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Bolletta elettrica: come risparmiare cambiando la potenza del contatore

L'Europa discute sulla proposta di abbassare per legge l'erogazione della potenza nei contatori elettrici delle utenze domestiche. Tuttavia, anche senza un obbligo, in alcuni casi ridurre la potenza può essere utile per abbassare la bolletta. Un provvedimento del 2017 (che però scade nel 2023) permette di fare variazioni anche minime ritagliate in base ai propri reali consumi. Ecco come sapere quanta potenza ci serve davvero, quanto costa la variazione e quanto ci fa risparmiare.  

  • contributo tecnico di
  • Paolo Cazzaniga
  • di
  • Luca Cartapatti
13 settembre 2022
  • contributo tecnico di
  • Paolo Cazzaniga
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  • Luca Cartapatti
Contatore elettrico cambiare potenza

Proprio in questi giorni l'Unione Europea sta discutendo sull'ipotesi di una riduzione della potenza dell'energia elettrica che arriva nelle case (soprattutto nella fascia oraria di maggior utilizzo), al fine di contenere i consumi elettrici. Ciò significa che, attraverso i nuovi contatori installati ormai in molte abitazioni, verrebbe imposto ai gestori di diminuire la potenza che arriva alle utenze in modo da costringere gli utenti a non utilizzare troppi elettrodomestici energivori in contemporanea. Più elettrodomestici sono in funzione nello stesso momento, infatti, più alto è l'assorbimento di energia: se la soglia di potenza dovesse venire abbassata per legge, si potrebbero far funzionare soltanto alcuni elettrodomestici e non altri nello stesso momento.

Meno potenza? Gli elettrodomestici che rischiano

Ovviamente si tratta per ora solo di un indirizzo rivolto agli Stati membri, che quindi dovranno a loro volta recepire la proposta e declinarla scegliendo soglie e modalità da imporre ai cittadini. Non si sa quindi ancora di quanto sarebbe la riduzione di potenza, ma se vogliamo fare qualche esempio, nel caso in cui ci fosse anche solo una riduzione di 0,5 kW, chi in questo momento ha un contatore da 3 kW avrebbe a disposizione soltanto tra i 2,5 e i 2,7 kW di potenza. Cosa comporta questo? Ad esempio dovrebbe scordarsi di utilizzare un forno elettrico da incasso perché da solo può arrivare ad assorbire circa 3.000 W (3k W). Diventerebbe un problema anche utilizzare un asciugacapelli (che alla massima potenza assorbe fino a 2,2 kW) mentre si cuoce la cena con un microonde (900 W), ma anche niente stufette elettriche accese al massimo della temperatura (che assorbono da sole circa 2 kW) se la lavatrice è proprio nella fase di riscaldamento dell'acqua (che registra picchi di 2.000 o 2.20 W). In questo articolo, abbiamo analizzato nel dettaglio quanta potenza assorbono i vari elettrodomestici e quanto ci costa farli funzionare.

Ma anche senza una riduzione imposta dalla legge, si potrebbe avere la necessità di aumentare la potenza del proprio contatore (ad esempio se si vive in una villetta unifamiliare e si usa una pompa di calore per acqua calda e riscaldamento occorre almeno un contatore a 6 kW), ma anche di ridurla per adeguarla ai nostri reali utilizzi e risparmiare così in bolletta.

Quanta potenza ti serve? Scoprilo in bolletta

Ma che potenza arriva al momento nelle case degli italiani? Dipende dal proprio contratto di fornitura. Sul contratto (e in bolletta) troviamo infatti la cosiddetta "potenza impegnata" che in genere per gli utenti domestici prevede la scelta tra 3 fasce: 3 kW, 4,5 kW e 6 kW. In fase di stipula del contratto è l'utente stesso che chiede che gli venga erogata una determinata potenza, in base al consumo massimo di energia che prevede di avere nell'arco della giornata. Ma siamo davvero sicuri che alla fine utilizziamo tutta la potenza che abbiamo a disposizione e per cui paghiamo?

Per scoprirlo c'è un solo modo: leggere la bolletta. Guardando le varie voci possiamo scoprire l’effettivo valore della potenza da noi utilizzata e raffrontarlo a quello che stiamo pagando: nella seconda pagina della bolletta, nella stessa sezione dei consumi, è riportata infatti anche l’indicazione, per mese, della potenza massima prelevata. Possiamo a questo punto confrontarla con la "potenza impegnata", ovvero quella definita dal contratto (3 kW, 4,5 kW o 6 kW) o meglio ancora con un'altra voce, la "potenza disponibile" ovvero l’effettiva possibilità di assorbire energia del nostro contatore e che in genere corrisponde a quella del contratto più un 10% (ad esempio per una potenza impegnata di 4,5 kW si ha a disposizione quasi 5 kW). Per fare un esempio, se ci accorgiamo che pur avendo a disposizione quasi 5 kW (potenza disponibile) ne consumiamo in realtà al massimo 4, forse stiamo pagando quasi 1 kW di potenza in più senza utilizzarla.

