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Il copyright: un'eccezione

26 febbraio 2010

26 febbraio 2010

Intervista a: J.C. De Martin, Politecnico di Torino

"Il libro, in quanto libro, appartiene all'autore, ma in quanto pensiero appartiene al genere umano". Con questa frase di Hugo si apre il Manifesto del pubblico dominio, un'iniziativa (firmata anche da Altroconsumo) per promuovere l'accesso alle produzioni dell'intelletto umano senza le restrizioni del copyright. Ne parliamo con J.C. De Martin, uno dei promotori.

Il progetto europeo da lei coordinato, COMMUNIA, promuove un "Manifesto del pubblico dominio" contro le barriere imposte dal copyright. Ma che cos'è esattamente il pubblico dominio?
Il pubblico dominio in senso stretto sta a indicare quelle opere dell'ingegno che possono essere usate da chiunque per qualsiasi scopo, in maniera libera e gratuita, perchè i termini di protezione previsti dal diritto d'autore sono scaduti. La stragrande maggioranza della nostra eredità culturale è nel pubblico dominio, come gli scritti di Alessandro Manzoni o le musiche di Giuseppe Verdi. A ciò si aggiunge ciò che non si può proteggere per definizione, come le opere senza sufficiente originalità, le leggi dello Stato, fatti scientifici eccetera.

Non c'è il rischio che senza le leggi sul diritto d'autore l'arte e la cultura perdano risorse e linfa vitale?
Sottolineare l'importanza del pubblico dominio significa solo chiedere che venga ristabilito un più sano equilibrio tra i diritti degli autori (e dei loro eredi) e quelli della società nel suo complesso.

Secondo lei occorre accorciare i termini di protezione del copyright?
Direi di sì. Il problema è che questa temporanea eccezione si è progressivamente estesa nel tempo, passando dai 14 anni dalla data di pubblicazione della prima legge sul copyright britannica (1709) ai 70 anni dopo la morte dell'autore, che è al momento la regola nell'Unione europea. È un termine troppo lungo in assoluto e a maggior ragione nell'era di internet.

A cosa serve allora un "manifesto"?
Il Manifesto del pubblico dominio ricorda a tutti l'importanza fondamentale di avere un pubblico dominio ricco, nell'interesse non solo degli utenti ma anche dell'economia nel suo complesso e delle nostre società. Ciò non è ancora compreso a livello politico, come dimostra in maniera deprimente la proposta di Direttiva Europa per l'estensione dei diritti dei fonografici e degli interpreti da 50 a 90 anni. Una proposta che ridurrebbe drasticamente e retroattivamente il pubblico dominio musicale e archivistico del XX secolo, riducendo l'offerta e alzando i prezzi.


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