730: ecco dove spariscono i 260 euro di rimborso per chi supera i 50 mila euro lordi
Se il tuo reddito imponibile supera i 50 mila euro lordi annui, il conguaglio del 730 ti trattiene silenziosamente i 260 euro ricevuti in busta paga grazie alla riforma delle aliquote Irpef del 2024. Il meccanismo colpisce chi porta in dichiarazione spese scolastiche, sportive, universitarie o abbonamenti ai mezzi pubblici. Ecco come riconoscere il taglio nel modello 730-3, quali detrazioni sono interessate e come gestire le spese del 2026 per ridurre le perdite.
Con la riforma delle aliquote Irpef del 2024, chi guadagna più di 50 mila euro lordi riceve 260 euro in più in busta paga durante l'anno (rispetto al 2023). Tuttavia, presentando il 730 quei soldi vengono recuperati dallo Stato, sottraendoli automaticamente dalle detrazioni, senza che nessun campo del modello lo indichi esplicitamente. Il meccanismo colpisce chiunque abbia sostenuto spese scolastiche, sportive, paghi il mutuo o l'abbonamento ai mezzi pubblici. Nel 730/2026 oltre a questo taglio, troviamo anche la sforbiciata prevista per i redditi oltre i 75 mila euro annui lordi.
Vediamo come funziona il taglio delle detrazioni nel 730 per redditi sopra i 50 mila euro lordi, come verificarlo passo per passo sul modello 730-3, quali spese sono colpite, cosa conviene spostare sull'altro genitore e come ottimizzare le spese del 2026 per evitare il taglio.
Torna all'inizioCon una mano dà, con l'altra toglie: come funziona il meccanismo dei 260 euro
Il meccanismo è molto semplice, infatti, prevede che dal totale dei bonus spettanti in base alle detrazioni che il contribuente inserisce nella dichiarazione dei redditi, si sottraggono 260 euro. Nella pratica quindi, chi guadagna più di 50 mila euro lordi all’anno, parliamo degli stipendi che superano i 2.700 euro netti al mese, durante l’anno lavorativo ottiene 260 euro in più in busta paga grazie alla riforma delle aliquote Irpef 2024 di cui abbiamo parlato in questo contenuto, ma in sede di dichiarazione dei redditi li deve restituire sotto forma di taglio dei rimborsi che gli spettano.
Sorgono non poche criticità con questa misura perché a parità di reddito due persone subiscono trattamenti differenti. Infatti, se un contribuente non sostiene spese che danno diritto a bonus si tiene l’aumento di 260 euro annui riconosciuto con la modifica delle aliquote Irpef, viceversa chi ha figli che iscrive a scuola o a un’attività sportiva, all’università, o paga l’abbonamento ai mezzi pubblici deve restituire questo importo allo Stato sotto forma di riduzione dei bonus cui ha diritto.
Secondariamente, una delle finalità perseguite con i bonus da portare in dichiarazione dei redditi è quella dell’utilizzo dei mezzi tracciabili di pagamento, venendo meno la convenienza una parte dei pagamenti di diverse prestazioni potrebbe ritornare a far parte dell’economia sommersa, che in termini di perdita di gettito, costa non poco allo Stato.
Facciamo un esempio
Un genitore con un reddito sopra i 50.000 euro porta in detrazione la retta dell'asilo nido del figlio. Ha diritto di recuperare il 19% su una spesa massima di 632 euro, cioè 120 euro. Con il meccanismo del taglio, quei 120 euro vengono azzerati e poiché rimangono ancora 140 euro da restituire si verificano due situazioni alternative:
- se il contribuente ha altre detrazioni da intaccare potrà restituire i restanti 140 euro;
- se non ha altre detrazioni lo Stato si accontenta dei 120 euro.
Dove vedere quanto hai perso con il 730
Partiamo da un fatto: verificare che ti sono stati trattenuti i 260 euro non te li farà riavere in alcun modo. Tuttavia, può esserti d'aiuto per gestire alcune spese nel 2026 e ridurne il taglio il prossimo anno, leggi i prossimi paragrafi per capire come fare.
Per verificare quanto hai perso puoi controllare il modello 730-3 che viene elaborato al termine della dichiarazione dei redditi. Se presenti il modello 730 precompilato o semplificato, ti basta compilare tutti campi delle detrazioni su cui viene rimborsato il 19% della spesa e fare questi passi:
- controlla se il reddito imponibile indicato nel rigo 14 del 730-3 sia maggiore di 50 mila euro, se è minore sei sicuro di non subire trattenute;
- somma tutti gli importi che hai inserito nei righi dall'E1 all'E14, rispettando i limiti di spesa consentiti (ad esempio per le spese scolastiche puoi indicare al massimo 800 euro a figlio);
- sottrai dal totale eventuali franchigie, come i 129,11 euro che si tolgono dalle spese sanitarie indicate nel rigo E1 colonna 2;
- calcola il 19% del totale che hai ottenuto.
