 2027 gli immobili con classe energetica F o G potrebbero non essere più idonei alla vendita né all'affitto. Nel 2030 e nel 2033 sarà la volta di quelli in classe E e D. Obiettivo? Entro il 2050 solo edifici a emissione zero. La proposta sul tavolo di Commissione e Parlamento Ue fa discutere e potrebbe inguaiare non poco un Paese dove metà degli immobili risale al secondo dopoguerra. Servono tempi certi e incentivi.

  • contributo tecnico di
  • Stefano Casiraghi
  • di
  • Luca Cartapatti
10 dicembre 2021
  • contributo tecnico di
  • Stefano Casiraghi
  • di
  • Luca Cartapatti
Certificazione energetica degli edifici

La proposta della Commissione europea, che sta facendo tanto discutere in queste ore, fa parte delle azioni da mettere in campo da qui al 2030 per ridurre del 55% (dai livelli del 1990) le emissioni nette di gas serra. Secondo indiscrezioni la Commissione vorrebbe porre dei limiti alla vendita e alla locazione degli immobili che non si adegueranno per tempo ai nuovi requisiti di classificazione previsti per i prossimi decenni. Ovvero, detto in soldoni, vorrebbe impedire di vendere e affittare tutti quegli immobili che hanno una certificazione energetica troppo bassa.

Ma che cos'è la certificazione energetica di un edificio? Tecnicamente si chiama APE ed è un documento indispensabile da presentare al momento del rogito quando si acquista o si vende casa. La certificazione energetica sulla casa è un attestato che riporta tutte le informazioni su come è stato costruito un edificio sotto il profilo dell'isolamento termico e del consumo energetico. In questa guida alla certificazione energetica degli edifici trovi tutte le informazioni per sapere quando serve, chi la rilascia e che cosa deve contenere per legge.

Le tappe previste dalla Ue 

A corredo della proposta di direttiva, la Commissione ha messo su carta una road-map da seguire per rendere più efficienti gli immobili nelle classi energetiche inferiori:

  • entro il 2027 si dovranno rendere più efficienti gli immobili in classe F e G;
  • entro il 2030 quelli in classe E;
  • entro il 2033 gli immobili in classe D;
  • entro il 2050 tutti gli edifici dovranno essere a emissione zero.

Al momento solo una proposta

Va ricordato però che si tratta soltanto di una bozza di proposta che verrà presentata fra qualche giorno. Una bozza che dovrà prima essere discussa e votata in Commissione e al Parlamento Ue e in seguito recepita anche dai singoli stati. Tra l'altro la prima scadenza dovrebbe entrare in vigore per il 2027, ma esiste già una deroga di 3 anni per i condomini e anche per chi compra se si impegna a mettere in regola l'immobile. E' probabile quindi che tutto slitterà ulteriormente dal 2030 al 2040.

Nella bozza tuttavia vi sono altri aspetti interessanti che dovranno guidare la regolamentazione di edifici sempre più sostenibili. Ad esempio è probabile che ogni Stato debba ulteriormente lavorare ad affinare gli standard minimi in edilizia (affinché gli stessi requisiti minimi previsti alle Dolomiti siano diversi da quelli previsti alle Eolie).

Visti gli obbiettivi molto sfidanti che si vogliono raggiungere, dovranno essere rivisti tutti i regolamenti su edilizia, impianti e materiali. Una cosa che però richiede pianificazione e tempi certi fin da subito. Le nuove prescrizioni, poi, impatteranno tanto sugli edifici di nuova costruzione quanto su quelli esistenti. 

L’edificio infine diventa un sistema integrato con la sostenibilità ambientale. Il che implica ad esempio la presenza di punti di ricarica delle auto elettriche anche nei condomini e sistemi smart per la gestione dell’energia, sia elettrica sia termica.

Servono tempi certi e incentivi

In Italia ci sono tantissimi edifici privati a bassa efficienza energetica che impattano notevolmente sulla crisi climatica, è quindi importante che continuino le politiche a sostegno dell'efficientamento. A oggi non sappiamo se realmente la Ue imporrà un divieto di vendita e di locazione per le case “inadeguate”, ma quello che è certo è che la spesa per avere edifici più sostenibili non deve gravare sulle tasche dei cittadini, per molti dei quali la casa rappresenta l’unico patrimonio o fonte di reddito.

Ben venga dunque l’adeguamento solo se accompagnato da incentivi facilmente accessibili. Inoltre i proprietari devono poter vendere e affittare gli immobili semplicemente presentando la certificazione dello stato di fatto in cui si trova l’immobile al momento della vendita o della locazione; spetterà poi all’acquirente fare i lavori approfittando degli incentivi. Rimane evidente che sarà il mercato stesso a valorizzare gli edifici che hanno adeguato la loro classe energetica, penalizzando quelli non ancora efficientati. 

Occorre pertanto definire chiaramente tempi e modalità in sede Ue poi in Italia andando di pari passo con la promozione di incentivi certi e duraturi. Serve pertanto procedere con una strategia chiara e non con proroghe all’ultimo minuto o continui cambiamenti regolatori tecnici e fiscali ad ogni legge di bilancio. Solo così sarà possibile affrontare questa sfida coinvolgendo i cittadini e migliorando il nostro Paese.