Cambiare potenza? Si può anche di poco

Sulla base del valore della potenza impegnata si paga infatti un contributo in bolletta, definito appunto “quota potenza”. Passare allo scaglione più basso di potenza (ad esempio se si passa da 4.5kW a 3kW) porta certamente un risparmio economico, ma bisogna calcolare bene che una potenza molto più bassa non risulti insostenibile per le nostre abitudini di consumo. 

Per questa ragione Arera, l’Authority dell’energia, ha introdotto una norma che stabilisce che dal 2017 sono disponibili livelli di potenza “modulabili in aumento o in riduzione di 0,5 kW”. Significa, quindi, che entro i 6 kW possiamo variare la potenza del nostro contatore a “scatti” di 0,5 kW alla volta. Si tratta di una possibilità che in pochi conoscono, introdotta nell’ambito di una sperimentazione che durerà solo fino alla fine del 2023. Per un’abitazione con potenza pari a 3 kW, non è più necessario, quindi, aumentare sino a 4,5: si potrebbe ad esempio valutare un aumento di 1 solo kW, passando da 3 a 4. 

Quanto costa cambiare potenza

La regolamentazione vigente, stabilisce anche i costi di questo tipo di operazioni. Per sapere quanto si spende bisogna prendere come esempio una fornitura del mercato regolato, perché nel mercato libero sono i vari contratti a definire i corrispettivi da applicare a operazioni di questo tipo; nel mercato tutelato, invece, questi costi sono uguali per tutti e stabiliti dall'Authority. In particolare, per una fornitura nel mercato di tutela sono previsti:

  • 56,16 euro una tantum per ogni kW di potenza aggiuntiva (o in meno) richiesto;
  • 23 euro una tantum come contributo da pagare direttamente al proprio provider (attenzione perché la variazione della potenza comporta anche un adeguamento del deposito cauzionale se applicato, che è sempre in proporzione ai kW di potenza impegnata);
  • 25,51 euro di contributo fisso, non dovuto però fino al 31 dicembre del 2023 grazie alla sperimentazione in corso.

44 euro in meno all'anno se si riduce di 2 kW

Vediamo allora con qualche calcolo quanto ad esempio costerebbe aumentare la potenza di 1 solo kW a chi ha un contatore da 3 kW e diminuire di 2 kW chi ha un contatore da 6 kW.

  • Aumento da 3 kW a 4 kW. Se immaginiamo per comodità che il passaggio avvenga nel primo mese dell'anno, passando da 3 a 4 kW, la stima della spesa annua di una famiglia di 3 o 4 persone con un consumo di 3.180 kWh, passerebbe da 1.282 euro a 1.336 euro, con un incremento di 54 euro all'anno (+4%), contro i 65 euro all'anno se si fosse ancora costretti a passare direttamente al 4,5 kW.  
  • Diminuzione da 6 kW a 4 kW. Con il contatore da 6 kW, per la stessa famiglia vista in precedenza, potrebbe essere interessante una riduzione. Potendo passare direttamente a 4kW la bolletta annua diventerebbe meno cara di 44,60 euro (3,2%), contro i 33,46 euro in meno all'anno se si fosse costretti passare al 4,5 kW.

Come si vede non stiamo parlando di grossi risparmi se si decide di diminuire la potenza, perché ovviamente non è la quota potenza a incidere pesantemente in questo periodo sulle bollette, ma l’altissimo valore della componente energia. Il vero vantaggio della situazione attuale è il risparmio dei costi amministrativi per la variazione di potenza, valido ancora per tutto il 2023. Se le agevolazioni attuali non fossero confermate, la variazione di potenza diventerebbe più costosa e quindi meno interessante.

A chi va presentata la domanda

Se si è interessati a cambiare potenza, la domanda di variazione deve essere presentata al proprio provider di energia, applicando le quote previste dal contratto. Tuttavia, se un cliente richiede una diminuzione in seguito a un precedente aumento, il venditore restituirà il contributo pagato dal cliente per ogni kW di aumento. Per tutti i clienti, nelle bollette successive alla variazione, la quota potenza della tariffa per il trasporto e la gestione del contatore verrà applicata in base al nuovo livello di potenza.