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Solari: la protezione non è sempre garantita

Superano le prove del test tutti i solari portati in laboratorio, tranne uno che protegge molto meno del fattore 30 che dovrebbe garantire: da non comprare. Non sono tutti uguali per l’ambiente, sono ancora troppe le sostanze indesiderate tra cui le temute microplastiche. Gli spray permettono di sprecare meno prodotto rispetto alla formulazione in crema.

  • di
  • Beba Minna
07 giugno 2021
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  • Beba Minna
creme solari

È importante prendere le giuste precauzioni quando ci si espone ai raggi solari, quindi non esagerare con la tintarella, ma è anche indispensabile utilizzare una protezione di buona qualità. E, come emerge dal nostro ultimo test, i solari non sono tutti uguali: si va da un’efficacia alta fino a livelli intermedi e in un caso addirittura non raccomandabile perché parecchio inferiore al grado di protezione dichiarato.

guarda i risultati del test

Latte ultraidratante Angstrom: non passa il test

Tutti i solari hanno superato le prove di efficacia, con una sola eccezione: si tratta del Latte solare ultraidratante Angstrom. Nel test è emerso che il fattore di protezione solare (SPF) garantito da questa crema è ben inferiore a quanto dichiarato (30 SPF). Per questo motivo abbiamo penalizzato il giudizio di Angstrom, che ha così una valutazione globale insufficiente. Al contrario, è buona la protezione dai raggi UVA, ma questo non basta a salvaguardare la pelle esposta al sole.

Con il sole in ogni caso non bisogna esagerare, neanche con una protezione adeguata, come quella garantita dai solari promossi nel test. I raggi solari, anche se filtrati, in dosi eccessive possono danneggiare la pelle, causando eritemi e aumentando il rischio di tumori cutanei, come il melanoma.

In laboratorio per capire se un solare è di qualità

La prova rivelatrice del test è la verifica che l’efficacia protettiva del solare corrisponda al fattore di protezione dichiarato. Questo è il parametro più importante: se un solare non rispetta il livello di protezione indicato (30 nel caso del test) viene penalizzato nel giudizio di qualità globale e quindi sconsigliato, proprio come è successo alla crema Angstrom.

Un altro aspetto fondamentale è la presenza di ingredienti che possono essere dannosi per la nostra salute. La cosmesi utilizza sostanze, come fragranze o allergeni, da cui è bene stare alla larga soprattutto se si è soggetti allergici e se si tratta di prodotti da utilizzare in modo diffuso sulla pelle, come i solari appunto.

Cinque creme (Lancaster, Bilboa, Clinians, Hawaiian Tropic e Equilibra) sono penalizzate nella prova di sicurezza degli ingredienti: contengono sostanze capaci di disturbare il nostro sistema ormonale, i cosiddetti interferenti endocrini (come propylparaben o butylparaben). Un vantaggio dei solari spray è che, trattandosi di prodotti sottovuoto, non a contatto diretto con l’aria, richiedono meno conservanti.

Trovati 40 ingredienti che rilasciano microplastiche

Poi c’è il problema emergente delle microplastiche, particelle minuscole di plastica utilizzate dall’industria cosmetica, spesso come esfolianti o emulsionanti. Questi frammenti, rilasciati da cosmetici e dentifrici, non vengono catturati dagli impianti di depurazione e sono ingeriti accidentalmente dalla fauna marina, ritornando così nella catena alimentare fino ai nostri piatti. Nei solari del test abbiamo trovato circa 40 ingredienti che rilasciano microplastiche. Clarins e Hawaiian Tropic sono quelli che ne contengono di più tra le creme (quattro a testa), mentre tra gli spray il peggiore è Garnier Ambre Solaire Dry protect (ne ha sei). Non si tratta solo delle microplastiche più conosciute, tipo il polietilene, il polipropilene o il nylon, ci sono molti altri ingredienti che rilasciano tracce millimetriche di plastica la cui natura e i cui effetti sono ancora discussi.

Non tutti uguali per l’ambiente

I filtri solari sono essenziali per l’efficacia del prodotto, ma alcuni sono meglio di altri per l’ambiente. Oltre ai filtri poco amici del pianeta abbiamo penalizzato anche i prodotti con ingredienti non necessari (come conservanti, antiossidanti, fragranze allergeniche), che sarebbero sostituibili con sostanze alternative, più sostenibili. Quanto al materiale di cui è fatto l’imballaggio, in tante creme non è dichiarato che tipo di plastica è utilizzata. Per contro il rapporto contenuto/contenitore è giudicato sufficiente: in pratica l’imballaggio non è eccessivo rispetto al contenuto, con poche eccezioni. Però emerge uno spreco inutile di prodotto a fine uso: in alcune confezioni ne rimane di più.