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Abitudi alimentari a tavola: le scelte utili

23 dicembre 2019
Lucilla Titta

Abbiamo domandato a 1.625 italiani cosa portano in tavola abitualmenteme e abbiamo chiesto il parere di Lucilla Titta, alimentarista, ricercatrice allo IEO e membro del panel scientifico del progetto “La spesa che sfida”. La nostra esperta ci ha aiutati a capire quali abitudini alimentari contribuiscono a farci restare in salute, dalla scelta di alimenti ricchi di fibre all'attenzione verso quei prodotti che si dichiarano light.

 

Fai attenzione a quante fibre contengono gli alimenti che acquisti? Prediligi prodotti integrali? E sai invece cosa sarebbe meglio non mettere nel carrello? Abbiamo coinvolto un campione di italiani  in una inchiesta incentrata sulle loro abitudini alimentari, facendo commentare le risposte all'alimentarista Lucilla Titta. Il risultato è una sintetica guida al mangiar sano.

Pensi di mangiare in modo sano?

Ben l’88% dei partecipanti alla nostra inchiesta ha dichiarato di ritenere le sue abitudini alimentari sane o molto sane. Tra chi si dichiara quasi vegetariano, ovvero riduce al minimo il consumo di carne, questa percentuale sfiora la totalità: 98%. 

La nostra esperta Lucilla Titta commenta così: «Non si spiegherebbe, se le abitudini alimentari fossero così sane, la quantità di persone sovrappeso, che nel nostro paese arrivano al 46% (oltre 23 milioni di persone). Anche ridurre il consumo di carne di per sé è una buona idea, perché tendiamo a consumarne troppa: non bisognerebbe superare le quattro porzioni a settimana, evitando del tutto quella conservata, tipo salumi; ma di per sé non è una garanzia totale: se per esempio la carne è sostituita da quantità importanti di formaggio, l’apporto di grassi saturi e sale potrebbe restare eccessivo. Così come una dieta vegetariana potrebbe comunque essere ricca di cereali raffinati e zucchero».

A che cosa fare attenzione quando scegli un prodotto alimentare?

Coloranti: non sempre sono un problema 

Il 38% di chi risponde verifica che negli alimenti siano assenti i coloranti e Lucilla Titta commenta: «È una precauzione comprensibile, anche se la presenza di coloranti dannosi non costituisce più un problema da molti anni. Cogliendo la nuova sensibilità, sono stati sostituiti molto frequentemente da estratti vegetali, come il succo di carota nera o altri. Resta vero, comunque, che un colorante - anche innocuo - può far sembrare un prodotto migliore di quello che è. Pensiamo per esempio a un prodotto a base di frutti di bosco che ha un bel colore rosso non per la presenza di fragole e lamponi, ma di succo di barbabietola».

Ogm: la dicitura deve essere presente in etichetta

Per quanto riguarda gli Ogm, il 32% di chi ha risposto verifica che non vi siano presenti negli alimenti che compra. La nostra esperta risponde così: «In Italia ad oggi è ammessa la vendita di mais, soia e colza ottenuti da coltivazioni Ogm, caratteristica che per legge deve essere indicata in etichetta, ma in pratica sugli scaffali non ce ne sono, tanto che anche la scritta “no Ogm” o “senza Ogm” è in via di estinzione. Peraltro, ammesso e non concesso che i prodotti coltivati con questa tecnologia presentino rischi per la salute, mais e soia geneticamente modificati sono usati da anni, come consentito dalla legge, per nutrire gli animali che poi arrivano sui banchi delle nostre macellerie e dei supermercati, quindi il problema è piuttosto articolato e va ben oltre la presenza o meno di Ogm nel singolo prodotto»

Zuccheri, da tenere sotto controllo

Il 30% di chi ha risposto all'indagine ha dichiarato di ricercare alimenti senza zucchero aggiunto, incontrando il benestare della Titta che commenta«Questo è corretto. L’assunzione eccessiva di zucchero è sicuramente un fattore di rischio per il sovrappeso e le sue conseguenze: ridurlo quanto più possibile dalla nostra dieta è  consigliabile e scegliere alimenti privi di zucchero aggiunto può aiutare».