A questo punto, la percentuale che hai calcolato dovrebbe esser indicata nel rigo 28 del 730-3, ma se hai inserito alcune delle spese che abbiamo elencato nel paragrafo successivo vedrai una differenza.
Ad esempio, con due figli che vanno a scuola, se hai inserito solo i 1.600 euro di spese scolastiche tra gli oneri detraibili, invece che trovare una detrazione di 304 euro, troverai solo 44 euro. Se l'altro genitore ha un reddito imponibile inferiore a 50 mila euroconviene che le spese scolastiche siano pagate da quest'ultimo così da non perdere il rimborso a livello familiare.
Torna all'inizioQuali detrazioni vengono colpite dal taglio
Il Governo Meloni ha stabilito che i bonus che verranno ridotti sono tutti quelli che garantiscono una detrazione del 19% della spesa sostenuta, come ad esempio:
- gli interessi pagati per i mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale;
- le spese di istruzione scolastica, comprese quelle per i corsi di laurea;
- i canoni di locazione per studenti fuori sede;
- l’attività sportiva dei figli;
- l’abbonamento ai mezzi pubblici;
- le spese per studenti con DSA;
- l’assistenza personale per i non autosufficienti
- i premi pagati per l’assicurazione contro il rischio morte o invalidità;
- le spese veterinarie;
- le spese funebri;
Nella pratica questo significa che visto che i 260 euro sono il 19% della spesa che deriva complessivamente dalle voci che abbiamo appena visto, lo Stato elimina arbitrariamente ben 1.368 euro di spese detraibili sostenute dal 2025.
Torna all'inizioLe detrazioni che si salvano
Fortunatamente il Governo ha “salvato” dalla scure alcune spese che continuano a poter esser detratte interamente nel 730/2026. Ad esempio:
- le spese mediche;
- le spese sostenute per l’integrazione e l’autosufficienza dei disabili;
- l’acquisto di auto per disabili;
- le polizze assicurative per eventi calamitosi sostenute in caso di cessione del credito per interventi relativi al Sismabonus;
- le detrazioni che comportano una percentuale di sconto diversa dal 19% come nel caso delle donazioni alle Onlus;
- le detrazioni legate all’ecobonus, il bonus casa, il superbonus e il bonus mobili;
- il bonus barriere architettoniche;
- le spese che comportano una deduzione, come quelle specifiche per i disabili, il riscatto della laurea e i versamenti alla previdenza complementare.
In particolare, vengono salvati dal taglio le donazioni ai partiti politici, che evidentemente vengono considerati più meritevoli di tutela rispetto ad altre spese ben più necessarie per le famiglie italiane, come nel caso dell’assistenza ai non autosufficienti o l’abbonamento ai mezzi pubblici.
Torna all'inizioCome ridurre il taglio nel 2026: le mosse da fare adesso
Per le spese sostenute nel 2025 che trovano spazio nel 730/2026 non si può fare nulla. Ma come puoi regolarti per l’anno in corso?
In caso di persone che fanno parte di un nucleo famigliare in cui sia presente un altro lavoratore che guadagna meno di 50 mila euro, è bene far intestare tutte le fatture (dove possibile) a quest’ultimo. Ad esempio, in caso di spese scolastiche e sportive per un figlio, si può recuperare tutto se l’intestazione della spesa viene attribuita al genitore con il reddito più basso. Tuttavia, prestiamo attenzione, perché se il reddito fosse troppo basso si potrebbe configurare una situazione di incapienza e, di conseguenza, verrebbero comunque perse.
Per chi è solo, o comunque per spese personali, come l’abbonamento per i mezzi pubblici, non c’è soluzione se non fare due conti e valutare se presentare la dichiarazione dei redditi. Infatti, il recupero dei 260 euro avviene tramite la dichiarazione dei redditi e, se non si è obbligati a presentarla, in certi casi forse varrebbe la pena evitare di farlo per non dover restituire i 260 euro che sono stati scontati in busta paga.
Quel che ci tocca constatare purtroppo è che, in situazioni come questa, la spinta al ritorno al nero non è da sottovalutare.
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