Bisogna prestare molta attenzione alla possibile ingannevolezza degli slogan sulle confezioni. Innanzitutto, bisogna ricordare che assenza di zucchero aggiunto non significa assenza di zucchero in assoluto: nell’alimento può essere presente zucchero naturalmente proveniente dalla frutta. Inoltre, proprio per ammantarsi di un’aura di “naturalità”, non sono pochi i prodotti (succhi o marmellate, di solito) che al posto dello zucchero utilizzano come dolcificante succo d’uva o sciroppo d’agave o simili. Dal punto di vista nutrizionale, però, tra questi dolcificanti “naturali” e lo zucchero non c’è differenza

Integrale: la buona scelta 

Parlando di prodotti integrali il 30% di chi ha risposto li preferisce ad altri alimenti raffinati. Il commento dell'esperta a riguardo: «Ottima scelta. Aumentare il consumo di alimenti  integrali è una mossa importante, visto che un fattore di rischio per malattie tumorali e cardiovascolari è proprio legato all’eccesso di prodotti fatti con farine raffinate, ovvero poveri di fibre (e non solo)».

Grassi saturi e grassi totali, leggi l'etichetta

Quando si parla di grassi non fidarti di quello che c’è scritto in grande sulle confezioni, ma verifica la percentuale di grassi totali e di grassi saturi sull’etichetta nutrizionale. Il 26% di chi ha risposto sceglie prodotti che ne contengono pochi, suscitando il commento positivo della Titta: «Buona la scelta di chi dichiara attenzione nello scegliere prodotti con pochi o senza grassi; un’attenzione particolare va riservata ai grassi saturi, indicati sull’etichetta nutrizionale: sono questi infatti i responsabili dell’innalzamento dei fattori di rischio cardiovascolare».

Ricco di fibre: claim forviante

L’indicazione “ricco di fibre” è attendibile perché normata dalla legge, tuttavia scegliere un prodotto integrale resta meglio. La fibra infatti è solo uno dei molti vantaggi dei cereali non raffinati e il claim “ricco di fibre” può apparire anche su prodotti non sani per altri aspetti (per esempio troppi grassi, troppo sale).

Il 25% di chi ha risposto sceglie prodotti ricchi di fibra, e Lucilla Titta commenta così: «Un apporto di fibre tra i 25 e i 30 grammi al giorno è fondamentale in una dieta salutare, per raggiungerlo è necessaria almeno una porzione di cereali o derivati integrali, come pasta e pane».

 

Quali sono le scelte alimentari poco consigliabili?

Light? A bassa densità calorica è meglio

Dalle risposte all'inchiesta sono emerse anche scelte meno giustificate, come quelle in merito ai prodotti light. Infatti il 16% di chi ha risposto sceglie proprio questa categoria di alimenti. Il parere dell'esperta?  «Non sempre mantengono la promessa e spesso contengono più additivi e sale dei prodotti tradizionali. Meglio quindi scegliere i prodotti a bassa densità calorica per natura (verdura in primo luogo) e limitare le dosi per quelli più calorici».

Glutine e lattosio: non sono da escludere per moda

Il 16% di chi ha risposto sceglie cibi senza lattosio e più del 7% senza glutine. Ma Lucilla Titta commenta così: «Una vera e propria moda, quella che spinge a evitare glutine e lattosio, due sostanze dannose solo per chi soffre delle intolleranze specifiche, diagnosticate dal medico. Per tutti gli altri, eliminare glutine e lattosio serve solo a rischiare di impoverire o squilibrare inutilmente la dieta. È molto più utile, invece, cercare di limitare il sale: scegliendo prodotti che contengono meno dello 0,5% di sale si contribuisce a ridurre il rischio cardiovascolare».

Contenuto realizzato nell’ambito del progetto La Spesa Che Sfida finanziato dal Ministero dello sviluppo economico (DM 7 febbraio 2018)